Johnny Cash (1923-2003)

Vi sarete accorti, spero, che 2B adora l’America (tutti e tre, Kolchoz fa finta ma pure lui…).
Non fraintendete. In questo miserabile blogghino non ci trovate (e non avete mai trovato) posizioni folli di pura adorazione ed acritica di questo meraviglioso paese.
“Tutti americani quando serve” dice il buon Danno non senza tanto torto in questi tempi.
Amiamo l’America si. Ma quale? Non certo quella l’edonistica e superficiale dei nostri giorni. In fondo rimaniamo dei vecchi rincoglioniti che ancora si eccitano a vedere “tutti gli uomini del Presidente” (forse uno dei motivi principali per cui la mattina ci fidiamo di più del buon vecchio Post che dei vari “manifesti dei corrieri della repubblica” nostrani).
C’è un fatto poi. Con l’America ci siamo cresciuti. Evitando di commentare il tragico discorso del nostro ex amministratore di condominio davanti al congresso (Gau me lo fatto vedere, indicava, indicava con il suo dito ma io non ho capito dove volesse andare a parare). Ecco evitando questi drammi noi siamo la generazione cresciuta con ben altri ideali. Magnun PI (autentica ossessione di Gau), l’A-Team (la mia), la letteratura e, soprattutto, la musica americana più tradizionale.
Scoperta tardiva. Ci arrivai traghettato dalla sbronza per il Punk inglese che avevo preso a 14 anni e non l’ho mai lasciata. Bruce Springsteen, Bob Dylan e poi, da ultimo, lui.
Johnny Cash.
L’uomo in nero. Il mito vero del popolo (per chiamarlo alla Kolchoz) americano. L’uomo dei meravigliosi e commoventi concerti nelle carceri (a proposito vendetevi un rene ma compratevi il dvd “Live in St. Quentin” e capirete cosa significa essere un uomo vero!).
Intanto guardate questo video. Guardate l’uomo, distrutto negli affetti (persa l’adorata moglie, si proprio quella di Walk the Line, il discutibile film tratto dalla loro storia d’amore). L’uomo che abbandonato da tutto e tutti aveva riconquistato con mostruosa classe il mondo intero (traghettato, in questo, da quel genio di Rick Rubin).
Guardatelo costretto sulla sedia a rotelle dal diabete che con una forza e dignità a noi inusuali canta la sua ultima canzone.
Che non è sua, è vero.
Ma non conta. È bellissima.

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Una Risposta to “Johnny Cash (1923-2003)”

  1. gau Says:

    Lode, onore e gloria a Johnny Cash.
    Splendida la definizione di “manifesti del corriere della repubblica”.
    Splendido, come al solito, il post.

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