Giù il sipario

ansa_11607697_21420Curtain falls, come dicono i maestri americani. Cala il sipario.

Giù il sipario sull’ultimo barlume di razionalità che come un esile soffio sembrava ancora animare la vita di qualcuno in questo Paese. Otto ragazzotti testosteronici si pizzicano, si azzuffano in un autogrill a centinaia di chilometri da casa per qualche sfottò di troppo su Lazio e Juventus. Quando c’è una rissa, cerchi un poliziotto e non lo trovi mai. Ma appena la rissa finisce, il poliziotto arriva solerte e spara, addirittura.

Giù il sipario su questo fetido, miasmatico e grottesco giornalismo da barbiere che il nostro piagato Paese si ritrova. Muore un ragazzo in uno dei tre modi più assurdi e stupidi che si possano immaginare. In situazioni normali gli dedicherebbero tre righe in cronaca, forse. E invece no. Stavolta no. Perché c’erano delle sciarpe, c’era passione, c’erano ragazzi che andavano in trasferta a vedere la loro squadra. C’era di mezzo il calcio. E allora dai, gonfia la notizia. Dì che c’erano stati scontri tra tifosi, dì che la polizia era intervenuta per frapporsi e placare gli animi. Dì che c’erano ultras scatenati in quell’autogrill. Tanto, quando il polverone si diraderà e la verità emergerà nel suo nudo squallore, tu sarai già lontano. Proiettato su un altro lancio di agenzia. Chi si ricorderà di te?

Giù il sipario su questo teatrino di burattini che è diventato il mondo del calcio. Giochiamo? Ma sì, giochiamo. Magari Del Piero segna da centrocampo, Mutu fa tre gol, Siena e Livorno danno spettacolo come Manchester e Real e ancora una volta panem et circenses avranno funzionato. La gente avrà avuto il suo spettacolo e si sarà distratta. E magari si dimentica del fatto che ormai gli stadi e i quartieri adiacenti non sono più spazi pubblici, ma solo campi di addestramento e combattimento per cavernicoli incappucciati con tentazioni "golpiste". Gente che, ancora una volta, non ha perso l’occasione – una tragica e cinica occasione – per dimostrare chi comanda in quelle terre di nessuno.

Giù il sipario sulle leggi Pisanu, sui decreti Amato e su tutti i patetici tentativi delle istituzioni di riguadagnarsi un briciolo di rispetto e di dignità. Riportare le famiglie allo stadio, dicevate. Lasciare fuori i violenti, il vostro proclama. Il calcio è uno sport, il vostro ambizioso slogan. E no, signori. Il tombino di Bergamo ha frantumato le vostre chiacchiere con un fragore ben più assordante di quello dei vetri divisori dello stadio. Le fiamme alte sui camion della polizia a Roma hanno oscurato i vostri puerili osservatorii, le dichiarazioni roboanti e le strategie operative. Hanno vinto loro, ammettetelo. Avete fallito. Non appena hanno deciso di rialzare la testa hanno conquistato il centro della scena e hanno spaccato la scenografia. E il Paese proprio non vi crede più.

Giù il sipario, infine, sulla vita di Gabriele Sandri. Perché poi, in fin dei conti, a noi piace chiacchierare, piangerci addosso, strapparci le vesti, invocare durezza ed esprimere cordoglio. Tu, invece, non ci sei più. I tuoi non potranno probabilmente più sentire la parola "dj" o "piper" o vedere una partita della Lazio o il sorriso di un tuo amico senza sentire una fitta al cuore.

Quella fitta sarai tu. Che stringi i pugni di rabbia, vedendo sessanta milioni di imbecilli che fra qualche giorno, come se nulla fosse, cercheranno – sperando di non essere notati – di tirare di nuovo su quel maledetto sipario.   

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3 Risposte to “Giù il sipario”

  1. kolchoz Says:

    Purtroppo si è buttato tutto nello stesso calderone: la tragedia di Gabriele Sandri e la “vendeta” di domenica sera. Sono due cose assolutamente disgiunte l’unico sistema per incamminarsi lungo il recupero della credibilità è scindere i due eventi, in modo tale da assicurare alla giustizia i responsabili di entrambi gli atti criminosi. Però vanno puniti entrambi applicando lo stesso metro di giudizio, altrimenti c’è la certezza che la/le persona/e con la quale la giustizia sia stata più severa o più “giusta” non capisca le proprie colpe e si senta solo un perseguitato.

  2. marish Says:

    Io lascerei perdere ogni commento sul poliziotto che spara ad altezza d’uomo. Ha sbagliato e pagherà, mi sembra ovvio. Il problema inquietante è un altro. Guardate le immagini di sabato sera. Mettetele in bianco e nero. Ci mancano le 128 e le 500 parcheggiate e sembra Acca Larentia. Dai… qui si è assaltata una sede dei Carabinieri! Nemmeno i NAR ci avevamo mai provato. Le ipotesi sono varie. Questi sono, oltre che stupidi, completamente pazzi. Noi e le istituzioni che ci rappresentano o siamo ciechi o non abbiamo voluto vedere a chi cazzo abbiamo messo in mano del potere… E’ tutto molto inquietante. Pensare che ci sono delle persone che sfidano un rischio così alto (ripeto UNA STAZIONE DEI CARABINIERI) per combattere una guerra palesemente non dichiarata e palesemente inventata… beh sono piu’ sicuro con osama bin laden. Almeno lui una ideologia chiara ce l’ha in testa. Questi sono scemi e non coscienti di esserlo. Mooolta paura.

  3. gau Says:

    Il termine “golpisti” infatti – anche se, concordo, più o meno incoscienti – mi sembrava particolarmente appropriato.

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