The Aviator

Gilles10Ogni tanto capita.
Che basti un innocente post per ritrovarsi di colpo catapultati nell’atmosfera post-industriale di TV non sempre a colori, di “tutto lo sport in mano alla RAI”, di sveglie tragiche all’alba per vedersi il Gran Premio del Giappone di F1 (!?!).
Ma ci pensate? A chi cazzo verrebbe in mente adesso di fare stronzate del genere? Proprio non lo so. So solo che in quegli anni non contava che la Ferrari lottasse al massimo per il quinto posto. Non si poteva perdere nemmeno un giro di una gara con quei cazzo di piloti. I piloti appunto. Che piloti c’erano all’epoca! Alain Prost (dalla così mostruosa capacità di leggere la gara da sembrare uno iettatore per come le cose andavano secondo i suoi piani…), Nigel Mansell (un leone con l’intelligenza di un toro da monta), il tormentato ma talentuosissimo Senna, quel meraviglioso puttaniere di Piquet, italiani del calibro di Patrese, De Angelis, De Cesaris, Alboreto…
Io con quella F1 ci sono nato e cresciuto. La F1 della lotta tra motori aspirati e motori Turbo. Da una parte la guidabilità e l’agilità e dall’altra la mostruosa potenza del sovralimentato
(macchine folli con la guidabilità di un trattore ma con il motore di uno Shuttle).
In mezzo a tutto Gilles Villeneuve, l’aviatore. Il più grande di tutti. Ricordo nel 1981 le urla di mio padre mentre Villeneuve (l’unico idolo capace di scalfire il suo cuore dopo il Grande Toro degli anni 50) con la Ferrari Turbo vinceva a Montecarlo (raccontò lo stesso Gilles che “era come guidare uno nave da crociera in uno stagno”). Che gara! A pochi giri dalla fine la Williams di Jones (motore aspirato) era in testa. Villeneuve (non si sa come…) lo riprende e lo supera in un modo incredibile alla fine del rettilineo dei box. Un sorpasso straordinario. Lo superò prendendo praticamente la rincorsa sul dritto e buttandosi (da campione di motoslitte qual’era) ad occhi chiusi nel varco tra il muro e la Williams in faccia peraltro allo stesso Frank Williams che decise quel giorno che avrebbe fatto di tutto per portarlo via dalla Ferrari (Gilles non accettò uno stipendio dieci volte superiore "per rispetto al Signor Ferrari…" erano altri tempi!).

Lo so. In questo blog facciamo ogni tanto la figura degli insopportabili malinconici. Ma non ci posso fare nulla. Io pagherei oro per risentire le telecronache di Poltronieri. Per rivedermi il bellissimo e drammatico Gran Premio d’Australia atto finale del bellissimo Mondiale del 1986 in cui uno straordinario Prost si aggiudicò il titolo a modo suo (praticamente dopo aver assistito “da signore” tutto l’anno alle risse tra Piquet, Mansell e Senna).
Pagherei oro per assistere infine al duello dei duelli. Ai tremendi giri finali del Gran Premio di Francia del 1979 in cui un Villeneuve straordinario (ancora lui lo so ma è il più grande di tutti non è colpa mia…) resistette con una Ferrari con motore aspirato all’attacco della Renault Turbo di Renè Arnoux.
Rettilineo del circuito di Digione. Arnoux ha appena superato la Ferrari. Non c’è gara. Ci sono centinaia di cavalli di differenza. Ma non per l’aviatore che decide di ritentare il sorpasso provando a guadagnare ciò che perde in potenza in modo molto semplice.
Non frenando.
Racconterà che mentre la macchina si intraversava e vedeva le sue ruote fumare fino a quasi esplodere “sentivo gli occhi uscire dalle orbite, si lì ebbi un po’ paura”.
Cose dell’altro mondo.

P.S. non spendo nemmeno una riga sulla F1 attuale.
Domenica si corre in Bahrein. In mezzo al deserto. In mezzo al nulla.
Gilles non ci avrebbe mai corso.

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