La sfilata del 2 giugno

10_1Oggi è il 2 giugno. Festa della Repubblica. Sì, certo c’è la sfilata delle Forze Armate a Roma, in Via dei Fori Imperiali. L’orgoglio della nostra nazione, in buona parte giustificato. I nostri soldati – indipendentemente dal giudizio politico su alcune missioni – hanno spesso fatto un ottimo lavoro, con meno mezzi di altri e pari impegno.

Ma c’è un’altra sfilata che mi interessa. Che dura un po’ più di una semplice mattinata. Anzi, dura da qualche giorno ed è sempre uguale a se stessa. E’ quella dei carri allegorici della nostra politica e di tutto ciò che la circonda (giornali, banche, imprenditori, etc.). Questo evento purtroppo non ha copertura televisiva. Bisogna avere un po’ di fantasia ed immaginarsela. Provo a proporvene una misera cronaca.

Apre il corteo il carro del Partito Democratico. Una splendida ammucchiata di 45 personaggi non più giovanissimi che si riuniscono in un sedicente "Comitato" per decidere come dar vita ad un soggetto politico che decida di fare ciò che le esigenze del Paese impongono: decidere. Per vivacizzare l’atmosfera, gli allestitori del carro hanno pensato di mettere su uno scranno più alto un signore con l’accento bolognese che continua a ripetere "sono io che decido", "il partito democratico deve rafforzare il governo: la leadership la decido io", circondato da bravissimi lanciatori di coltelli. Ce n’è uno sprezzante coi baffi, uno belloccio ma un po’ scemo, uno simpatico di Roma che ama l’Africa ma sta sempre qui, un comunista amante di libri antichi, alcuni strani tipi che si dicono giornalisti, e uno altissimo, purissimo e secchissimo. L’idea è certamente divertente, ma il pubblico che assiste alla sfilata sembra proprio non accorgersene.

Poi si affaccia in strada un bel carro simile ad una vettura della Guardia di Finanza. Dentro se le danno di santa ragione un tale con mezza divisa da galeotto e mezza mise da galantuomo ed un altro con metà divisa da Generale della Guardia di Finanza e metà da membro della Corte dei Conti. Chissà perché, sul carro compare lo stesso signore con accento bolognese del carro precedente che continua a ripetere: "decido io" e aggiunge "non c’è nulla di Speciale". La gente sembra intuire l’esistenza di una sottile ed arguta allegoria. Qualcuno applaude, qualcuno si interroga. Molti continuano a mangiare bruscolini.

Ma ecco che da lontano si intravede uno splendido carro. Bellissimo, fatto a forma di deposito di Zio Paperone, scintillante. E’ il carro più sponsorizzato, pieno di scritte luminose che poi – con un gioco di prestigio – si fondono in un’unica scritta accattivante: LEVIATANO. La gente rimane sbalordita. Ma non è finita. Accanto al display compaiono alcune strane figure a due teste, il Capicredito e la Santa Intesa di Paolo che agitano trionfanti numeri che li ritraggono tra i colossi d’Europa. E’ il carro delle banche. Qualcuno dalla folla si fa audace e chiede prestiti per aprire pizzerie e piccole aziende, acendere mutui. Ma il carro se ne va, mostrando sul retro una buffa targa rossa con scritto "SENZA GARANZIA, SEI UN LADRO O UNA SPIA".

Il carro successivo è semplice ma straordinario. Una enorme porta girevole da cui entrano ed escono gli stessi personaggi che fingono di volta in volta di essere imprenditori, editori, politici, consiglieri di amministrazione, attorniati da buffi servitori che vestiti da Arlecchino e Pulcinella prendono appunti sulle cose dette e fatte dai protagonisti, glorificando anche la più piccola minchiata. Poi gli arlecchini e i pulcinella si rivolgono alla gente e fanno finta di parlare male degli stessi protagonisti. La gente ride per un po’, ma poi si stufa. "Ogni anno lo stesso spettacolo" azzarda qualcuno.

Chiudono la sfilata due carri. Il primo sembra una riproposizione del teatro kabuki giapponese. Ma a ben guardare ci sono due linee che si fronteggiano: da un lato una serie di attori (poco bravi per la verità) che indossano la maschera di un uomo basso, un po’ stempiato, sorridente, ricco e famoso, dall’altro un gruppo di persone incappucciate che hanno la bava alla bocca. Poi irrompe sulla scena il vero basso, sorridente, stempiato, ricco e potente. Ed ecco che tutto si anima. Lui comincia a buttare verso la gente banconote, i politici con la sua faccia lo applaudono e provano a fare come lui, ma sono goffi e non ci riescono. Gli incappucciati iniziano ad inveire, sputare e lanciare treppiedi. La gente rimane immobile. Qualcuno prova ad arraffare le banconote, ma si accorge che su di esse campeggia il faccione dell’uomo sul carro. Gli altri lo guardano con un sospiro.

Il secondo e ultimo carro è divertente in effetti. Ci sono un grillo che urla, zompa e si dimena e un burino con la toga da magistrato. Entrambi hanno una frusta in mano e la agitano contro la gente ed il carro davanti. Il burino biascica delle cose incomprensibili. L’altro usa parolacce e bestemmie come intercalare tra una frase sull’energia solare ed una contro la TAV. Il burino allunga una fetta di caciocavallo, un pezzo di pane casareccio e un fiasco di bianco ad uno del servizio d’ordine che gli somiglia molto. L’altro prende il tutto e lo nasconde sotto le ascelle. Il grillo continua a inveire contro gli altri carri. Per fargli un dispetto, un ragazzino urla "CRAXI VIVE E LOTTA CON NOI!". I due sul carro vengono colti da orticaria, iniziano a grattarsi e a urlare come ossessi.

Gli spettatori si guardano l’un l’altro perplessi.  Sembrano rassegnati a dover ascoltare anche quest’anno il discorso del più vecchio e saggio del Paese. Che dirà con parole diverse quello che ha detto l’anno scorso, solo più lentamente perché ha un anno di più. Quando ad un tratto si diffonde una voce tra la folla: "Eccoli! Stanno arrivando al Circo Massimo!". Scoppia il pandemonio. La gente scappa e si riversa per le vie limitrofe per raggiungere l’arena.

E unito al calpestio dei sanpietrini, comincia a levarsi al cielo un sempre più forte "po po po po po po po…"

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Una Risposta to “La sfilata del 2 giugno”

  1. utente anonimo Says:

    BRAVO!!!!!!

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