Fuori da un evidente destino

falettiCi sono due cose che in un romanzo mi lasciano perplesso. Le storie che parlano di indiani – per cui nutro molto rispetto, ma anche una certa indifferenza – ed i finali che rimandano al paranormale. Quest’ultima in particolare è davvero lo spartiacque che divide un ottimo romanzo da una cocente delusione.

Purtroppo Giorgio Faletti ha utilizzato proprio questi due ingredienti per realizzare il suo terzo romanzo. Purtroppo per me, naturalmente, visto che anche questo libro – come "Io uccido" e "Niente di vero tranne gli occhi" – ha avuto un grande successo.

Il titolo è evocativo: l’ "evidente destino" è il manifest destiny dei pionieri dell’Est, da cui i pellerossa sono estromessi, con la forza, spesso con brutalità. Il racconto è ben scritto, articolato in modo raffinato. Il presente si lega al passato remoto con riusciti flashback disegnati con colori vividi, quasi reali. I personaggi ispirano simpatia, anche se qua e là appaiono leggermente "scontati". Del resto, i protagonisti di Faletti sono così: intrinsecamente buoni, magari "perduti", ma pronti a ritrovare la retta via. I cattivi sono cattivi. Punto.

Continuo a nutrire molta ammirazione per il buon Faletti. Ogni volta che ne leggo un brano mi torna in mente il percorso ad ostacoli della sua vita, prima attore comico, cabarettista, cantautore a Sanremo, moribondo, narratore di razza, attore brillante con venature drammatiche. Un processo palingenetico, senza alcun dubbio.

"Io uccido" mi era piaciuto molto. Sorprendente lo stile, intrigante la storia, originale l’ambientazione. "Niente di vero tranne gli occhi" era ben costruito, ma si perdeva un po’ in una conclusione un po’ banale, già vista al cinema. Questo mantiene un magnetismo avvincente (nonostante gli indiani di cui sopra) fino a che non capisci che non troverai l’assassino che cercavi. Da quel momento in poi, secondo me, il romanzo potrebbe anche finire.

Sì, perché invece di costruire una complessa e ragionata "fine" incentrata su un malvagio camuffato con un movente invisibile al lettore, Faletti preferisce affidarsi alla magia, al paranormale, allo "spirito". E così trasforma un buon thriller in un testo quasi scolastico, un po’ fumetto, un po’ siddharta, un po’ gabbiano jonathan livingstone, un po’ profeta di khalil gibran.

Lì, lo ammetto, ho provato un moto di stizza. Ero coinvolto, davvero. I fulmen in clausola  del nostro simpatico genialoide al termine di ognmi capitolo sono a mio avviso straordinari. Secchi, ben scritti, capaci di costringerti ad iniziare subito il capitolo successivo. E all’improvviso, la "metafisica". L’affidamento della risposta all’inconoscibile, al numeno, all’esoterico, travestito da leggenda, tradizione, superstizione.

Per formazione culturale diffido dei romanzi che sfioriscono così. Non amo i libri horror in cui "forze oscure" interagiscono con le misere vicende umane. E nemmeno i film del medesimo genere. L’unica eccezione è stata "l’esorcista", ma lì era diverso. Lì c’è il copione Dio-Chiesa vs. Demonio-Posseduto. Il male ha una faccia, il bene pure. E’ tutto umano, troppo umano. Per questo mi risulta accettabile.

A dire il vero un’altra eccezione c’è. E’ "Lunar Park" dell’idolo mio e di Marish Bret Easton Ellis. Un libro fantastico, che ad un certo punto sembra scivolare nel paranormale per poi dare un ceffone al lettore ed invitarlo con durezza a guardare nella sua mente, a mettersi a nudo.

Come scrive nelle ultime pagine del suo libro, Faletti "non ha avuto bisogno di scalare montagne per dimostrare di essere un uomo". Sicuramente. E, aggiungo, per riuscire a tradurre la complessità della sua vita e delle sue esperienze in buone storie corredate da un’ottima prosa.

Ma Bret quelle montagne le ha scalate. Ed è tornato indietro. Vivo. 

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7 Risposte to “Fuori da un evidente destino”

  1. utente anonimo Says:

    “mantre mi avvicinavo alla mia camera, i candelabri sulla parete si accendevano al mio passaggio…”.

    Come dire, non c’è partita.

  2. gau Says:

    Eh già.

  3. kolchoz Says:

    Ma i gialli di Faletti non sono la trasposizione a romanzo delle indagini di Vito Catozzo?
    Scherzo, ma sto troppo indietro con le letture…forse prendermi un anno di pausa da “Internazionale” altrimenti non ho il tempo per leggere altro!

  4. utente anonimo Says:

    Ti consiglio una pausa un po’ più lunga da “Internazionale”…chissà che la tua capacità di giudizio non ne tragga giovamento…

    gau

  5. kolchoz Says:

    Anche se a te non piace non è affatto fatto male.

  6. marish Says:

    bla, bla, bla… fatela finita. siete pietosi.

  7. utente anonimo Says:

    Non è che non mi piace, figurati…è solo che la sua interpretazione dei fatti mi sembra un po’ -come dire – monotematica. Ma forse sbaglio.
    gau

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