Istanbul

P6300401[1]Fa un certo effetto essere svegliati dal Muezzin che alle 5 del mattino chiama i fedeli alla preghiera. Un canto dolente e gioioso al tempo stesso. Poco importa che ormai anche nelle principali moschee della metropoli turca, così come il suono delle campane di molte chiese occidentali, provenga ormai da dischi registrati.P6300344[1]  Fa un certo effetto entrare nella Basilica di Santa Sofia, prima chiesa cattolica poi moschea e infine per decisione di Ataturk trasformata in Museo nel 1934, e vedere un mosaico raffigurante la Madonna con il Bambino incastonata tra due enormi "scudi" che rendono evidente allo spettatore la traccia dell’avvento dell’Islam.P6300356[1] Non è facile descrivere l’effetto di vertigine che si prova passando dalle stanze del Topkapi, il leggendario Palazzo del Sultano, dal suo Harem e dai suoi splendidi troni e gioielli alle frenetiche vie di Taksim e Pera, brulicanti di giovani turchi e stranieri a caccia di bar, ristoranti e locali alla moda. 26-10-04_2051Come passare dai fasti dell’Impero Ottomano di fine ‘800 – primi ‘900 alla civiltà del Terzo Millennio chiudendo gli occhi, aspettando che il taxi sfrecci da Sultanahmet alla parte moderna della città.  P6300415[1]La presenza della Moschea Blu nella città è imponente e rassicurante. Entrare nel suo cortile lascia l’impressione dell’ingresso in un mondo a parte, separato dal resto del pianeta. Senza tempo, senza dimensione. Il luogo della preghiera è suggestivo e ancor di più lo sarebbe se immaginassi centinaia di fedeli prendere il posto di turisti accalcati che si tolgono le scarpe e indossano veli.P7010454[1] Il marchio che Istanbul imprime sulla pelle non è quello del macilento mausoleo a cielo aperto. E’ piuttosto quello di una città in impressionante, travolgente e a tratti preoccupante evoluzione. Una megalopoli in cui si sfiorano donne vestite all’occidentale, altre con veli civettuoli, colorati, addirittura sgargianti ed altre con veli neri integrali, con la vita che sgorga solo dagli occhi, venditori melliflui ma poco invadenti e manager proiettati verso il futuro, giovani con barbe lunghe e copricapo tradizionali 26-10-04_2243e omosessuali che si distinguono con chiarezza tra la folla, lustrascarpe e internet point. P6300392[1]I tram di ultima generazione che tagliano il cuore di una città che appartiene ancora a uomini che trasportano cianfrusaglie in un carretto e a colonie di gatti cui non manca mai da mangiare. Madrasse che diventano hotel di lusso, costruzioni avveniristiche che si fanno largo tra catapecchie in procinto di rovesciarsi addosso ai passanti indolenti e distratti. E barbieri e fruttivendoli aperti tutta la notte.27-10-04_0017 26-10-04_1108La decadenza è solo uno specchietto per le allodole. Dietro c’è una realtà che cresce, che ha fame di emergere, di mostrarsi al mondo. Non con protervia o aggressività, ma con una civiltà millenaria ed il senso degli affari. Vadano i sindaci delle nostre mini-metropoli a vedere come si gestisce il centro storico di una città. Vadano quelli che parlano di tolleranza in astratto a toccare con mano cosa è in grado di fare una "capitale" islamica, ancorché con una storia particolare, di quasi 12 milioni di abitanti. Una città che ha reagito con dignità e stile imperiali agli attentati sanguinari che l’hanno ferita. Senza piegarsi, senza snaturarsi. P6300408[1]Quello che io penso del possibile ingresso della Turchia in Europa, l’ho detto. So che non tutta la Turchia è come Istanbul. Ma so anche che Istanbul non è sola. E’ solo l’esempio più scintillante di come la storia possa evolversi in senso positivo. Ma bisogna investirci, crederci. Loro ci credono. Noi – come cantavano i CCCP – "invece di pensare", continuiamo "a salmodiare".

 

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