Laboratori politici & apprendisti stregoni

untitledDiciamocelo. Credevamo di aver toccato il fondo. E invece, ad un certo punto, inattesa ecco la riscossa. I nostri cugini che ci hanno sempre sbertucciato, irriso, sfottuto per i nostri venticinque partiti e partitini, per i nostri cinquantacinque governi in cinquant’anni, per i nostri Berlusconi, per la nostra sinistra che non vince mai. E ad un certo punto, inatteso ecco il "ribaltone".

Dai, chi se lo aspettava? Ségo che invoca il sostegno di Prodi. Prodi che graziosamente le concede un videomessaggio, il massimo della tecnologia politica odierna, anche se non sa cos’è. Neanche la Royal lo sa, ma non fa niente. Sarko che viene paragonato dai suoi nemici niente meno che a Berlusconi. Rocard che invita la sinistra ad allargarsi e a fare come in Italia, persino a fare le primarie. Ma soprattutto Bayrou che rivendica di essere alleato di Rutelli nell’Europarlamento e che, udite udite, annuncia di voler costruire niente meno che un "partito democratico".

Ammettiamolo. Per un attimo ci ha dato un certo sottile piacere l’idea che i nostri spocchiosi e presuntuosi cugini mangiaranocchie abbiano guardato al di là delle Alpi non con la consueta sufficienza, ma con ammirazione, invidia, quasi con un filo di "speranza". L’idea che il popolo di Cartesio abbia trovato un "modello" nel nostro guazzabuglio politico quotidiano, nel nostro brodo primordiale di dialettica fine a se stessa, nel nostro "laboratori politico" da apprendisti stregoni – lo ammetto – mi ha entusiasmato.

Del resto, se i Francesi non hanno ancora accettato la sconfitta del Mondiale, se adorano (non solo come donna) quello stoccafisso della Bellucci, se hanno dato asilo a uno come Cesare Battisti e se ospitano Stefano Accorsi, forse qualcosa che non va ce l’hanno pure loro. Quindi, dicevo, c’è stato un risveglio del nostro orgoglio patrio.

Salvo poi. Salvo poi assistere alla cagnara del 25 aprile, agli ululati contro la Moratti e Bertinotti indistintamente, agli striscioni inneggianti ai compagni in carcere (quelli delle BR…), agli insulti alla Boccassini, alla solita ridda di dichiarazioni, controdichiarazioni, repliche e precisazioni. Allo strazio di un Paese che di condividere uno straccio di memoria storica dopo 60 anni non ne vuol sapere. E’ lì che i Francesi devono essersi ringalluzziti. Vedendo quelle immagini devono aver pensato che "siamo sempre gli stessi" e devono aver inarcato il proverbiale sopracciglio.

Certo. Ma state attenti, cuginetti. Il vento può sempre cambiare. Potete sempre ritrovarvi Ségolène Royal Presidente della Repubblica.

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