L’allegra religione del voto

07-04-06Allegri. Ancora 24 ore o poco più e l’agonia sarà finita. Domani si vota per eleggere i rappresentanti dell’Assemblea Costituente del Partito Democratico e, di conseguenza, il suo Segretario.

E così si sarà consumato una volta per tutte il tanto atteso rito delle primarie. Un milione circa di persone si recheranno alle urne per scegliere tra i diversi equivoci il migliore. Ho già detto cosa penso del Partito Democratico e dell’idea che vi sottende. Culturalmente abborracciata, storicamente in ritardo, mal tradotta operativamente, almeno finora. Inutile insistere.

Ma se proprio dobbiamo giocare, allora facciamolo. Approfittando di una fastidiosa influenza mi sono avviluppato in una calda e noiosa serata sul divano davanti alla TV per assistere ad una puntata di Otto e mezzo proprio dedicata alla liturgia del 14 ottobre e ad un’intervista "barbarica" della Bignardi a Rosy Bindi. E ne ho tratto alcune conclusioni, tutte ugualmente sconfortanti.

La prima è che – fa sorridere, ma è così – in un dibattito tra Livia Turco (dalemiana di ferro ma in lista con Veltroni), Piergiorgio Gawronsky, Mario Adinolfi (entrambi candidati), Vittorio Prodi (in lista con la Bindi) ed Emanuele Macaluso le cose più interessanti ed intelligenti le ha dette il più anziano di tutti. Cioè quest’ultimo.

Già, perché Vittorio Prodi non sta bene. Si vede. E si sente. Alla incalzante domanda su quali sinao le effettive novità del Pd, il Grande Fratello si è trincerato dietro condivisibili ma scentrate dichiarazioni su ambiente, clima e centralità della persona. Perché Gawronski non si capisce bene cosa voglia, cosa pensi, cosa sia. Perché la Turco ha praticamente taciuto tutto il tempo, sentendosi evidentemente a disagio, salvo difendere in politichese stretto la scelta del Pd e negare che DS e Margherita fossero "al capolinea". Perché infine Adinolfi, che pure non sembra stupido, ha passato la serata a decantare la "rivoluzionarietà" dell’esperimento di democrazia diretta delle primarie (di per sé significativo, certo, ma non conclusivo) – tralasciando di indicare le idee innovative su cui dovrebbe poggiare il nuovo partito – a blandire Ferrara (che alla fine lo ha giustamente e ripetutamente preso per i fondelli) con citazioni su San Paolo e Sarkozy, a polemizzare con Macaluso ("lei non sta capendo" ha avuto il coraggio di dire…) con la stessa veemenza che userebbe un bambinone che dopo esser stato zitto perché troppo piccolo ora che è cresciuto vuole insegnare la vita a tutti.

Il vecchio saggio "migliorista", che a 83 anni è più lucido di tanti suoi colleghi o aspiranti tali, ha posto semplicemente alcuni interrogativi. Tutti fondati, secondo me. E’ possibile che abbia successo un partito "nuovo" fondato da una classe dirigente sulla breccia dal 1984 (gestione Natta del PCI)? Quali prospettive può avere un partito che si dice "plurale" ma dove in realtà tutti la pensano in modo diverso quasi su tutto? Con la Turco e la Binetti che sostengono entrambi Veltroni? Perché in tutti gli altri Paesi europei i Partiti socialdemocratici (laburisti inglesi, socialisti francesi, socialdemocratici tedeschi, socialisti spagnoli) cambiano gruppo dirigente, piattaforme programmatiche e proposte di governo ma mai il nome del partito, mentre in Italia avviene l’esatto contrario? E perché si dà tanto valore a queste primarie se le liste sono bloccate, se l’esperimento di Prodi non ha determinato alcun cambiamento e se lo schema delle candidature di Veltroni e gli altri sembra ricalcare quello del "non disturbate il manovratore" e della vittoria annunciata?

Poi ho visto la Bindi, che ha giustamente fatto notare – su pressione della bravissima Bignardi – che Veltroni fa troppo il candidato premier e poco il candidato a Segretario del Pd. Con idee di riforma ma spesso vaghe e in contraddizione tra loro, e soprattutto con la malsana idea di incalzare il governo in carica. La Bindi, invece, si è dimostrata fedele ed ortodossa (del resto, la appoggiano i familiari di Prodi, dalla moglie al fratello). Almeno merita rispetto per questo. Ma certo che se il Pd fosse affidato a lei sarebbe singolare.

Una parola anche su Enrico Letta. Credo che lo zio Gianni – che non passa per un pazzo incendiario – avrebbe fatto una campagna più aggressiva. Infine, la vignetta in alto a sinistra è un omaggio a Staino, anche lui intervistato dalla Bignardi ieri, che ha suscitato stima e tenerezza.

Allegri. Domani è finita. Domani è un altro giorno. Da domani cambia tutto.

Come diceva il Principe di Salina.

  

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