Mio Fratello è figlio unico

Mio fratello è figlio unicoUn filmettino italiano che può piacere.
Finalmente capiamo che Scamarcio non è solo il belloccio per adolescenti col lucchetto, ma è anche un attore, non è Marlon Brando, ma può recitare.
Il film, tratto dal romanzo “Il fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, è un bello spaccato dell’Italia provinciale degli anni 60 e 70.
Per quanto il protagonista conclamato sia Riccardo Scamarcio, il vero soggetto che si erge nel film è, invece, Elio Germano, che interpreta un giovane ragazzetto inquieto che nel giro di un decennio passa per tutte le esperienze politico sociali possibili nella Latina di metà ventesimo secolo. All’inizio è un bambino che vuole farsi prete, dopo, influenzato da un fascistello locale, venditore di materiale tessile per la casa di second’ordine (Lenzuola rigorosamente in TELITAL), mirabilmente interpretato da Luca Zingaretti, si iscrive all’MSI. Un fasciatone insoddisfatto, al quale alterne vicende lo portano dall’altra parte della barricata, con Lotta Continua, col fratello, al quale è legato da un profondissimo rapporto fatto di schiaffi, calci, pugni e tentativi di annegamento.
La forza del film sta soprattutto nella sua mirabile capacità di rifugire i luoghi comuni, pur riuscendo a tracciare perfettamente il quadro desolante e tragico dell’esaltazione politica dell’Italia del boom. Quella che ne esce è la descrizione di una società che, una volta riempitasi la pancia, aveva smesso di sognare un futuro migliore per tutti e cercava nuove forze identificative e aggreganti, perdendo, però, di vista le problematiche ancora sul tavolo. Emblematica, a tal proposito, la scena nella quale, mRino Gaetanoentre Riccardo Scamarcio è seduto sul WC intento a leggere Marx, crolla il tramezzo che lo divide dalla cucina della casa popolare, ridotta dall’amministrazione di Latina, in stato di totale abbandono.
Alla fine del film sarà proprio Accio (Elio Germano) a salvarsi, l’unico ad abbandonare ogni forma di violenza e lotta politica fine a sé stessa (gli assalti della base dell’MSI al Teatro Eliseo, piuttosto che simpatiche sinfonie dell’Inno alla Gioia con testi di Bandiera Rossa nell’Auditorium occupato) per fare la cosa della quale avevano tutti più bisogno: irrompere nella sede dello IACP di Latina e consegnare a chi aspettava in graduatoria da una vita la casa popolare della quale aveva bisogno.
E sarà proprio la forza di quel gesto eversivo e necessario a consegnare ad Accio, il Prete Fascista Comunista, solipsista e ondivago, la dirittura morale per arrivare a Torino a cercare il fratello, ormai entrato nella clandestinità del terrorismo.
Purtroppo alla fine del film manca la canzone citata nel titolo…ci avevamo fatto la bocca!
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3 Risposte to “Mio Fratello è figlio unico”

  1. utente anonimo Says:

    Ma che stai poco bene?
    Hai scritto così poco…
    gurda che ci preoccupiamo…

    marish

  2. kolchoz Says:

    Cerco di sintetizzare….
    Se vuoi immetto qualche frase a effetto ripresa da qualche collettivo del 1978 e allungo la broda!

  3. gau Says:

    No, ti prego! La broda no!

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