Lezioni di democrazia

Ognuno la può pensare come vuole.

Certo, gli Americani commettono errori. A volte molto gravi. Con ripercussioni ovviamente tremende, trattandosi della prima potenza mondiale. Hanno invaso l’Iraq per motivi politicamente inesistenti, economicamente superati e per di più mentendo. A suo tempo, abbiamo (come moltissimi altri) stigmatizzato questa decisione. Non per vago e sentimentale pacifismo, ma per ragioni strategiche concrete.

Eppure non finiscono mai di darci lezioni. Hanno invitato il Presidente iraniano Ahmadinejad a parlare in una delle loro più prestigiose università – la Columbia University di New York – e gli hanno consentito di dire liberamente le scemenze che da tempo la marionetta degli Ayatollah (lo potevano scegliere almeno più elegante) va predicando.

Ma non è un generico afflato di libertà di pensiero e di espressione. Gli Americani sono liberali, non scemi. Davanti ad una platea di studenti, il rettore dell’Università – Lee Bollinger – ha sottolineato punto per punto le malefatte del Presidente iraniano e del suo regime. Senza falsi pudori, senza moralismi, senza peli sulla lingua, gli dà del "ridicolo" e gli dice di credere "che non avrà il coraggio intellettuale di rispondere alle nostre domande". Affinché gli studenti americani – e chiunque ascolti l’intervento di Ahmadinejad – sappia veramente quali sono i pilastri ideologici ed i comportamenti quotidiani della teocrazia iraniana. Sembra banale, ma non lo è. L’altra faccia della medaglia della libertà di espressione è la libertà di critica. Un concetto assimilato da loro, indigesto per noi.

L’invitato, da parte sua, ha sciorinato il solito copione da "strafottente tranquillo", non rispondendo alle incalzanti domande rivoltegli, continundo a negare l’Olocausto, scagliandosi contro l’esistenza di Israele, ribadendo che la sua corsa al nucleare non ha scopi militari, ma civili e dunque pacifici. Sarà.

A me ha convinto di più Bollinger. E tutti coloro i quali sono andati sì di fronte all’Università a protestare ma senza impedirgli di parlare, senza lanciare bulloni, uova o altri oggetti contundenti. E ho pensato che studiare alla Columbia – e in molti altri atenei americani – non deve essere male.

Ho pensato anche che oltreoceano discutere di questi temi ha ancora un significato. E lo ha ancora di più farlo davanti a ragazzi di 20 anni. Da noi non ha più senso. Non ce ne frega nulla. Molti, se va bene, ne parlano solo con un occhio rivolto alle beghe politiche interne. Tutti gli altri ascoltano. Ma, sia chiaro, sempre con un occhio rivolto al celebre "Lato B" delle ragazze di Miss Italia.

Buona visione. Ossigeniamoci le meningi.

E infine, le domande. E quel che è peggio, le risposte.

 

E momenti di comicità più o meno volontaria.

 

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