L’Italia vista dalla CIA

italiaVistaDaCiaUn libro molto interessante. Non esaustivo, si intende. Chi lo compra per trovarvi finalmente la soluzione ai misteri d’Italia, per scoprire chi c’era dietro alle vicende più torbide del nostro Paese, per cercare un colpevole, butta 18 euro.

Perché partirebbe dal presupposto sbagliato, dal punto di partenza dietrologico e tutto italiano che c’è un burattinaio che muove i fili, meglio se straniero, che i buoni stanno tutti da una parte ed i cattivi tutti dall’altra, che la politica è solo ideali e sogni e non anche "sangue e merda", come diceva il maestro socialista Rino Formica.

Questo libro, ben scritto da due corrispondenti de La Stampa, Mastrolilli e Molinari, raccoglie alcuni interessanti rapporti della CIA, dell’Ambasciata USA a Roma e dei Consolati americani in giro per l’Italia sugli avvenimenti principali del periodo 1948-2004 nel Belpaese. Naturalmente le fonti sono più copiose nell’immediato dopoguerra e scemano via via che ci si avvicina ai giorni nostri, ma il quadro complessivo è comunque interessante perché fa emergere alcuni elementi chiave apparentemente scontati.

Il primo è che la CIA viene inquadrata per quello che in gran parte è, cioè un sofisticato, efficiente ed attendibile centro di analisi politica. Poco o nulla viene concesso al cosiddetto "lato oscuro" dell’intelligence americana, certamente perché i documenti relativi ad azioni di vero e proprio spionaggio o intervento nelle vicende interne altrui scarseggiano, ma anche perché – è questo il messaggio principale del libro – il ruolo della longa manus a stelle e strisce nel nostro Paese è stato ampiamente sopravvalutato da alcune correnti storiografiche e politiche.

Il secondo è che viene smentito il luogo comune che vede gli Americani un Paese di bambinoni che non capisce un accidente di ciò che accade in una terra leggermente più distante del Massachussets. Le analisi svolte nel periodo in questione sono raffinate, le chiavi di lettura corrette, le previsioni azzeccate o comunque realistiche. Gli Americani, insomma, ci hanno capito molto più di quanto non lasciassero credere. Che poi gli piacessimo davvero è un altro discorso.

Il terzo è che viene smentito un altro luogo comune: quello di non essere stati apprezzati. Leggete le pagine che parlano delle elezioni del 1948 o quelle relative alla sconfitta del terrorismo o quelle inerenti alla liberazione del Generale Dozier, rapito dalle BR. Scoprirete che quando vogliamo sappiamo essere qualcosa di diverso dal Paese di Pulcinella e che gli osservatori esterni sanno riconoscerlo.

Si parla di cose note, tipo il sostegno finanziario alla DC nei momenti critici (elezioni del 1948 su tutti), ma anche di cose divertenti, come la missione organizzata dal PCI negli USA nel marzo 1980 per far conoscere il nuovo corso impostato da Berlinguer: Dettagli come l’anonimo sostenitore di Reagan davanti a un comitato elettorale repubblicano che si avvicina a due dirigenti del PCI, Colajanni e Ledda, chiedendo loro di firmare per la candidatura del futuro Presidente, o come gli unici interlocutori da cui riuscirono a trovare udienza fossero in realtà un ex funzionario CIA e due senatori, uno dei quali disse di "amare l’Italia, peccato che ci siano i comunisti…"

L’ultimo elemento che emerge dal libro è che gli Stati Uniti sanno riconoscere i propri limiti. La prova? Questa frase, riportata da un documento CIA, a proposito del crollo della DC dopo Tangentopoli: "…un partito che abbiamo appoggiato, ma che non abbiamo mai capito fino in fondo".

Diciamolo. In fondo, anche noi.

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