Onore ai veri rivoluzionari

Condivido buona parte delle affermazioni di kolchoz su Che Guevara, anche se da una prospettiva diversa. Storicizzare, ecco la parola chiave. Di icone pop ne abbiamo a sufficienza: ne abbiamo persino tra gli uomini politici attuali. Questo è il triste destino della politica occidentale: trasformare i suoi protagonisti in icone pop prae-mortem. Perché la società non può aspettare i comodi del Padre Eterno.

Non condivido nulla del messaggio guevarista. Ancor meno della giustamente criticata teificazione dell’uomo. Devo dire ad onor del vero che la ricerca storiografica si starebbe concentrando su alcuni scritti in cui il Che prende le distanze dall’URSS e dal socialismo reale, per affidarsi completamente all’utopia. Sembra che tali scritti siano a Cuba, censurati da Fidel.

Ma non è questo il punto. Il punto è che tipo di utopia sognamo. E di conseguenza che tipo di rivoluzione sbandieriamo. Personalmente ho un debole per la "religione della libertà" dei monaci budisti a Myanmar (daje!) ma ne ho altrettanto per ragazzi atipici, coraggiosi, eroici che sopravvivono quotidianamente nel pantano iracheno. O per quelli che all’università di Teheran protestano contro Ahmadinejad ed il regime degli Ajatollah.

 

 Da Repubblica. it di oggi.

Gli incidenti sono avvenuti oggi nel campus dell’Università di Teheran
Negli slogan il leader khomeinista paragonato al dittatore cileno Pinochet

Iran, studenti contestano Ahmadinejad
duri scontri con i giovani filoregime

<B>Iran, studenti contestano Ahmadinejad<br>duri scontri con i giovani filoregime</B>

Guardie della Rivoluzione in Iran

TEHERAN – Sfidando la repressione e il duro regime khomeinista, un centinaio di studenti dell’Università di Teheran ha organizzato oggi una manifestazione di protesta nel campus dell’ateneo contro Mahmoud Ahmadinejad. Il presidente iraniano era atteso per il discorso di inaugurazione dell’anno accademico, ma i giovani lo hanno contestato con duri slogan. Tra le urla dei manifestanti anche "Ahmadinejad è come Augusto Pinochet, ma l’Iran non diverrà come il Cile! Morte al dittatore!".
Gli studenti hanno chiesto a gran voce anche la scarcerazione dei compagni detenuti dopo le precedenti rare occasioni di protesta. In particolare lo scorso dicembre, sempre in occasione di un intervento pubblico del presidente, ma in una diversa sede universitaria, un gruppo di giovani si era messo a protestare contro l’arresto di un leader studentesco, noto per i suoi atteggiamenti critici nei confronti del regime degli ayatollah. Ahmadinejad era stato interrotto più volte, e alla fine aveva dovuto lasciare la scena senza riuscire a terminare il discorso. Parecchi tra i contestatori in seguito erano stati espulsi dai corsi, o addirittura fermati dalle forze di sicurezza.
Oggi a prendere le difese di Ahmadinejad, prima ancora che i servizi di sicurezza, sarebbero state alcune decine di studenti fedeli al presidente iraniano. Dopo aver sbarrato le strade interne alla cittadella universitaria al corteo di protesta, gli studenti filogovernativi hanno ingaggiato veri e propri scontri di piazza con i contestatori. Gli agenti delle unità scelte della polizia in assetto anti-sommossa hanno preferito non intervenire, limitandosi a presidiare il campus, ma permettendo così alla contromanifestazione di avere la meglio.

Dell’episodio si sa poco altro perché il resoconto dell’agenzia di stampa semi-ufficiale ‘Fars’, ricostruito grazie ai racconti di alcuni testimoni oculari che hanno chiesto di rimanere anonimi nel timore di rappresaglie, non ha fornito ulteriori dettagli.

Questo tanto per dare un sano schiaffone a tutti quelli che pensano che la democrazia sia un involucro ammuffito buono solo per coprire la vergogna della nostra ipocrisia di occidentali.  Alzandoci per una volta dalle poltrone in cui sprofondiamo sazi e annoiati o evitando di perderci nelle inutili e cialtronesche manifestazioni studentesche nostrane, per una volta dicevo, potremmo scorgere il profilo di chi la libertà non l’ha mai vista.
Ma non per questo si arrende. Fino a morire, se necessario.
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4 Risposte to “Onore ai veri rivoluzionari”

  1. utente anonimo Says:

    Sarà…
    Ma di la verità. Quanto ti sarebbe piaciuto fare il Pasdaran…

    M

  2. gau Says:

    Lo ammetto…un pochino sì…

  3. utente anonimo Says:

    Pieno sostegno a questi studenti. Nessuno inneggia al regime degli Ayatollah.

  4. utente anonimo Says:

    Si potrebbe accumulare il tutto sotto un’ottica fatta di rifiuto di oppressioni. Fisiche, come quella degli abitanti del Myanmar, di origine religiosa, come quella che vivono gli abitanti dell’Iran, dovuta all’assenza dello stato e a causa di una costante guerra civile, come in Iraq, dovuta all’essere costantemente dei “prigionieri” come i palestinesi, dovuta alle aberranti disparità economiche e di sviluppo, come nell’America Latina e in Africa. Cioè un movimento che chieda, che ne sò, che il governo di Maputo possa dare la priorità alla costruzione di Ospedali e scuole piuttosto che rientrare dei debiti internazinali mi sembra un movimento che a suo modo chiede libertà, come i monaci del Myanmar (verso i quali sono totalmente solidale)

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