Archive for gennaio 2008

E alla fine siamo arrivati

29/01/2008
the_endQuando nel 2006 il centrosinistra svangò le elezioni eravamo convinti che, anche se non c’era da sperare in Zapatero, almeno fosse l’inizio di una Primavera Italiana, incentrata, soprattutto, sulla fine di certe logiche corporativistiche che stanno fermando il paese. All’inzio le speranze sembravano ben riposte, se si fosse sorvolato sull’indulto: il primo decreto Bersani sembrava dare l’avvio alla scomparsa di determinati illogici privilegi per i liberi professionisti, come l’obbligo della tracciabilità delle parcelle, la possibilità di studi plurisettoriali nell’ambito delle professioni giuridiche, la possibilità di farsi pubblicità. Invece, pian pianino la nave si è arenata: niente riforma della legge elettorale, del mercato del lavoro, nessun tavolo di concertazione per una vera riforma elettorale. Anche lo stesso decreto Bersani (e il suo misterioso bis) si è dissolto come una bolla di sapone, proprio per le resistenze corporativistiche della categorie liberali che andavano ad essere coinvolte.
Quante volte abbiamo letto che i rifuti di Napoli sono l’emblema del fallimento di una classe dirigente? Da una parte è vero, ma non perchè Bassolino o i supercommissari non siano riusciti a raccogliere una quantità sufficiente di mondezza in Campania, ma perchè si dimostra come sia mancato in Italia, nemmeno accennato dal governo Prodi 2006-08, un vero piano per la riduzione dei rifiuti solidi urbani. Anche in questo caso non ci si è voluti avvicinare agli interessi particolari e miopi e dei cittadini pigri e, soprattutto, delle aziende che producono mondezza perdendo l’ennesimo treno per ammodernare il Paese. Quanti sono gli oggetti di uso quotidiano che abbiamo sotto gli occhi che producono una quantità inaccettabile di mondezza? In Germania il dentifricio viene venduto anche attraverso dei distributori che permottono di non buttare il tubetto, tanto per fare un esempio. Capita la logica è sufficiente girarsi intorno nella propria casa per rendersi conto di come l’emergenza rifiuti che oggi riguarda la Campania un giorno riguarderà l’intero Paese.
Purtroppo con la caduta del governo Prodi sono cadute tutte le speranze di cambiamento in meglio, almeno nel breve e medio periodo. Adesso torneranno alla carica tutti i rottami del peggio che  l’Italia abbia proposto: figli e figliocci di  tantissimi , troppi,  conflitti di interesse, identità reazionarie, contrarie a vere riforme, guidate da un uomo che è la summa del capitalismo dopato made in Italy. La cosa che fa aumentare il rammarico è che sia bastata la rivolta del signorotto della Provincia di Benevento, di Ceppalonia, a far crollare tutto. Evidentemente in Italia questa sostanziale voglia di cambiamento non c’è. L’unica consolazione l’abbiamo ricordando il risultato del referendum del Giugno 2006: ve lo immaginate un Governo Berlusconi con in mano l’arma di quella costituzione?

Stemperiamo le polemiche

20/01/2008

A fine anno quest’uomo non sarà più il più potente del pianeta. Credo che, al di là di tutto, non possiamo che gioirne!!!Bush

Libertà di Parola

20/01/2008

Istituto LuceOggi ho visto quella specie di minculpop che è il Tg1 che ci ha regalato la sfilata dei politici accorsi al capezzale di Ratzinger dopo che questi era scappato dalle contestazioni della Sapienza…tutti in fila a rivendicare il diritto di parola per il potente che vi aveva rinunciato. Strano che non ne abbia visto nessuno per Luttazzi, Santoro, Biagi e tutti gli altri ai quali persone molto più potenti degli studenti della Sapienza glielo avevano perimenti tolto! Mala tempora currunt.

Gli ultimi saranno ultimi.

20/01/2008

Ultimi saranno ultimiInnanzi tutto bisogna fare i compliment a Gianni Boncompagni. La sua trasmissione emblema delle idiozie televisive (NOn è la Rai) qualcosa di buono è riuscita a tirarla fuori: Sabina Impacciatore, Ambra Angiolini che non è l’oca starnazzante che si temeva 15 anni fa e Paola Cortellesi.Proprio la poliedrica ragazza di Casal Lumborso è la mattatrice di questa tragicommedia sui disastri della legge trenta. La performance di Paola Cortellesi è un monologo, atto unico (ultima moda del teatro italiano, detto degli affabulatori come Celestini, Paolini o Enia) che racconta la tragica nottata di una ragazza incinta che decide di "riprendersi la sua vita" scippatale dalle logiche aziendali che vedono nei lavoratori solo delle caselle di Excell.Pur indugiando un po’ troppo negli aspetti grotteschi dei personaggi, che in alcuni casi fanno perdere di vista la tragicità delle problematiche affrontate, Paola Cortellesi solleva, senza mezzi termini quelle che sono le difficoltà di chi vive del proprio lavoro, di una donna che decide di mettere al mondo un figlio, sposata con un uomo "delocalizzato" a 300 Km di distanza, perchè alla sacra azienda conviene così. La protagonista, alla quale non è stato rinnovato il contratto, perchè incinta, non chiede i soldi, non chiede un sussidio: chiede di poter lavorare, di poter andare in ferie una settimana in Calabria a Settembre. "Faceva schifo, ma quella era la mia vita, e ora la rivolgio!"Il tragico finale, nel quale lei viene uccisa dal solerte poliziotto, guardiano dello status quo, che protegge la responsabile del personale, indefessa lavoratrice algida e zitella che si trattiene in ufficio fino alle 23.00, per andare in videoconferenze su chat line erotiche, è la logica conseguenza delle speranze che attualmente pervadono le generazioni più giovani, stritolate da una legislazione sul lavoro che ha reintrodotto, chiamandolo eufemisticamente "flessibilità", il cottimo e la desindacalizzazione. Assistere a questa piece induce a rifelttere su molto di più di quelle che vengono aridamente considerate le soluzioni alla precarietà creata dal "capolavoro" di Roberto Maroni. Il lavoro non è solo una questione di soldi, è anche questo, ma è uno scopo, è la realizzazione commisurata in termini economici delle proprie capacità: quindi la soluzione non può essere, ad assistere allo spettacolo della Cortellesi, ciò che viene proposto, per esempio da PIetro Ichino sulle pagine del Corriere della Sera, un ammortizzatore sociale che permetta di sopravvivere senza scopi e proggetualità alle fasi di precarietà. L’unica soluzione è scoraggiare e al limite mettere fuori legge le atipicità contrattuali introdotte dalla legge 30, è espellere il concetto di lavoratore presente in aziende in relazione alle esigenze della stessa. Sostanzialmente è tornare a considerare un lavoratore un uomo e non una casella di Excell, o un punto in un grafico. Ne va della dignità delle persone!

Kanye West ft Will Oldham (?!?) – Can’t Tell Me

19/01/2008

Ora. Ci sono cose che lasciano un pò così. Tipo che l’unico artista "attivo" della morente scena a doppia H americana commissioni una seconda versione di un video per una sua simpatica caanzonetta ad un comico americano (quello con la barba ciccione).
Che poi questo crei un geniale e delirante excursus sulla vita agreste americana ci può anche stare, via. Ma che sullo sfondo ci faccia comparire il più geniale esponente della scena off americana (lo sfigato con la barbetta, magrissimo…) beh lascia perlomeno perplessi. Che ci fa Will Oldham in un video rap? Il più tragico cantore del vuoto pneumatico che è la nostra società in un video rap in cui normalmente fanno la loro brava presenza mignotte di ogni tipo?
Non lo so. Non lo voglio sapere. Lui intanto se ne frega.
"Non ho una casa, non ho niente. Solo la mia collezione di dischi che mi tiene mio fratello a Louivsille…".
Beato te. Mio fratello me li rovinerebbe in 48 ore.

 

Papa Ratzinger vs La Sapienza

19/01/2008

papaBene.
Finite le discussioni animate, le manifestazioni contro o a favore di questo o di quello e soprattutto digerita la solita dose di tristezza e depressione è ora di dire la nostra su questa storia.
Insomma ma chi ha vinto? Chi ha perso? Chi ha pareggiato?
Allora. Cominciamo con il dire che non ha perso sicuramente il Papa a cui, dati alla mano, nessuno ha vietato di andare in visita alla Sapienza. E’ vero lo hanno scritto e detto centinaia di "inqualificabili" (vezzoso nome con cui amo nomare la casta di merdosi giornalisti che ci ritroviamo) ma l’invito del Rettore non si mosso da lì. Lo stanno ancora aspettando. Non so bene, alla fine, quanti professori abbiano firmato il famoso editto (che non era tale ma una semplice nota di biasimo al rettore). Ma se uno torna indietro con la memoria ai tempi dell’Università e di quanti numerosi fossero i nullafacenti cattedratici che ristagnavano in quella palude chiamata Sapienza si capisce subito che 40 unità rappresentano un enorme minoranza.
Il Papa ha vinto, certo. Perchè si è evitato la dose di fischi e di insulti che è normale (e anche giusto, via) che si prenda entrando in una università laica. Ricordiamo che Woitla tale paura non l’ebbe. Si beccò gli insulti in faccia e non si tirò indietro. Quindi il buon Ratzinger con una mossa ha evitato la contestazione e ha guadagnato il ruolo di martire.
Meglio di così.
E la sinistra democratica, antifascista, anticlericale etc?. Ha vinto, ha vinto certo. Il tipo di vittoria che predilige da decenni. Quella senza senso. Senza un ritorno politico di qualsiasi livello. Il tipo di vittoria che urlata come ho visto fare a quella masnada di fancazzisti "riuniti in riunione a fisica" fa raccapponare la pelle se si pensa all’urlo dei soldati russi a berlino nel 1945 o degli inglesi nel ’18.
Le parole sono importanti.  E questa è la tipologia di vittoria che si merita una generazione di persone inutili come la nostra.
Ma insomma chi ha perso? Abbiamo perso noi. Come sempre. Quelli che sono cattolici ma non rompono il cazzo a chi abortisce. Quelli laici ma che non fanno storie se il Papa viene ad inaugurare l’anno accademico. Si addormentano sulla spalla di un amico e via. Quelli che, mentre mille idioti urlavano a piazzale del Verano ("Papa guerrafondaio!" "Carlo Giuliani!" BASTA!!!!), cercavano di concludere degnamente una presentazione scientifica.
Perdiamo come sempre. Perchè non ce la facciamo più a vivere in un paese deprimente comandato da cattolici rompicoglioni e da fanatici dell’inutile che chiamamo sinistra.
Non ce la facciamo più.

Bobby Fischer (1943-2008)

18/01/2008

I balordi ringraziano quanti si uniranno nel ricordo.

bobby

Domande tecniche

13/01/2008

interrogativoPerchè si è azzerato il conto della clustrmap? Ora la seconda: per gli europei facciamo "eurobalordi"?

C’era una volta la DDR (?)

13/01/2008

Anna FunderAnna Funder ci regala uno spaccato incredibile su quello che fu la Germania Orientale: uno stato proprietà privata della Stasi, anzi di più, la Stasi fatta stato! Quello della scrittrice australiana è un libro-inchiesta scritto a seguito di due viaggi nella ex Germania Orientale, nel 1996 e nel 2000. Lo scenario che ne viene fuori è inquietante: tutto quello che ci veniva raccontato qui era assolutamente falso e fasullo…la realtà era peggiore: non ci fu nessun esproprio coatto delle proprietà private, non c’era il monopartitismo, in realtà quello era uno stato nel quale tutti spiavano o venivano spiati. Sostanzialmente una follia fatta stato. Infatti, proprio nel momento nel quale la Stasi riuscì a ottenere il 100% del controllo della popolazione "OSSIE", scoppiarono i disordini che portarono al crollo della Germania Orientale: in pratica la "Ditta", come veniva chiamata, era così ossessionata dalla vita dei singoli cittadini che non si accorse del fuoco che covava sotto la cenere. Anzi, per quanto non ce ne siano prove inconfutabili, si crede che la prima manifestazione, quella che valse a Lipsia il titolo di "Città degli eroi" fosse stata organizzata proprio dalla stessa "Stasi" con lo scopo di arrestare tutti i partecipanti! Ma la cosa ancora più inquietante che, a noi così distanti in tutto e per tutto, non è mai arrivata è scoprire come ai cittadini della Ex Germania Orientale sia stato rifilato "Un pacco" con l’unificazione: la Stasi esiste ancora e fa ancora paura. Infatti spesso avvengono riunioni più o meno segrete di ex agenti Stasi che non si riuniscono solo per ricordare i vecchi tempi andati, ma soprattutto per coordinare una linea di condotta volta a difendersi attraverso lo strumento dell’intimidazione di chiunque possa testimoniare nei processi a loro carico: telefonate di minaccia, appostamenti, episodi "strani" (tipo cani sgozzati, misteriosi rapimenti lampo) sono ancora all’ordine del giorno a Berlino, Dresda, Lipsia, Rostock e tante altre realtà. Ma se da una parte il nuovo governo democratico di Berlino non riesce a difendere cittadini e testimoni delle atrocità commesse dalla Stasi (la tortura era sistematica, grazie all’abilità di molti ex agenti delle SS di riciclarsi tra le forze di sicurezza della DDR), dall’altra è lo stesso governo democratico a fare sì che la pulizia sia solo di facciata: la scrittrice è rimasta colpita da una struttura particolare, la stanza del "PUZZLE". E’, la stanza del Puzzle, un ex carcere della Stasi nella quale ora lavorano 30 impiegati, selezionati in cinque anni di meticolose ricerche, tra Tedeschi Occidentali mai avvicinati o accostati alla stasi, o ricattabili dalla stessa. Compito di questi certosini del XXI secolo è ricomporre tutti i dossier che nei tumultuosi giorni dell’Ottobre 1989 qualche solerte impiegato della "Ditta" aveva provveduto personalmente a strappare a mano, proprio per garantire che le differenze di scomposizione dei fogli rendessero quasi impossibile ricostruire il contenuto del singolo dossier. Lo scopo di chi lavora nel puzzle è ricostruire prove certe da poter utilizzare nei processi contro gli agenti Stasi, è consentire di sapere la fine che abbiano fatto persone scomparse nel nulla in quarant’anni. Il tutto, però, è solo di facciata: chi lavora lì dentro sa per certo che per ricostruire ogni singolo tassello, se fossero in quaranta a lavorare a pieno regime, senza nemmeno un giorno di ferie o malattia, servirebbero 375 anni…e la Germania unificata ne ha assunti trenta.
Alla fine dell’opera, tra episodi più o meno inquietanti, ci viene descritto nel pieno quello che fu il clima che  si repirava durante la guerra fredda tra le due Germanie: rapporti molto più stretti e cordiali di quello che si credeva, durante i quali la Germania Orientale era tenuta in piedi dai cospicui finanziamenti che il governo di Bonn versava oltre cortina come prezzo per liberare i prigionieri politici; ma soprattutto rapporti talmenti "fraterni" e men che meno protobellici da permettere di compiere un’autentica assurdità umanitaria: tra gli accordi di unificazione fu messo un articolo che garantiva la continuità per i processi avviati in Germania Orientale, al di fuori di quelli per reati politici: il risultato fu che in quell’anno che passò dalla fine della Dittatura all’unificazione gli agenti dell’ufficialmente disciolta Stasi riuscirono a fabbricare numerose prove per reati comuni contro chiunque avessero interesse a che finisse in carcere. I processi furono imbastiti e celebrati in tribunali con la corte formata nelle scuole di giurisprudenza tedesco orientali con prove a carico degli imputati artefatte. Il risultato che, ancora nel 1996, in Germania c’erano, di fatto, prigionieri politici.
Una donna racconta che al momento della caduta del muro di Berlino si recò, come tutti, ad Ovest per vedere e rimanse folgorata dalla quantità di marche di Ketchup presenti sugli scaffali, purtroppo ha concluso amaramente che quella, a tutto il 1996, le è rimasta come l’immagine migliore dell’Occidente capitalista.

Riusciranno i nostri eroi…

08/01/2008

Ecco appunto. Riusciranno i nostri eroi?
Un filmone di quelli che non ti aspetti in una serata mefitica.
Un fantastico lisergico delirio con l’Albertone nazionale, Bernard Blier e Nino Manfredi. Un bellissimo regalo degli amiconi di La7. Un film che ti riconcilia con il cinema italiano che, anche quando voleva essere leggero, lasciava il segno. Una colonna sonora raffinatissima. Una regia non banale. Tre attori mostruosi. E poi l’Africa coloniale.  Quella sparita, divorata dalla storia degli ultimi 30 anni. L’Angola portoghese. Un tragicomico residuo di ancient regime in pieno boom economico italiano. Negli occhi immagini bellissime e nel cuore quel pazzo furioso che ci svegliò dal nostro meritato riposo al parco del Retiro a Madrid (sempre Madrid).
El Presidente. L’uomo ai cui ordini (secondo lui…) ci saremmo dovuti asservire con un unico obbiettivo. Liberare l’Angola portoghese dai "negri".
Ripensaci Gau. Forse non ci andava così male.
Dovunque tu sia. Daje Presidente. Daje tutti.