Bluff – storia di truffe e di imbroglioni

foto03Signori, non ci siamo. Proprio no. Il boccone amaro del Partito Democratico non è solo indigesto per chi ha avuto una gloriosa storia alle spalle. Rischia di soffocare una volta per tutte questo asfittico Paese.

Qualche settimana fa, per uscire dall’angolo in cui li avevano cacciati i picchiatori Corriere della Sera, Confindustria, Repubblica, parte della magistratura, organismi internazionali, etc., Fassino e D’Alema calano l’asso (secondo me a malincuore, qualcuno dice addirittura sotto ricatto) e candidano Uolter per la leadership del nascituro Pd.

Il nostro, in effetti, non sembra farsi pregare troppo e accetta di buon grado. Di colpo, il Corriere plaude, Repubblica annuisce, Montezemolo esulta. Tutti unanimi nel giudicare, dopo questa mossa, finito il tempo del governo Prodi. Difficile immaginare che Veltroni si faccia cuocere a fuoco lento come Segretario del Partito e Sindaco di Roma per quattro anni, rischiando di entrare in conflitto con il Governo mentre elabora un nuovo programma per la sua creatura.

Sembra tutto chiaro quindi. E invece no. Perché Uolter rischia di essere incoronato il 14 ottobre senza uno straccio di avversario, in compenso "affiancato" da una serie di liste che pur richiamandosi al suo nome per la scelta del leader mirano a condizionarne l’operato creando sin da subito un sistema di correnti. Tanto per far capire chi comanda. Questi rischiano di ripetere l’esperienza delle "primarie-plebiscito", con l’aggravante di un sistema di voto – peraltro ancora ignoto – che si preannuncia complicato e poco trasparente. Nel frattempo, Prodi e Parisi mandano affettuose "stoccate" al nuovo che arranca: non si faranno buttare a mare facilmente.

Come se non bastasse, er grande sindaco comincia a comportarsi più come il leader di una coalizione e candidato premier piuttosto che come futuro capo di un partito che aspira a cambiare il volto del Paese. Il discorso di Torino dà più colpi a cerchi e botti di quanti ne abbiano presi Prodi e D’Alema dalla stampa in questi giorni. Poi sostiene il referendum sulla legge elettorale, ma non firma.

Per carità. Non mi impressionano i tatticismi e le scelte di convenienza o di opportunismo. La politica è questo ed altro. Ciò che è grottesco è che prima non si doveva parlare del leader perché era troppo presto, il partito non c’era ancora e bisognava prima dargli una forma, un’anima, un programma. Ora è l’esatto contrario: si parla solo del leader (e di fantasiosi quanto ipotetici sfidanti), mentre di cosa si vuole fare non c’è più traccia.

Sarà forse interessante sapere cosa questo Pd intende fare per risolvere il problema della proliferazione dei partiti? Sarà utile dire due parole sulla linea da tenere per le pensioni? Troppo comodo dire che non si prende posizione perché vanno rispettate tutte le anime del governo. Cosa dovremmo fare per sentire uno straccio di posizione su un tema? Aspettare il 2011?

Onestamente – anche se non è l’avverbio più adatto – Craxi, Andreotti, Cossiga e gli altri della cosiddetta Prima Repubblica non meritano neanche un filo di rimpianto?

 

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3 Risposte to “Bluff – storia di truffe e di imbroglioni”

  1. utente anonimo Says:

    Che bello vedere che, alle soglie dell’età di cristo, il buon Gau non perde lo smalto…

    il suo umile fidato servitore
    M

  2. utente anonimo Says:

    Bell’intervento, pecato per il finale. Nel senso che, secondo me, molte questioni sono figlie dei problemi lasciati insoluti dalla prima repubblica. Non nello specifico, chiaramente, ma nell’aver allevato ua classe dirigente futura all’insegna del governare attraverso piccolissimi passi e, sostanzialmente, all’insegna del “Non scontentiamo nessuno”. Ognuno risproduce i maestri che ha avuto!

  3. utente anonimo Says:

    Sarà. Ma una volta almeno la ricerca del consenso e del “non scontentiamo nessuno” nasceva dall’esigenza di tenere unito un Paese a rischio spaccatura per la guerra fredda. Oggi perché hanno paura anche della loro ombra.
    Aggiungo che alla fine dal 1948 al 1992 di decisioni ne sono state prese eccome: senza scomodare De Gasperi, parlo solo delle nazionalizzazioni di Fanfani, della riforma agraria, della lotta al terrorismo interno, della lotta all’inflazione, dell’abolizione della scala mobile, persino dell’aborto e del divorzio. Il debito pubblico che ci hanno lasciato nel 1992 era leggermente più alto di quello attuale (106%). Neanche quello sono riusciti a fare.Tanto di cappello a loro, a noi è rimasta solo la tesa.

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