C’era una volta la DDR (?)

Anna FunderAnna Funder ci regala uno spaccato incredibile su quello che fu la Germania Orientale: uno stato proprietà privata della Stasi, anzi di più, la Stasi fatta stato! Quello della scrittrice australiana è un libro-inchiesta scritto a seguito di due viaggi nella ex Germania Orientale, nel 1996 e nel 2000. Lo scenario che ne viene fuori è inquietante: tutto quello che ci veniva raccontato qui era assolutamente falso e fasullo…la realtà era peggiore: non ci fu nessun esproprio coatto delle proprietà private, non c’era il monopartitismo, in realtà quello era uno stato nel quale tutti spiavano o venivano spiati. Sostanzialmente una follia fatta stato. Infatti, proprio nel momento nel quale la Stasi riuscì a ottenere il 100% del controllo della popolazione "OSSIE", scoppiarono i disordini che portarono al crollo della Germania Orientale: in pratica la "Ditta", come veniva chiamata, era così ossessionata dalla vita dei singoli cittadini che non si accorse del fuoco che covava sotto la cenere. Anzi, per quanto non ce ne siano prove inconfutabili, si crede che la prima manifestazione, quella che valse a Lipsia il titolo di "Città degli eroi" fosse stata organizzata proprio dalla stessa "Stasi" con lo scopo di arrestare tutti i partecipanti! Ma la cosa ancora più inquietante che, a noi così distanti in tutto e per tutto, non è mai arrivata è scoprire come ai cittadini della Ex Germania Orientale sia stato rifilato "Un pacco" con l’unificazione: la Stasi esiste ancora e fa ancora paura. Infatti spesso avvengono riunioni più o meno segrete di ex agenti Stasi che non si riuniscono solo per ricordare i vecchi tempi andati, ma soprattutto per coordinare una linea di condotta volta a difendersi attraverso lo strumento dell’intimidazione di chiunque possa testimoniare nei processi a loro carico: telefonate di minaccia, appostamenti, episodi "strani" (tipo cani sgozzati, misteriosi rapimenti lampo) sono ancora all’ordine del giorno a Berlino, Dresda, Lipsia, Rostock e tante altre realtà. Ma se da una parte il nuovo governo democratico di Berlino non riesce a difendere cittadini e testimoni delle atrocità commesse dalla Stasi (la tortura era sistematica, grazie all’abilità di molti ex agenti delle SS di riciclarsi tra le forze di sicurezza della DDR), dall’altra è lo stesso governo democratico a fare sì che la pulizia sia solo di facciata: la scrittrice è rimasta colpita da una struttura particolare, la stanza del "PUZZLE". E’, la stanza del Puzzle, un ex carcere della Stasi nella quale ora lavorano 30 impiegati, selezionati in cinque anni di meticolose ricerche, tra Tedeschi Occidentali mai avvicinati o accostati alla stasi, o ricattabili dalla stessa. Compito di questi certosini del XXI secolo è ricomporre tutti i dossier che nei tumultuosi giorni dell’Ottobre 1989 qualche solerte impiegato della "Ditta" aveva provveduto personalmente a strappare a mano, proprio per garantire che le differenze di scomposizione dei fogli rendessero quasi impossibile ricostruire il contenuto del singolo dossier. Lo scopo di chi lavora nel puzzle è ricostruire prove certe da poter utilizzare nei processi contro gli agenti Stasi, è consentire di sapere la fine che abbiano fatto persone scomparse nel nulla in quarant’anni. Il tutto, però, è solo di facciata: chi lavora lì dentro sa per certo che per ricostruire ogni singolo tassello, se fossero in quaranta a lavorare a pieno regime, senza nemmeno un giorno di ferie o malattia, servirebbero 375 anni…e la Germania unificata ne ha assunti trenta.
Alla fine dell’opera, tra episodi più o meno inquietanti, ci viene descritto nel pieno quello che fu il clima che  si repirava durante la guerra fredda tra le due Germanie: rapporti molto più stretti e cordiali di quello che si credeva, durante i quali la Germania Orientale era tenuta in piedi dai cospicui finanziamenti che il governo di Bonn versava oltre cortina come prezzo per liberare i prigionieri politici; ma soprattutto rapporti talmenti "fraterni" e men che meno protobellici da permettere di compiere un’autentica assurdità umanitaria: tra gli accordi di unificazione fu messo un articolo che garantiva la continuità per i processi avviati in Germania Orientale, al di fuori di quelli per reati politici: il risultato fu che in quell’anno che passò dalla fine della Dittatura all’unificazione gli agenti dell’ufficialmente disciolta Stasi riuscirono a fabbricare numerose prove per reati comuni contro chiunque avessero interesse a che finisse in carcere. I processi furono imbastiti e celebrati in tribunali con la corte formata nelle scuole di giurisprudenza tedesco orientali con prove a carico degli imputati artefatte. Il risultato che, ancora nel 1996, in Germania c’erano, di fatto, prigionieri politici.
Una donna racconta che al momento della caduta del muro di Berlino si recò, come tutti, ad Ovest per vedere e rimanse folgorata dalla quantità di marche di Ketchup presenti sugli scaffali, purtroppo ha concluso amaramente che quella, a tutto il 1996, le è rimasta come l’immagine migliore dell’Occidente capitalista.

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