Il mio anno preferito

hornbyIl sottotitolo, "storie di calcio", basta appena per descrivere questa suggestiva raccolta di racconti curata da Nick Hornby, il brillante autore di "Febbre a 90°" e "About a boy".

Perché il tema su cui si articola il libro è semplice: uno scrittore narra in veste di tifoso l’anno preferito della sua squadra del cuore. Ma in realtà rappresenta lo spunto per parlare di sé, dell’anno che ha acceso la luce su una passione di una vita, di come si è diventati grandi. Se lo si è diventati.

Gli autori non sono tutti scrittori professionisti, qualcuno ha sfondato, qualcuno insegna in prestiosi atenei o licei, qualcuno fa il farmacista, qualcun altro il giornalista. Sono inglesi, gallesi, scozzesi e irlandesi. Tifano Leeds, Chelsea, Arsenal, Inghilterra, Scozia, Irlanda, ma anche e soprattutto Bristol City, Cambridge United, Swansea City, etc.

In comune hanno molte cose. Le tales dipinte nelle pagine del libro parlano tutte di infanzia o adolescenza. Non hanno i tratti maniacali dell’adulto tifoso dell’Arsenal di Hornby in "Febbre a 90°", non mettono il calcio in parallelo con una vita già scritta. Anzi. Lo prendono come punto di partenza di una vita di sogni, di speranze. Come Arca di Noè di una dimensione fantastica, intatta, ancora tutta da scoprire.

E’ quindi un libro di nostalgia, triste e divertente. Fatto di idoli più o meno famosi, di programmi delle partite, di fughe per andare allo stadio, di trasferte camuffate da rendez vous di pattinaggio sul ghiaccio. Un libro da leggere per capire – gli amanti del calcio – come si è arrivati a questo punto oppure – tutti gli altri – per capire le sofferenze altrui. Un libro da leggere anche per comprendere l’Inghilterra dei fine ’70 – primi anni ’80, un Paese molto diverso da quello attuale, un calcio molto diverso da quello attuale.

Sarebbe divertente trasporre questa idea da noi o in un altro Paese europeo. Ognuno di noi, nell’intimo, saprebbe certamente quale anno scegliere e di quale squadra scrivere.

Sarebbe al contempo deliziosamente piacevole e spaventosamente doloroso sezionare l’anno in cui si è diventati tifosi o l’anno in cui si è compreso di essere destinati ad una passione non ricambiata da vittorie sonanti o l’anno in cui si è definitivamente accettato di avere una parte di sé che reclama la propria minore età.

Sarebbe splendido e terribile mettersi a nudo, scardinarsi con il grimaldello della propria passione più intima ed insana. Un pallone che viaggia, una rete che si gonfia, un urlo che sale dall’ancestrale "minore età" per travolgere le corde vocali.

Il calcio.

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4 Risposte to “Il mio anno preferito”

  1. utente anonimo Says:

    Proprio un bel libro. Io ho letto la copia del povero Kolchoz che continua a chiedermela indietro da sei mesi… povero. M

  2. gau Says:

    Hai pensato al sottile piacere di restituirglielo una pagine alla volta? Magari anche mischiate…potresti sentirlo biastimare anche a Firenze…

  3. kolchoz Says:

    E io che credevo (Temevo) fosse arrivato in Bulgaria, più che altro temevo ce restasse….a proposito Marish, vedi de ridammelo. Comunque sì, gran bel libro, e io che temevo di essere perculato a vita per essermelo letto. C’è l’episodio di quello tifoso della squadra che retrocede e la racconta come se avesse vinto il torneo che è strepitoso!

  4. gau Says:

    Concordo. Ma il mio preferito è quello del Leeds che arriva in finale di Coppa Campioni col Bayern a Parigi. Perdono e i tifosi sfasciano tutto. Mi ricorda molte cose…

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