Tutti a casa

SORDI3Ho appena assistito ad una puntata (l’ultima quest’anno) di Ballarò davvero molto istruttiva. L’impressione che ne ho ricavato è avvilente, sconfortante. Ma soprattutto preoccupante.

Il tema della serata era l’uso (e l’abuso) delle intercettazioni sul caso della scalata di UNIPOL a BNL. Ma si trattava soltanto della "causa apparente" – quella che lo storico greco Polibio chiamava aition – che nascondeva in realtà ben altro. Lo scontro in atto tra un’intera classe politica e "altri poteri" del Paese: in sostanza, una resa dei conti che rischia di rimescolare di nuovo e profondamente le carte. Questo era il vero nocciolo della questione, la "causa vera", che Polibio chiama aitìa

Ho sempre irriso la definizione di "poteri forti", uno spauracchio di solito agitato alternativamente dall’una o dall’altra parte politica per trovare un alibi ai propri fallimenti. Ma di certo – come in tutti gli Stati del mondo – i politici non sono gli unici attori in gioco. Ci sono "altri poteri" che intervengono in modo più o meno legittimo nella vita democratica del Paese.

Da giorni ormai questi gruppi di pressione – forti della stanchezza e della disillusione dei cittadini, alimentata anche da operazioni probabilmente ad hoc come la pubblicazione del libro "La Casta" di G.A. Stella (Corriere) sui costi della politica – sparano ad altezza-uomo sull’intera classe politica. Il Corriere della Sera e la Stampa (ma anche Repubblica) hanno palesemente "sfiduciato" il governo Prodi e la sua maggioranza, ma anche Berlusconi e la sua CdL. Non passa giorno in cui non ci sia su questi giornali – soprattutto sul Corriere – un violento attacco all’esecutivo per lo scarso coraggio sulle liberalizzazioni, per l’aumento delle tasse, per la vicenda Visco-Speciale, per la vacuità del progetto "Partito Democratico". E per la vicinanza di alcuni esponenti della sinistra agli autori delle "scalate" estive di due anni fa. Berlusconi e i suoi sono definiti non più credibili e superati.

La pubblicazione delle intercettazioni su Unipol e di quelle di Ricucci (a due anni dallo svolgimento dei fatti) rappresenta un chiaro esempio di "vendetta" nei confronti di chi ha benevolmente guardato al tentativo del marito della Falchi di farla da padrone in RCS e nel Corriere della Sera. La Confindustria di Montezemolo da mesi funge da vera opposizione a questo governo, criticandolo come raramente era accaduto dal 1992 ad oggi e dando il maggior rilievo mediatico possibile alla sua piattaforma programmatica. Se a questo mosaico aggiungiamo anche la tessera della magistratura, il cui ruolo nella diffusione delle intercettazioni ed i cui risultati nelle indagini in corso non sono ancora ben chiari, allora il quadro è completo.

Tutto questo è emerso con lapalissiana quanto drammatica evidenza nella puntata di stasera. Sotto lo sguardo attonito di un insolitamente intimidito Floris, D’Alema e Casini si sono praticamente spalleggiati nella difesa sul contenuto delle intercettazioni cercando di tutelare non solo e non tanto loro quanto un’intera classe politica (DS coinvolti su Unipol, Caltagirone, suocero di Casini, Letta e Berlusconi, ma anche Prodi, Fassino, etc. coinvolti su Ricucci/RCS). Ad attaccare c’erano Paolo Mieli e il giudice Giancarlo Caselli.

Il primo ha chiaramente lanciato avvertimenti di tipo "mafioso", da un lato insistendo sulla necessità di chiarire chi ci sia dietro a Ricucci e dall’altro suggerendo ai due schieramenti politici di fare un accordo per le riforme. Il secondo ha sentenziato che la classe politica è in crisi.

Tradotto: il governo Prodi deve andare a casa, Berlusconi ed il suo conflitto di interessi idem. Via libera ad un governo di larghe intese o istituzionale, appoggiato dai partiti più volenterosi e modernizzatori, magari guidato da una personalità super partes (Monti? Draghi? Montezemolo?), meglio se fuori dalla politica. Per carità, tutto bene. Figuriamoci. Era lo scenario che noi balordi avevamo scherzosamente auspicato alla nascita di questo blog.

Noi però auspicavamo una presa di coscienza della nostra classe politica sulla necessità di dar vita ad una stagione di gestione condivisa del processo di riforme. Non che l’agenda politica fosse dettata da Corsera, Confindustria, Fiat, magistratura, corporazioni varie, Chiesa o altri. Perché in tal caso il danno diventa più grave. La politica finisce un’altra volta sotto tutela senza alcuna prospettiva di palingenesi o di autoriforma. E i grandi processi di trasformazione di un Paese, piaccia o no, li guida la politica.

D’Alema è stato il primo a capire il rischio. E’ stato il primo a parlare di "crisi della Politica", di "situazione simile al 1992", un po’ per smorzare le critiche degli "altri poteri", un po’ per svegliare alleati ed avversari. Purtroppo però, abile come sempre nella diagnosi, non è sembrato altrettanto risoluto nella prognosi.

C’è aria di burrasca, dunque. Un clima di stallo da cui non si sa come uscire. Un’atmosfera da "tutti a casa". E per descriverla neanche Polibio avrebbe trovato le parole.

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2 Risposte to “Tutti a casa”

  1. kolchoz Says:

    Hai ragione! C’è un però, molto più “complesso”…In fin dei conti la politica italiana (e non solo) è arrivata alla chiusura di un cerchio che aveva iniziato ad aprirsi quando ai tempi dei cobas era venuta meno la fiducia nelle figure “istituzionali”. Adesso, usando terminologie un po’ superate, anche la “borghesia” ha deciso di voltargli le spalle (a torto a ragione?)…Se cerco i motivi mi viene da pensare a quello che mi dicesti tu l’ultima volta che ci siamo visti: “Conosci qualcuno al quale la vita sia migliorata a seguito di decisioni importanti prese da un qualsiasi governo negli ultimi 15 anni?” è vero: è stata annichilita la pubblica discussione (non è un caso che l’ultima cosa per la quale la società civile si sia divisa siano i DICO), è stato scavlacato il sentimento “della base sociale” (io sono un profondo estimatore di Grillo, ma trovo di una tristezza inaudita che il politico più seguito sia un comico, come trovo di uno squallore raro che il più pungente analista politico italiano sia Corrado Guzzanti, un imitatore!), non sono state avviate profonde riforme. Se è inquietante che l’agenda politica venga dettata dal Corriere o dai Magistrati, è altrettanto vero che la classe politica italiana da quindici anni a questa parte glielo lo ha permesso, disattendendo (anche per problemi gestionali pratici della politica italiana) alla necessità costante di riforme.

  2. gau Says:

    Perfettamente d’accordo. Ma io, francamente, mi sono scocciato di assistere a “pseudo-rivoluzioni” tipo quella del 92 in cui poi al governo ci vanno – salvo l’eccezione “politica” berlusconiana – Amato, Ciampi e Dini…

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