La Libertà di Silvio

berlusconiPrima o poi un post articolato e di riflessione su cosa Silvio Berlusconi ha rappresentato e rappresenta per l’Italia andrà fatto. Magari lo faremo a sei mani visto che ogni balordo ha una sua idea, piuttosto complicata in verità.

Ma intanto c’è l’ennesimo carpiato difficoltà 3.2 da analizzare. La creazione del Partito del Popolo della Libertà o come accidenti si chiamerà, va guardata sotto diversi punti di vista: uno emotivo, uno mediatico, uno tattico e uno strategico. Questo perché resto intimamente convinto che al di là di ciò che se ne può pensare, Silvio Berlusconi resta – insieme a pochissimi altri (Bossi, ad esempio) – uno dei migliori "animali politici" di questa disgraziata Seconda Repubblica.

Proviamoci.

Sul piano emotivo, non c’è alcun dubbio. L’uomo incarna una tradizione simil-populista, certo. L’immagine dell’ex premier che letteralmente aggrappato al predellino di un auto arringa Piazza San Babila può evocare Peron e i suoi descamisados, ma è altrettanto vero che l’uomo che si issa su un barcone al centro del Tevere per "combattere da solo la sua battglia" in una giornata uggiosa di fronte a qualche centinaio di persone infreddolite merita qualche riflessione in più. Come rilevava giustamente Marish, quell’immagine suscita tenerezza, persino simpatia. E’ l’immagine di un uomo politico che – dal suo punto di vista – ci mette passione, volontà, grinta. E questo, inutile negarlo, alla gente piace. E piace perché è uno dei pochi a mostrare queste qualità. E’ un istrione apparentemente istintivo, ma è soprattutto uno che si diverte. Per tutti coloro i quali pensavano che Silvio Berlusconi fosse entrato in politica solo per risolvere gli affari suoi (cosa che certamente ha fatto) la smentita arriva dal fatto che, pur risolti i suoi problemi, il Cav. è ancora lì. Proprio perché gli piace. La cartolina di Piazza San Babila dice questo.

Sul piano mediatico è stato un successo. Ovvio. L’uomo gioca con i mezzi di comunicazione come Maradona palleggia con un’arancia. Sembrava a terra dopo la mancata spallata? Gli alleati gli davano addosso? Gli avversari lo schernivano? Voilà. Ecco che il prestigiatore tira fuori dal cilindro il coniglio del nuovo partito battezzato nel bagno di folla. Giornali e televisioni non parlano d’altro da giorni. Gli altri, tra livore (Fini), stupore (Casini), ammirazione (Parisi) ed esaltazione (Ferrara), restano a guardare. Giù il cappello.

Sul piano tattico, la novità non è tanto il nuovo partito, ma la disponibilità a parlare con Veltroni di legge elettorale. Silvio ha capito che il Governo Prodi non potrà cadere con una crisi al buio, ma solo dopo che sarà stato individuato un percorso chiaro che a) consenta ai parlamentari di arrivare ai fatidici due anni e mezzo di legislatura per percepire la pensione (quindi non prima del 2009), b) che consenta al Pd di arrivare al voto dopo essersi scrollati di dosso l’immagine di un Governo Prodi non proprio adorato dall’opinione pubblica, c) che produca una legge elettorale in grado di sventare il referendum, di abolire il "porcellum" di Calderoli e di rendere governabile questo povero Paese. Un vero rompicapo. E allora si discuta con Veltroni di proporzionale puro o sistema tedesco (che, giova ricordarlo, sono due cose diverse) per arrivare ad una soluzione il prima possibile. Silvio non dimentica che tra poco la finanziaria torna al Senato con il pacchetto welfare su cui Dini e sinistra radicale si azzuffano. Se riesce a strappare uno straccio di accordo al leader del Pd e nel frattempo il governo (che ha posto la fiducia) cade sul welfare, allora c’è qualche speranza di votare nel 2008.

Sul piano strategico il disegno è più ardito e al contempo pieno di incognite. Nascita del partito e disponibilità al dialogo sulla legge elettorale vanno a braccetto verso un obiettivo ambizioso. Silvio non vuole più sentir parlare di alleati e coalizioni: seguendo in questo l’esempio lanciato dal Pd, punta ad un sistema con due grandi partiti (entrambi intorno al 30%) intorno ai quali ruotano tutti gli altri e che, all’occorrenza, possono governare insieme in una grande coalizione in caso di pareggio o emergenza. Per fare questo, Silvio ha deciso di lasciar perdere le lunghe e farraginose procedure di "fusione fredda" tra partiti, già sperimentate dal Pd con scarso successo, ed appellarsi direttamente al suo capitale, gli elettori. Se saprà costruire un processo di formazione del nuovo partito coinvolgente per la gente, il gioco può anche riuscire. Secondo lui, Fini non si può muovere e prima o poi tornerà all’ovile e lo stesso Casini, se mai anche dovesse fondersi con Dini e Mastella, di certo deve scegliere tra Pd e PPL per fare alleanze, diventando solo una semplice opzione e non una forza decisiva come vorrebbe.

I rischi di questa strategia sono principalmente due: il primo è che il partito sia solo Forza Italia e Circoli della Libertà più qualche transfuga invece di una forza che offre una nuova proposta politica, una classe dirigente rinnovata, etc. Il secondo è che Pd e PPL non riescano – bloccati dai piccoli partiti – a trovare un accordo sulla legge elettorale adatta al disegno di una governabilità incentrata su due partiti (io e Marish continuiamo a ritenere che il massimo sarebbe il doppio turno. Speriamo che W e S ci ascoltino…). A quel punto, l’unica soluzione sarebbe appoggiare il referendum di giugno 2008. E probabilmente sia Veltroni che Berlusconi, oltre che Fini, lo farebbero. 

Intanto Veltroni e Berlusconi, prima dell’incontro ufficiale del prossimo 30 novembre, si sono già incontrati in gran segreto. Non è un inciucio. E’ il tentativo di far sì che i due principali partiti possano applicare i loro programmi e le loro idee senza dover subire quotidianamente i ricatti di partiti del 2% o meno.

Tutto questo, e sicuramente molto altro, c’è dietro l’apparente mossa da "casserolero" di Silvio. Che, guarda caso, non accusa più gli ex DS di essere "comunista", bensì di essersi staccati da "ideologie e ideali", di essere solo attaccati al potere. Insomma di essere "un partito senz’anima".

Detto da uno che, con svariate ville in Sardegna e alle Bermude a disposizione, a novembre va in barca sul Tevere per ragioni di lotta politica, è un’accusa seria.

 

 

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