Archive for novembre 2007

Eroi da balordi – Ventiseiesimo episodio

25/11/2007

Ancora una volta grandi tematiche per alleviare il peso di una solita maledetta, ordinaria domenica.

La fantastica letteratura di Lev Tolstoj. E soprattutto la grande invenzione del XXI° secolo: le serate a tema.

Buona visione.

 

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Mailman vs the Greatest (!?!)

25/11/2007

Gau, lo so bene, storcerà il naso. Definire MJ il più grande di tutti è una bestemmia per chi ha passato le elementari a tifare i Lakers di sua maestà Magic Johnson. Ma il titolo è preso in prestito dal sempre ottimo Play.it USA e poi il succo non è questo. Il succo è tornare, per pochi secondi, alla partita più grande della più grande serie di finale della storia dell’NBA: A.D. 1998, finale Chicago Bulls vs Utah Jazz, gara 6. L’ultimo atto di un mito.
Non so sinceramente se si rivedrà mai più un tale spettacolo sui parquets. I Bulls già cinque volti campioni che ri-sfidano i meravigliosi Jazz già sconfitti l’anno prima.
I Bulls del 1998 erano un sogno ad occhi aperti. Oltre a MJ, lo straordinario Pippen, il talentuoso Kukoc ed il bastardo per eccellenza Rodman. Io e Gau, un pò perchè ci piace tifare per chi è sfavorito un pò perchè amavamo la maggiore logica linearità della squadra mormone, tifavamo spudoratamente i Jazz. Che squadra! Un playmaker semplice, razionale ed infallibile dalla distanza (Stockton) e un cecchino dalla classe immensa (il "postino"  Malone) a comandare una brigata incorruttibile di grandi giocatori (su tutti il commovente Hornacek). Di quella partita tutti ricordano i secondi finali (che allego, con MJ che ruba palla a Malone e regala il sesto anello ai Bulls). Io ricordo poco dei particolari. Ricordo 6 partite fantastiche giocate ad un livello strabiliante. In cui tifavi per i Jazz ma poi crollavi sul divano di fronte all’ennesima mostruosità di MJ o di Pippen. Ricordo la mitica frase "se entra anche questa mi alzo e me ne vado…" di un geniale Flavio Tranquillo di fronte ad un meraviglioso Stockton che non la voleva smettere di replicare alle triple di MJ con la stessa pasta (come non si faceva a tifare per lui, bianco, un pò basso, bruttarello che "osa" sfidare l’Airman…).
Ricordo un grande momento di Basket, e non è poco.

Prima di farla finita…

25/11/2007

Ringrazio di cuore il mio Guardian che pensa proprio a tutto.

guardianCliccare sull’immagine.

La Libertà di Silvio

24/11/2007

berlusconiPrima o poi un post articolato e di riflessione su cosa Silvio Berlusconi ha rappresentato e rappresenta per l’Italia andrà fatto. Magari lo faremo a sei mani visto che ogni balordo ha una sua idea, piuttosto complicata in verità.

Ma intanto c’è l’ennesimo carpiato difficoltà 3.2 da analizzare. La creazione del Partito del Popolo della Libertà o come accidenti si chiamerà, va guardata sotto diversi punti di vista: uno emotivo, uno mediatico, uno tattico e uno strategico. Questo perché resto intimamente convinto che al di là di ciò che se ne può pensare, Silvio Berlusconi resta – insieme a pochissimi altri (Bossi, ad esempio) – uno dei migliori "animali politici" di questa disgraziata Seconda Repubblica.

Proviamoci.

Sul piano emotivo, non c’è alcun dubbio. L’uomo incarna una tradizione simil-populista, certo. L’immagine dell’ex premier che letteralmente aggrappato al predellino di un auto arringa Piazza San Babila può evocare Peron e i suoi descamisados, ma è altrettanto vero che l’uomo che si issa su un barcone al centro del Tevere per "combattere da solo la sua battglia" in una giornata uggiosa di fronte a qualche centinaio di persone infreddolite merita qualche riflessione in più. Come rilevava giustamente Marish, quell’immagine suscita tenerezza, persino simpatia. E’ l’immagine di un uomo politico che – dal suo punto di vista – ci mette passione, volontà, grinta. E questo, inutile negarlo, alla gente piace. E piace perché è uno dei pochi a mostrare queste qualità. E’ un istrione apparentemente istintivo, ma è soprattutto uno che si diverte. Per tutti coloro i quali pensavano che Silvio Berlusconi fosse entrato in politica solo per risolvere gli affari suoi (cosa che certamente ha fatto) la smentita arriva dal fatto che, pur risolti i suoi problemi, il Cav. è ancora lì. Proprio perché gli piace. La cartolina di Piazza San Babila dice questo.

Sul piano mediatico è stato un successo. Ovvio. L’uomo gioca con i mezzi di comunicazione come Maradona palleggia con un’arancia. Sembrava a terra dopo la mancata spallata? Gli alleati gli davano addosso? Gli avversari lo schernivano? Voilà. Ecco che il prestigiatore tira fuori dal cilindro il coniglio del nuovo partito battezzato nel bagno di folla. Giornali e televisioni non parlano d’altro da giorni. Gli altri, tra livore (Fini), stupore (Casini), ammirazione (Parisi) ed esaltazione (Ferrara), restano a guardare. Giù il cappello.

Sul piano tattico, la novità non è tanto il nuovo partito, ma la disponibilità a parlare con Veltroni di legge elettorale. Silvio ha capito che il Governo Prodi non potrà cadere con una crisi al buio, ma solo dopo che sarà stato individuato un percorso chiaro che a) consenta ai parlamentari di arrivare ai fatidici due anni e mezzo di legislatura per percepire la pensione (quindi non prima del 2009), b) che consenta al Pd di arrivare al voto dopo essersi scrollati di dosso l’immagine di un Governo Prodi non proprio adorato dall’opinione pubblica, c) che produca una legge elettorale in grado di sventare il referendum, di abolire il "porcellum" di Calderoli e di rendere governabile questo povero Paese. Un vero rompicapo. E allora si discuta con Veltroni di proporzionale puro o sistema tedesco (che, giova ricordarlo, sono due cose diverse) per arrivare ad una soluzione il prima possibile. Silvio non dimentica che tra poco la finanziaria torna al Senato con il pacchetto welfare su cui Dini e sinistra radicale si azzuffano. Se riesce a strappare uno straccio di accordo al leader del Pd e nel frattempo il governo (che ha posto la fiducia) cade sul welfare, allora c’è qualche speranza di votare nel 2008.

Sul piano strategico il disegno è più ardito e al contempo pieno di incognite. Nascita del partito e disponibilità al dialogo sulla legge elettorale vanno a braccetto verso un obiettivo ambizioso. Silvio non vuole più sentir parlare di alleati e coalizioni: seguendo in questo l’esempio lanciato dal Pd, punta ad un sistema con due grandi partiti (entrambi intorno al 30%) intorno ai quali ruotano tutti gli altri e che, all’occorrenza, possono governare insieme in una grande coalizione in caso di pareggio o emergenza. Per fare questo, Silvio ha deciso di lasciar perdere le lunghe e farraginose procedure di "fusione fredda" tra partiti, già sperimentate dal Pd con scarso successo, ed appellarsi direttamente al suo capitale, gli elettori. Se saprà costruire un processo di formazione del nuovo partito coinvolgente per la gente, il gioco può anche riuscire. Secondo lui, Fini non si può muovere e prima o poi tornerà all’ovile e lo stesso Casini, se mai anche dovesse fondersi con Dini e Mastella, di certo deve scegliere tra Pd e PPL per fare alleanze, diventando solo una semplice opzione e non una forza decisiva come vorrebbe.

I rischi di questa strategia sono principalmente due: il primo è che il partito sia solo Forza Italia e Circoli della Libertà più qualche transfuga invece di una forza che offre una nuova proposta politica, una classe dirigente rinnovata, etc. Il secondo è che Pd e PPL non riescano – bloccati dai piccoli partiti – a trovare un accordo sulla legge elettorale adatta al disegno di una governabilità incentrata su due partiti (io e Marish continuiamo a ritenere che il massimo sarebbe il doppio turno. Speriamo che W e S ci ascoltino…). A quel punto, l’unica soluzione sarebbe appoggiare il referendum di giugno 2008. E probabilmente sia Veltroni che Berlusconi, oltre che Fini, lo farebbero. 

Intanto Veltroni e Berlusconi, prima dell’incontro ufficiale del prossimo 30 novembre, si sono già incontrati in gran segreto. Non è un inciucio. E’ il tentativo di far sì che i due principali partiti possano applicare i loro programmi e le loro idee senza dover subire quotidianamente i ricatti di partiti del 2% o meno.

Tutto questo, e sicuramente molto altro, c’è dietro l’apparente mossa da "casserolero" di Silvio. Che, guarda caso, non accusa più gli ex DS di essere "comunista", bensì di essersi staccati da "ideologie e ideali", di essere solo attaccati al potere. Insomma di essere "un partito senz’anima".

Detto da uno che, con svariate ville in Sardegna e alle Bermude a disposizione, a novembre va in barca sul Tevere per ragioni di lotta politica, è un’accusa seria.

 

 

Cartoline da Piazza San Babila

21/11/2007

Prima le immagini, poi le parole.

 

Si incontreranno venerdì 30. Vediamo.

 

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Daje Silvio!

18/11/2007

No. Non sono Gau. Lo so, può sembrare.
E non sono nemmeno impazzito.
E allora? E allora, complice la penuria di Internet (Telecom DEVI MORIRE!), mi dedico alla Tv con maggiore attenzione. E mi sono "goduto" questa vergognosa farsa della Finanziaria in tutto il suo splendore.
Ha ragione Sergio Romano. Gli ultimi dieci governi non hanno avuto un disegno politico. Non si riesce piu’ a vedere un Governo che prepara la Finianziaria con un progetto. E’ un vergognoso gioco delle parti in cui ognuno tira dalla sua e la figura dei poveracci ce la fanno i Padoa Schioppa e i Tremonti della situazione. Questo paese è economicamente alla frutta ed ha bisogno come il pane di una progettualità vera.
Quindi il nodo è tutto lì: la riforma elettorale. Non è possibile infatti che sono quindici anni che i vari Governi si trovino a dover gestire i ricatti minatori delle piccole controparti. Dini è al centro dell’attenzione. Ma sono in tre! Cazzo se non lavorassi lontano da Roma li avrei uccisi tutti e tre. Non voglio parlare di quei "mentecatti unti dal signore" della sinistra. Si meritano Chavez, Castro e i Peronisti.
E allora? E allora viva Silvio, cazzo! Ha passato cinque anni a dare retta alle fisime idiote di alleati dalla consistenza politica di un opossum. Ora gli stessi idioti fanno a gara a sbertucciarlo e a proporsi al centro-sinistra per riforme elettorali del cazzo. E lui. Lui tutto bagnato conduce la sua commovente battaglia contro i mulini a vento su un barcone al centro del Tevere. Mi ha quasi commosso. E’ l’unico che non sta facendo giochetti da mafioso ma combatte per qualcosa insieme a quell’altro poveraccio di Prodi (a cui va tutta la mia stima personale…).
Non ho mai votato Berlusconi e mai lo voterò, questo è sicuro, ma se invece di menarcela con sta storia della spallata capisse che in Italia l’unica via d’uscita passa da lui e da quei coglioni del Partito Democratico…
Premierato forte con doppio turno.
Un patto a due, insieme alla Lega. Ce la possono fare. E’ l’unico modo per mandare a cagare tutti i camorristi del nostro emiciclo: i Mastella, i Diliberto, i Casini, i Dini ed i Fini.
E’ che ci vuole coraggio.
Ed ha ragione Gau. Di coraggio nella nostra scena politica ce l’ha solo lui.
Daje leone. Daje tutti.

Eroi da balordi – episodio n.25

18/11/2007

Feudatari, vassalli, valvassori, valvassini, popolo grasso e popolo minuto. Orsini, Odescalchi, dell’Orso, del Grillo, Barberini. E naturalmente Brambilla Sforza.

Cruda e disincantata analisi del complesso ed incompiuto passaggio dall’aristocrazia terriera alla borghesia industriale e commerciale nella Roma contemporanea.

Con al centro il giusto quesito posto da Cianca, Pasquino del XXI° secolo.

Ma a voi, chi ve paga?

Eroi sul serio – sesta puntata

17/11/2007

Sui giornali se ne ricomincia a parlare meno. L’Iraq non fa più notizia.

In fondo, meglio le piccole guerriglie di casa nostra italiani – romeni (e rom), ultras – polizia, ragazze inglesi contro resto del mondo.

We are all mentally fed up with this.

 

Salto (della quaglia) di qualità

16/11/2007

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Roma, 13 novembre 2007 – Elisabetta Tulliani parla per la prima volta della relazione con il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, dal quale aspetta una bambina. "Tra pochi giorni io e Gianfranco diventeremo genitori di una bambina. Siamo contenti, molto. Presto saremo una famiglia normale", ha dichiarato al settimanale ‘Chi’.

  "Io e Gianfranco ci conosciamo da due anni. Ci siamo incontrati per la prima volta due anni fa all’ambasciata statunitense per i festeggiamenti del 4 luglio: i miei genitori sono amici dell’ex ambasciatore. Poi – spiega – in altre occasioni ufficiali. Piano piano ci siamo accorti che ci capivamo al volo. Ci siamo presi, insomma. È stata una cosa naturale". Confessa di essere rimasta colpita dal suo fascino e dalla sua intelligenza: "E’ sicuro di sé, ma con una dolcezza incredibile".

Quanto alla passata relazione con l’ex presidente del Perugia Calcio Luciano Gaucci, Elisabetta Tulliani conferma: "Sarebbe sciocco negarlo. Allora avevo 28 anni, ero libera e lo era anche lui. Ci siamo frequentati e questo rapporto mi ha arricchito anche professionalmente".

(da Quotidiano.net)

Dunque, ricapitoliamo. Elisabetta Tulliani, amica del figlio di Luciano Gaucci. A 28 anni si "mette" proprio con papà Lucianone, che ne fa addirittura il Presidente della Sambenedettese. Anni dopo, nel 2005, conosce il Ministro degli Esteri. Scocca la scintilla. Ora è all’ottavo mese di gravidanza. Gianfranco Fini e la moglie si sono separati a giugno. Poi luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre…ooops…

"Presto saremo una famiglia normale" dice Elisabetta.

Proprio quello di cui Gianfranco Fini parla da una vita.

Rino Gaetano omaggio n’3

13/11/2007

Da auentico terrone (metà siciliano e metà pugliese) non posso che amare questa canzone! Ciao Rino.