Ernesto Guevara de la Serna

CGEsattamente 40 anni fa, il 9 ottobre 1967, moriva a 39 anni Ernesto Guevara de la Serna, detto il "Che", crivellato di colpi a La Higuera, in Bolivia.

L’America centrale e meridionale tuttora lo venera. Una parte dell’Europa ne ha fatto un’icona di una rivoluzione tutta sigari e ponchos che per sua fortuna non ha mai conosciuto. Il giudizio storico è molto più complesso, fatto com’è di istanze sociali e popolari incardinate in un sistema politico bipolare che poco spazio lasciava ad avventurieri "libertari".

La mia impressione è che la sua esperienza, di cui personalmente non condivido un accidente, sia stata triturata, sminuzzata, digerita e ricomposta dalla nostra cultura pop, che ne ha travisato le intenzioni, il pensiero e le azioni, trasformando un personaggio dai tratti anti-democratici ma con sue peculiarità in un eroe da Settimo Cavalleggeri. Contro i cattivoni della CIA, il capitalismo tutto intero, addirittura contro Fidel Castro, troppo "regime" e poco "movimenti". Soprattutto in Europa, ma ancor di più in Italia, Guevara è divenuto un’effigie da agitare in ogni occasione.

Agli scioperi degli studenti, alle manifestazioni operaie, ai concerti del Primo Maggio, nei centri sociali, persino ai Gay Pride (lui che di omosessuali a Cuba ne ha fatti uccidere diversi) e da ultimo al V-Day di Grillo (compariva una bandiera che il comico genovese in un raro lampo di lucidità ha fatto abbassare). C’è persdino chi a destra invidia una figura di questo genere e tenta goffamente di appropriarsene. E’ incredibile la nostra capacità di trasformare in un idolo qualsiasi cosa che abbia un vago e tenue legame con le battaglie che crediamo di combattere nella nostra piccola vita quotidiana.

In questo è stato più fortunato il Subcomandante (sub perché il Comandante era sempre e solo Che Guevara) Marcos. Lui ha incontrato Bertinotti e da lì la sua popolarità ha cominciato a regredire, come il Tevere ad agosto. Al Che questa questa suerte non è toccata. Lui ormai giace nel fondo delle nostre coscienze ormai sgualcite dal sonno.

Peggio. Giace stampato su un cumulo di magliette, di solito rosse, di bandiere, di foulard, persino di teli da mare. E quel che è insopportabile, giace nelle canzoni di un ex dj che ora fa il cantante impegnato e parla di "un’unica grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa…" oppure nei servizi televisivi dedicatigli periodicamente da un giornalista italiano che ama trovare un’unica linea di discendenza politica, filosofica e culturale tra Che Guevara, Fidel Castro, Muhammad Alì e Diego Armando Maradona.

Hasta la vergüenza siempre, querido Ernesto.

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2 Risposte to “Ernesto Guevara de la Serna”

  1. Uncas Says:

    http://splendor.splinder.com/post/14154422#comment

  2. kolchoz Says:

    Su molte cose hai ragioni da vendere: purtroppo l’omofobia, il razzismo e anche la cecità del Che fu enorme e imbarazzante. Tanto più che ora come ora, come disse Sabina Guzzanti in una sua riuscita imitazione, al Che manca solo di apparire su un’apposita linea di patatine fritte!
    Comunque anch’io ho in embrione un qualcosa sul comandante Che…un po’ diversa ma non agiografica. Per le agiografie basta chiedere a un 20enne rintronato…o a Marione!
    K

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