Profeti (di sventura) in patria

ponrbarpOdio quelli che dicono "te l’avevo detto". Perché le paternali non mi sono mai piaciute. Perché spesso chi lo dice fa riferimento ad affermazioni fatte anni prima, magari a mezza bocca, con una peroni da mezzo litro in mano. Perché non è raro che chi lo dica si riferisca a frasi pronunciate in modo alquanto sibillino, che tempo dopo possono essere interpretate nel modo più conveniente.

Ma stavolta siamo noi a dover fare i puzzoni. A dire "ve l’avevamo detto". E ora, il Grande Sindaco nonché Caro Leader del neonato e moderno Pd, preso dal panico, accusa direttamente la Romania, pretende disegni di legge esemplari che sull’onda dell’emotività si trasformano in decreti legge.

Non avevamo detto nulla di trascendentale. Solo quello che era ed è tuttora sotto gli occhi di tutti. Lo spot della "capitale della tolleranza e dell’accoglienza", della "città civile e solidale", della "metropoli progressista e dei diritti" si rivela nient’altro che un involucro di cartapesta, come la Stazione Ostiense di Mussolini durante la visita di Hitler. E crolla, svelando ciò che c’è effettivamente dietro: una realtà fatta di lassismo, degrado e incuria.

Così, si fanno largo i predatori diurni e notturni che si avventano sulla città come "mosche sul miele" (Corriere della Sera) o piuttosto, sarebbe più giusto dire, sullo sterco. Il decantato "modello Roma", invidiato e studiato, si trasforma – come suggerisce beffardo Il Foglio – nel "modello Rom". Che si tratta di qualunquismo andatelo a spiegare al Capitano di Vascello che ha perso la moglie. Lui capirà senz’altro.

Ma tranquilli, non saremo petulanti. Non tireremo di nuovo fuori questo post fino al prossimo episodio che raccapriccia e scuote le coscienze.

Speriamo solo non arrivi troppo presto.

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5 Risposte to “Profeti (di sventura) in patria”

  1. kolchoz Says:

    L’episodio raccapricciante di Tor di quinto è successo in un’area di profondissimo degrado, ma purtroppo, il degrado è un male endemico del Paese, del quale Roma è la grande realtà meno afflitta. Purtroppo esiste, sostenere che non esista è negare l’evidenza, ma, onestamente, conoscendo la realtà fatta di sovrapposizioni di competenza e reticolato di ricorsi al TAR e al C.d.S. che caratterizza la zona, era purtroppo preventivabile. L’accesso a quella stazioncina è così, semplicemente, perchè non si sà di chi sia, chi debba curarne materialmente il decoro. Quella zona lì da anni dovrebbe essere interessata dal passaggio del pezzo mancante dell’Anello Ferroviario Urbano, fermo per non chiarezza su chi debba materialmente disporre lo sfratto delle realtà abusive che insistono sul terreno, da prima della Guerra…non ci si è riusciti con le grandi costruzioni post bellcihe, con quattro giubilei (1950, 1975, 1983 e 2000) con le Olimpiadi del 1960 e con i Mondiali di Calcio del 1990 a risolvere quella questione. Purtroppo non è mettendo semplicemente una camionetta dei carabinieri fissa in quel viottolo che si risolve il problema dell’assoluta deficienza di sicurezza dell’area (e come di quella, di tantissime altre a Roma), anche perchè, lo sai meglio di me, tempo tre/quattro mesi (nono dico giorni per carità di patria) succede dell’altro, anche uno scippo, da qualche altra parte di Roma e tutti a chiedersi perchè ci sono due-tre carabinieri fermi in un posto isolato, fuori dal mondo, speduto nella campagna, quando altrove succedono i drammi.
    Il grave errore che possiamo farei n questi casi è ragionare sull’onda dell’emozione (errore commesso anche e soprattutto dal Governo Prodi)…perchè se si è sicuri del modello di integrazione adottato dall’Italia (secondo me è il meno peggiore, soprattutto se confrontato all’Apartheid Light inglese o al nazionalismo esasperato, mischiato con l’atesmo di stato francese) si procede lungo questa via, altrimenti si prendono le palle in mano e si propone un altro modello di integrazione, compiendo una conversione a U netta, chiaramente assumendosi la responsabilità di un (quasi) sicuro fallimento.

  2. marish Says:

    Partiamo tralasciando i soliti toni millenaristici di Kolchoz (ma certo pure Gau…). Partiamo dicendo che le risposte della nostra classe politica al quesito postoci dal fatto di cronaca puzzano, come al solito, di “italia”. Puzzano di un paese incapace di programmare un bel niente. Un paese (caro Gau non dimentichiamocelo…) che lascia i Sindaci (il vero partito senza tessere come ha scritto il Foglio) con città da un milione di persone e senza la possibilità di “gestire” le emergenze in maniera autonoma. Sindaci (che saranno pure dei poseur…) ma che senza le “notti bianche” da noi dileggiate di “cassa” ne fanno poca… Un paese incapace di prendere il toro dell’immigrazione per le corna che significa non certo ributtare la gente a mare e non certo aprire le porte a tutti. Significa “se entri, sei italiano, parli la nostra lingua, frequenti le nostre scuole, i nostri ospedali, paghi le tasse e voti” per esempio. Significa “legge” e non “pietismo” perchè, con questi ragionamenti, caro K, alla gente che entra nel nostro paese non chiediamo nulla ma gli offriamo le baracche. Poi il problema è ovviamente piu’ complesso. Investe i paesi “donatori”, investe i paesi europei verso cui la maggioranza delle persone si dirige passando per il nostro lurido paese, investe un mondo che cambia a duemila km orari e a cui noi ci approcciamo ancora con vergognosa inefficacia. Un bel casino, certo. Ci vorrebbe ben altra classe politica. E’ questo il vero problema.

  3. gau Says:

    A parte l’autismo da Tuttocittà e le menate sui modelli di integrazione che funzionano o no, sono d’accordo. Certo, i sindaci hanno pochi poteri ma vorrei far notare che Rutelli si vantava di aver sgomberato il più grande campo rom d’Europa. Allora si può fare. Non è un miraggio. Poliziotti, carabinieri (dove sono quelli di quartiere promessi dal governo precedente?) e vigili urbani assistono inerti, un po’ perché se ne fermano uno il giorno dopo è di nuovo fuori, un po’ perché se ne fregano a priori. D’accordissimo sui diritti per chi entra. Quelli regolari pagano già 2 miliardi di euro di tasse, non vedo nulla di male nel garantire loro maggiori diritti. Gradirei però che imparassero l’italiano invece di fare esami di scuola guida in cinese o curdo. Non per niente, ma la polizia stradale poi non le parla queste lingue…
    Dico insomma che la classe politica è doppimente colpevole: non ha mai affrontato il problema immigrazione con un’idea basata sulla selezione di ciò che serve al Paese e sulle opportunità che questo Paese deve offrire per attirare gente in gamba, giovane, che lavora e possibilmente non ruba. E non ha neanche utilizzato quei pochi strumenti di cui dispone già adesso per limitare i danni. Ha invece preferito pavoneggiarsi con panem et circenses. Gli sponsor le altre capitali serie li usano per fare strade, marciapiedi, scuole, tubature, metropolitane. Da noi servono per Simon & Garfunkel…

  4. utente anonimo Says:

    per l’ultima volta: LASCIA IN PACE SIMON AND GARFUNKEL!

    M

  5. gau Says:

    Ma insomma, con quale dei due te la fai? O mio Dio, no. Non dirmelo…

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