Clint Eastwood

06-14-06_0011Solo in America può succedere una cosa del genere. Solo lì un attore giovane, carino e alle prime armi, un po’ snobbato per la presunta inespressività, approdato alla ribalta per ruoli da duro, freddo e cinico ramingo del western, può diventare uno dei registi più sensibili, delicati, geniali e coraggiosi del cinema mondiale.

Noi lo abbiamo adorato subito, è ovvio. Il protagonista dei grandi film di Sergio Leone, quello con due espressioni "una con il sigaro e una senza" secondo il Maestro, non poteva non essere un idolo. Non è un caso che tra "le basi" di questo blog ci siano lui, Leone e Morricone. Poi la saga dell’Ispettore Callaghan, una delle pietre miliari del poliziesco, lui sempre più duro – anche se il cliché del cinema a stelle e strisce gli impone sotto sotto un cuore tenero da "buono" – e tanti altri ruoli esaltanti.

Poi è successo qualcosa. Qualcosa che a Hollywood non si può dire che sottovoce, che il pubblico non gradisce, che la critica si affretta ad utilizzare per demolire il personaggio. Clint invecchia. Si può invecchiare in molti modi: puoi fare plastiche per perpetuare in eterno il tuo personaggio e vivere per sempre di quello, puoi rincoglionirti del tutto, puoi rassegnarti e sparire, oppure puoi mostrare quello che la nuova età ti porta di buono, saggezza, maturità, esperienza, ed avere il coraggio di condividerlo.

Il nostro ha scelto questa strada. Sapeva di avere qualcosa di buono da dire, sapeva di aver lavorato con maestri che gli hanno insegnato qualcosa, sapeva di potersi permettere il lusso di dire quello che pensa. Ha 77 anni, è un mito e se ne frega. Così sotto i nostri occhi si compie una meravigliosa metamorfosi: il duro, il volutamente inespressivo, il divo della legge del taglione e del braccio violento della legge si lascia solcare dalle rughe del tempo, lascia che la sua testa riversi i suoi pensieri ed il suo punto di vista sulla macchina da presa, lascia che il cuore prenda il sopravvento.

E dunque l’ispettore Callaghan, il texano dagli occhi di ghiaccio cede il passo all’ironia degli Spietati, alla agrodolce storia d’amore dei Ponti di Madison County, alla malinconia di Un Mondo Perfetto, alla denuncia sociale di Fino a prova contraria. Un miracolo, ma non finisce qui. Clint inizia ad indagare sui lati più reconditi dell’animo umano, cresce ancora, allarga il suo sguardo, più invecchia e più diventa profondo. E vedono la luce autentici capolavori: Mystic River, Million Dollar Baby, Flags of our fathers e Letters from Iwo Jima. In ognuno di questi Clint decide di colpire lo spettatore con ciò che di più contundente esista, l’uomo, i suoi istinti, le sue abiezioni, i suoi sogni, i suoi incubi.

La violenza sui minori, l’eutanasia, la guerra. E non viste con gli occhi del poliziotto dai modi bruschi e dalla pistola facile, ma vissute con l’esperienza dell’uomo che legge, si interroga, si pone domande a cui sa di non poter dare risposte. Non dimenticherò mai il pugno nello stomaco che ho ricevuto alla scena fatidica di Million Dollar Baby. Lì ho capito che Clint sarà veramente immortale.

Come se non bastasse, Clint ha scritto le splendide musiche di alcuni dei suoi più celebri film. La ciliegina sulla torta per un genio poliedrico, versatile e sempre proiettato verso il futuro dalla sua straordinaria curiosità verso il presente. Grande valorizzatore di talenti, come il regista e sceneggiatore, Paul Haggis, Clint è la dimostrazione che invecchiare è cosa diversa dall’essere o sentirsi vecchi.

Basta mantenere lo stesso spirito, quello che gli faceva chiamare "stronzo" tutti quelli della troupe degli spaghetti-western di Sergio Leone perché a volte il Maestro lo apostrofava in quel modo e lui, giovane e ingenuo, pensava si trattasse di un modo come un altro per dire "guy" o "man"…

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2 Risposte to “Clint Eastwood”

  1. alteredo Says:

    Guarda cosa dice Paul Haggis di Clint Eastwood…
    ciao
    Alteredo

  2. gau Says:

    Complimenti. Bella intervista.

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