Archive for dicembre 2007

Dinosaur Jr – Feel the pain

31/12/2007

Lo so. Lo so. Dovrei stare a lavorare. Ma non è facile e poi basta poco. Basta aprire un secondo un sito a cazzo (Ondarock) e scoprire che la monografia del giorno è dedicata ai Dinosaur Jr. I Dinosaur J! Un attimo. Mio dio. Cazzo, sono passati quindici anni da quando vendevo un rene per comprare dischi di gentaglia così.
Gentaglia come J Mascis e Lou Barlow. Gentaglia che,
come noi d’altronde alle porte del 2008, non ha presente nè futuro diciamocelo.
Gente che parla poco. Sta quasi sempre a testa china. Gente innamorata della canzone pop perfetta e dei Black Flag. Gente che con certi personaggi non ci parla proprio. Ma non per motivi personali ma perchè non parla con nessuno da mesi. "J Mascis is god" scriveva Rolling Stones nel 1991. Poco prima del ratto dell’era Nevermind. Poco prima del disastro dell’underground americano. Poco prima di tutto e di niente.
Questo video del 1994 è semplicemente uno dei video più deliranti della storia dell’underground americano. Sembra proprio perfetto per descrivere quella che è la nostra ideologia del capodanno.

"Festeggiate,  festeggiate pure il capodanno.
Problemi vostri. Noi ce ne giochiamo a golf"
– 2b

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Italy

31/12/2007

E poi dici che gli americani non capiscono un cazzo.
Guardate e ditemi se gli sceneggiatori di Futurama non hanno le idee più chiare di molti di noi su chi siamo, dove andiamo e cosa facciamo.

futuramamario

Libera me domine.

E’ finito il 2007. Ecchissenefrega…

31/12/2007

Non ho nè voglia nè tempo di seguire il mondo dei gruppi "carini", con la musica "che mi ricorda aspetta, aspetta come si chiamavano", dei video "che è un’idea fighissima".
Basta. Lasciatemi con John Coltrane e i consuntivi di fine anno lasciamoli al genio di fimoculous.
Godetevi le centinaia di liste di migliori "xxx" del 2007 ed, in particolare, la lista dei migliori video tra cui segnalo la perdibile canzoncina di
Natasha Khan, "What’s a Girl to Do?", corredata di un video semplicemente inquietante.
Auguri.

Cioè sò più le richieste dei senatori…

30/12/2007

No comment.

dini

Una pessima notizia

29/12/2007

Benazir BhuttoSono stanco morto, ma, comunque, mi sembra il caso di esprimere il mio parere (non richiesto). La morte della Bhutto è l’ennesimo atto della guerra globale, forse, dopo l’undici settembre, è il peggiore per quelle che possono esserne le conseguenze. Per prima cosa bisognerebbe capire chi sia stato: i Talebani? Musharaff? Entrambi? Tuttora non è chiarissimo, anzi. Personalmente propendo per l’ipotesi Musharaff: in fin dei conti ne trae giovamento, in quanto può presentarsi come l’unico leader con un minimo di carisma che possa impedire ai talebani di entrare in possesso del (presunto) arsenale atomico pakistano. Certo anche i Talebani ne hanno, comunque, tratto un notevole giovamento: ormai hanno come avversario alla conquista del Pakistan e del suo (presunto) arsenale atomico il solo Musharaff, e dato che ormai il generale di Islamabad è alla frutta, dal loro punto di vista, o scende a patti o se ne va. In conclusione si può dire che, per quanto Al Quaeda sia ormai un movimento ectoplasmatico, la sua pericolosa forza di fascinazione resta intatta, con tutte le conseguenze cruente che ne derivano, tanto più che la conquista dell’Iraq è andata fallita e il rifugio sahariano nel quale era fuggita si è rivelato meno sicuro del previsto, adesso si è diffusa come un virus e veramente può acchettire ovunque, mossa dalla forza della disperazione; inoltre possiamo anche dire come l’ora di Musharaff stia velocemente volgendo al disio…in altre epoche avrei gioito, ma dal 27 Dicembre scorso ho un motivo in più per non riuscirci. Per ora mi rimane solo da dire Addio Benazir!

When the sun goes down

29/12/2007

Quelli del Guardian hanno una marcia in più. Anche nelle didascalie delle foto…

ArcticsAnthonyDevlinPA4Cliccate sulla foto e godetevi un delizioso ed inutile articolo sulle peregrinazioni dei giovani albionici in giro per l’europa per vedere i propri idoli in concerto.
Bella storia. E allora io e Gau che sfidammo un freddo glaciale per vedere gli Oasis (oh! gli Oasis!) a Bologna nel 1998?!? che dovremmo dì…

Paul Oakenfold – Ready Steady Go

24/12/2007

Diciamocelo. Paul Oakenfold è l’epitome del DJ coatto.
Il mio giudizio non è mai cambiato nonostante il suo nome campeggiasse sui credits dell’immortale "Pills Thrilss and Bellyaches" degli Happy Mondays (sono passati anni, ci sono testimoni diretti, ma io continuo a non crederci nemmeno morto che lo abbia prodotto lui).
Il problema con il DJ dislessico è un cattivo gusto al cui confronto Malgioglio sembra Chanel (guardatevi l’orrendo video della di per se nefasta "starry eyed surprise" cantata da quel morto di fame del cantante dei Crazy Town).
Ma poi succedono come queste: che due tra i miei film preferiti degli ultimi anni (ovviamente Collateral e Bourne Identity) contengano, in due scene madri, proprio lo stesso pezzo del macellaio in questione (Ready Steady Go, che titolo del cazzo diciamocelo…).
Che incredibilmente funziona, e alla grande.
Passi per la scena dell’inseguimento al povero Jason in cui al regista effettivamente non serve Morricone ma semplicemente un pezzo fracassone che accompagni la distruzione di metà della flotta automobilistica di Parigi (grande Jason…). Ma vedere come il pezzaccio in questione regga nella memorabile scena della sparatoria in discoteca di Collateral, beh, lascia perplessi.
Comunque non posso non pensare alla scena in cui Michael Mann e Matt Damon si sono presentati a casa di Paul per chiedergli i diritti della canzone. E lui, alla loro educata domanda, non può non essersene uscito se non dicendo: "A  senza tetto io non ve ce mando a dormì!".
E loro lo hanno guardato perplesso.
Auguri.

Di seguito il video ufficiale del pezzo in questione (prego notare il leggendario cattivo gusto) e la mitologica scena della discoteca in Collateral (e non dico altro…)

Black Out

21/12/2007

black outDomani è sabato.

Oggi per me non significa molto questa affermazione. Neanche prima, in verità. Però adesso comicio a riflettere – è grave lo so – su quello che facevo il sabato quando vantavo ancora a buon diritto lo status di "pischello", una condizione giuridica che ti consentiva di cazzeggiare in posti assurdi fino a tarda notte.

Va bene, direte voi, non è che sia cambiato molto. Cosa ti impedisce di farlo ora? No, non capite. Oggi non potrei mai andare, ad esempio, in un posto come il Black Out. No, Marish, nemmeno tu potresti. A meno che tu non debba visitare dei pazienti, naturalmente.

Pensavo avesse definitivamente chiuso i battenti già da un po’ questo oscuro, fumoso refugium peccatorum della mia (della nostra, ok) post-adolescenza. Invece a Via Saturnia 18, quartiere San Giovanni, Romacapoccia, tiene botta richiamando i "pischelli" del 2007 alle danze su ritmi rock.

Credo di aver parlato del DDT. Beh, il Blackl Out era il suo alter ego. Quando non c’era qualcosa di definito da fare, l’alternativa era l’uno o l’altro. Con Marish avevamo addirittura tracciato piani settimanali che facevano impallidire l’affidamento dei bambini tra le coppie divorziate. Lunedì sbronza ovunque, martedì DDT (serata brit pop), mercoledì Black Out (serata indie), giovedì un’altra accoppiata di locali di cui perleremo un’altra volta, venerdì Black Out o DDT, sabato DDT o Balck Out, domenica campionato di calcio.

Era, insomma, casa nostra. Conoscevamo la gente. No, no, non i gestori o i Pr (manco c’erano) di una qualunque discoteca. La gente. Quelli che ballavano, quelli che ci andavano quando di andavamo noi. Quelli che facevano i nostri stessi calcoli. Quelli che, come noi, alle 2 di notte non sapevano dove andare ed inesorabilmente sbattevano lì.

Ne ricordo alcuni straordinari. C’era un ragazzo sordomuto, accompagnato sempre dalla sorella, che "pogava" il mercoledì e il venerdì come un ossesso. C’era una ragazza che veniva sempre e che si presentò ad un capodanno (sì, ci andammo anche a capodanno. mbe’?) con un vestito certamente ricavato dalle tende del suo salotto. Tutti che si agitavano alle prime note dei Rage, dei Prodigy, dei Cure, dei Beastie Boys. Con gli Smiths si agitava sempre per Marish per primo. Non so perché. Non gliel’ho mai chiesto.

Lo ammetto. Ero (eravamo, ok) talmente infatuato di quel luogo che ci abbiamo portato tutti. Amici, conoscenti, donne, parenti, tutti. Oggi posso dire che poche delle persone che contavano per me allora non ci hanno mai messo piede. Nessuno, mi risulta, è mai rimasto deluso. E se si è lamentato, io ho volutamente chiuso le orecchie.

Tuttora, se passo da quelle parti – sebbene sappia perfettamente di non essere più al passo coi tempi in quel genere musicale, di non avere la minima intenzione di passare le mie serata con ventenni addomesticati dagli ormoni, di non cooscere più "la gente" – non posso fare a meno di dedicargli un attimo di raccoglimento. Specie se è venerdì.

Perché penso che l’indomani è sabato.

  

Fuori da un evidente destino

20/12/2007

falettiCi sono due cose che in un romanzo mi lasciano perplesso. Le storie che parlano di indiani – per cui nutro molto rispetto, ma anche una certa indifferenza – ed i finali che rimandano al paranormale. Quest’ultima in particolare è davvero lo spartiacque che divide un ottimo romanzo da una cocente delusione.

Purtroppo Giorgio Faletti ha utilizzato proprio questi due ingredienti per realizzare il suo terzo romanzo. Purtroppo per me, naturalmente, visto che anche questo libro – come "Io uccido" e "Niente di vero tranne gli occhi" – ha avuto un grande successo.

Il titolo è evocativo: l’ "evidente destino" è il manifest destiny dei pionieri dell’Est, da cui i pellerossa sono estromessi, con la forza, spesso con brutalità. Il racconto è ben scritto, articolato in modo raffinato. Il presente si lega al passato remoto con riusciti flashback disegnati con colori vividi, quasi reali. I personaggi ispirano simpatia, anche se qua e là appaiono leggermente "scontati". Del resto, i protagonisti di Faletti sono così: intrinsecamente buoni, magari "perduti", ma pronti a ritrovare la retta via. I cattivi sono cattivi. Punto.

Continuo a nutrire molta ammirazione per il buon Faletti. Ogni volta che ne leggo un brano mi torna in mente il percorso ad ostacoli della sua vita, prima attore comico, cabarettista, cantautore a Sanremo, moribondo, narratore di razza, attore brillante con venature drammatiche. Un processo palingenetico, senza alcun dubbio.

"Io uccido" mi era piaciuto molto. Sorprendente lo stile, intrigante la storia, originale l’ambientazione. "Niente di vero tranne gli occhi" era ben costruito, ma si perdeva un po’ in una conclusione un po’ banale, già vista al cinema. Questo mantiene un magnetismo avvincente (nonostante gli indiani di cui sopra) fino a che non capisci che non troverai l’assassino che cercavi. Da quel momento in poi, secondo me, il romanzo potrebbe anche finire.

Sì, perché invece di costruire una complessa e ragionata "fine" incentrata su un malvagio camuffato con un movente invisibile al lettore, Faletti preferisce affidarsi alla magia, al paranormale, allo "spirito". E così trasforma un buon thriller in un testo quasi scolastico, un po’ fumetto, un po’ siddharta, un po’ gabbiano jonathan livingstone, un po’ profeta di khalil gibran.

Lì, lo ammetto, ho provato un moto di stizza. Ero coinvolto, davvero. I fulmen in clausola  del nostro simpatico genialoide al termine di ognmi capitolo sono a mio avviso straordinari. Secchi, ben scritti, capaci di costringerti ad iniziare subito il capitolo successivo. E all’improvviso, la "metafisica". L’affidamento della risposta all’inconoscibile, al numeno, all’esoterico, travestito da leggenda, tradizione, superstizione.

Per formazione culturale diffido dei romanzi che sfioriscono così. Non amo i libri horror in cui "forze oscure" interagiscono con le misere vicende umane. E nemmeno i film del medesimo genere. L’unica eccezione è stata "l’esorcista", ma lì era diverso. Lì c’è il copione Dio-Chiesa vs. Demonio-Posseduto. Il male ha una faccia, il bene pure. E’ tutto umano, troppo umano. Per questo mi risulta accettabile.

A dire il vero un’altra eccezione c’è. E’ "Lunar Park" dell’idolo mio e di Marish Bret Easton Ellis. Un libro fantastico, che ad un certo punto sembra scivolare nel paranormale per poi dare un ceffone al lettore ed invitarlo con durezza a guardare nella sua mente, a mettersi a nudo.

Come scrive nelle ultime pagine del suo libro, Faletti "non ha avuto bisogno di scalare montagne per dimostrare di essere un uomo". Sicuramente. E, aggiungo, per riuscire a tradurre la complessità della sua vita e delle sue esperienze in buone storie corredate da un’ottima prosa.

Ma Bret quelle montagne le ha scalate. Ed è tornato indietro. Vivo. 

Niente sesso, siamo inglesi

19/12/2007

Per ineludibile dovere di cronaca.

evansARRESTATO JONNY EVANS DELLE GIOVANILI ,CHE ERA STATO AGGREGATO ALLA PRIMA SQUADRA

Manchester, party di Natale con stupro. L’UEFA verso la revoca dei successi sulla AS Roma.

Una donna sostiene di essere stata violentata nell’albergo che ospitava la festa di Natale della squadra inglese. De Rossi: "Sono degli animali. Ora si annulli il 7-1!" Barusso: "Se becco Cristiano Ronaldo…"

 

MANCHESTER – La polizia di Manchester sta indagando sulle accuse avanzate da una donna che sostiene di essere stata violentata in un albergo dove i giocatori del Manchester United stavano festeggiando. L’aggressione si è verificata martedì presso il Great John Street Hotel a Castlefield, un quartiere alla moda di Manchester. I giocatori – tutti, a parte Cristiano Ronaldo – avevano celebrato la festa di Natale della squadra presso un casinò, dopodichè erano andati all’albergo. «Alle 4.15 del mattino circa la polizia ha ricevuto una chiamata dal Great John Street Hotel secondo la quale una donna di 26 anni era stata violentata. Le indagini sono in corso», ha affermato un portavoce della polizia.

ARRESTATO EVANS – La polizia successivamente ha arrestato Jonny Evans, 19 anni, delle giovanili dello United, aggregato alla prima squadra. Evans, titolare nella nazionale dell’Irlanda del Nord, ha debuttato con la maglia dello United in Carling Cup lo scorso settembre contro il Coventry. Il difensore ha anche collezionato due presenze in Champions League contro la Dinamo Kiev e nella recente trasferta di Roma.

LA FESTA – Alla festa del Manchester United non erano state invitate mogli e fidanzate dei calciatori, che ne avevano approfittato per convocare invece altre 100 ragazze. «Erano tutte bellissime – ha raccontato uno degli invitati -, tutte ragazze molto avvenenti e disponibili con i giocatori. Lo champagne scorreva a fiumi anche se i giocatori sembravano preferire birra, vodka e whisky». Una delle invitate ha definito la festa come «un orrendo mercato del bestiame». «Mi piacciono i giocatori dello United, ma hanno perso il controllo, trattavano le ragazze come pezzi di carne. Se me lo chiedessero di nuovo, non andrei», ha raccontato al Mirror. Il party maratona dello United era cominciato lunedì pomeriggio con un pranzo al ristorante Linen all’interno dell’esclusivo Manchester 235 casino, con contorno di drag queen e burleschi balletti ad intrattenere gli ospiti; il party si è quindi trasferito al Grapes Pub, quindi alle 21.30 i circa 35 giocatori si sono presentati al Great John Street Hotel, dove sarebbe avvenuto lo stupro. L’hotel era stato riservato completamente dal Manchester United.

Scherzi a parte, ma un po’ di bromuro a questi gentlemen?