Incontri ravvicinati del terzo tipo

Marco GialliniStamattina ho preso un aereo per tornare nella mia, nella nostra amata (?) Roma.

Un sedile avanti a me, nella fila opposta, lato finestrino, c’era un tizio dal volto familiare. Era accompagnato da una donna, carina, sui 40 (credo), biondina, occhi azzurri, bel fisico, un po’ alternativa. 

Riuscivo a scorgere solo il profilo del passeggero misterioso, coperto talvolta dagli occhiali da sole o da quelli da vista. Somiglia a qualcuno, mi dico. Ma non riesco a fare mente locale e allora mi rituffo nella copia dell’Herald Tribune di oggi, che graziosamente Alitalia concede – insieme ad un tramezzino di plastilina e ad un amaretto fatto con il nocciolo dell’albicocca (notoriamente sostanza di qualità scadente) – ai suoi fortunati viaggiatori.

Scendo dall’aereo, monto sul pullmino che porta all’uscita e continuo a fissare il tipo. Stavolta è di spalle, è alto, vestito in modo normale, sempre con la biondina a fianco. Ogni tanto si gira, ma solo per pochi attimi. Così, non lo inquadro.

"Non lo inquadro"? Dove ho già sentito questa espressione? E in quel momento, la rivelazione. Lo guardo e capisco. Lui si volta e finalmente lo vedo in faccia. E’ lui! E’ Marco Giallini. E’ Sergej. E’ uno dei nostri due eroi da balordi. 

Incredibile. Lo guardo bene. Attentamente. Ha i capelli più corti ma non c’è dubbio. E’ proprio lui. Sono colto da una sensazione di euforia e ammirazione. Il mio primo istinto è quello di avvicinarmi con fare timoroso, compìto, da fan a star, per rivelargli la predilezione estatica di un gruppetto di balordi (blogger e utenti accomunati) per le interpretazioni sue e di Mastandrea in "Buttafuori". Per dirgli che la Fox ha visto giusto a comprare il format. Che sarà un successo. E che lui è un vero "eroe da balordi". Che deve andarne fiero.

Mentre stavo per andargli incontro, ho pensato però che magari voleva stare per conto suo. Che magari non vedeva l’ora di tornare a casa con la biondina (la moglie?), che non aveva nessuna voglia di ascoltare un pazzo furioso che a Fiumicino lo ferma per decantare le lodi delle sue qualità espressive e delle sue battute al fulmicotone. Che magari poteva anche arrabbiarsi e addirittura rispondermi "morbido!" o "fai un passo indietro, respiriamo!" o persino "ragazzo, non ti inquadro!" o – non plus ultra – "occhio ragazzo. Qui finisce male!".

Ma ho pensato che sarebbe stato un onore. Credo anche di aver assaportao per un attimo il piacere di prendere uno sganassone da lui. E vantarmi per anni con gli amici di essere stato coinvolto in una rissa con Sergej. Con un eroe. Uno di noi. Ed allora mi sono deciso.

Mentre stavo per avvicinarmi, però, accade l’imponderabile. A Giallini e compagna si avvicina un tipo. Lo riconosco. E’ Sergio Castellitto.

No. Non ci riesco. Non posso avvicinarmi al terzetto. Sarebbe alquanto imbarazzante, mi dico, presentarmi alla signora, adulare Giallini, e fare i complimenti a Castellitto per "Stasera a casa di Alice" di Verdone, l’unica interpretazione che ricordo di lui.

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