Emergency rescue

zarmina1Archiviata l’indigesta cena a base di cacio romano e sette pere (ancora non dormo bene la notte), provo a distrarmi pensando a cose di gran lunga meno importanti. Il sequestro Mastrogiacomo e la polemica su Emergency.

Vorrei fare una piccola premessa che in molti, temo in troppi, hanno dimenticato. In Afghanistan c’è una guerra. Nel mondo, di riflesso, c’è una guerra. A meno che non vogliamo continuare a considerare l’offensiva dei Talebani, le bombe di Al Qaeda ad Algeri e prima ancora migliaia di fatti di sangue come episodi isolati e slegati. Come in tutte le guerre il nemico ha una strategia. Politica, ancor prima che militare. Dalla vicenda Mastrogiacomo emergono alcuni fatti a mio avviso fondamentali per capire cosa sta accadendo e quanto, ancora una volta, le polemiche italo-italiane risultino piccine e incentrate sul nostro sport preferito, l’ammirazione dell’ombelico nazionale.

Il messaggio dei Talebani è terribilmente semplice. Stiano attenti gli occidentali che sono in Afghanistan, perché saranno rapiti. Ed il loro rilascio dipenderà esclusivamente da cosa saranno in grado di offrire i Governi dei loro Paesi. Da quanto sono disposti a "trattare". Nel caso del giornalista di Repubblica, sono state fatte pressioni notevoli anche sul governo Karzai. Che in questa guerra è l’elemento più fragile perché dipende dall’aiuto occidentale, economico e militare, e deve conquistarsi quotidianamente – impresa non facile – il sostegno dell’opinione pubblica afghana.

Non solo. Stiano attenti gli afghani che lavorano a fianco degli occidentali. Perché per loro non c’è pietà. La loro vita vale zero. Non c’è scampo allo sgozzamento ed alla decapitazione. Punto e basta. E questo messaggio le popolazioni locali lo hanno ben compreso. Autista ed interprete del giornalista italiano lo hanno dimostrato. Il tutto fa parte di una strategia politica e mediatica che mira ad intimidire il popolo afghano dando un’immagine di quasi onnipotenza, erodere il consenso di Karzai – costretto a mostrare la faccia feroce per nascondere la debolezza e allo stesso tempo a sottostare alle richieste degli occidentali, a mostrare all’opinione pubblica dei Paesi occidentali che il costo di questa guerra è sempre più insostenibile. E’ incredibile come in questa vicenda tutti gli obiettivi siano stati raggiunti dai Talebani con facilità quasi irrisoria.

A mio avviso è un po’ ingenuo pensare che l’interprete di Mastrogiacomo sia morto e che il mediatore di Emergency sia "custodito" dai servizi afghani a causa della voce grossa fatta dagli Americani dopo la liberazione del giornalista. Credo più probabile che i Talebani volessero già uccidere i due Afghani e abbiano solo sfruttato il momento più opportuno per conquistare di nuovo la ribalta mediatica ed approfittare per dare più ampio rislato alle polemiche in occidente ed alle divisioni tra gli alleati della NATO. Credo inoltre che Karzai abbia arrestato il mediatore solo per dare a sua volta un altro messaggio al suo popolo: con i Talebani, nessun rapporto. O questo è quello che vi accadrà.

E noi? Noi continuiamo ad interrogarci su come salvare la vita di un giornalista che voleva "intervistare" Dadullah. Affidiamo questo genere di operazioni – di norma appannaggio dei servizi – esclusivamente a Emergency e a Gino Strada (la cui opera è meritoria, certamente, ma non sento molti altri chirurghi esprimere continuamente opinioni sull’andamento della politica internazionale), secondo me sbagliando. Ci accapigliamo per decidere se è meglio pagare i riscatti o liberare i terroristi. E alla fine ce ne sbattiamo se due afghani ci hanno rimesso le penne e un altro è in mano ai servizi afghani con l’accusa di "fiancheggiare" i Talebani. Ho sentito addirittura De Michelis sostenere che è tutto un complotto della sinistra di "Repubblica" e di Gino Strada.

E’ il nostro approccio alla guerra. Negarla, negarla sempre e comunque. O se non si può negarla, modificare il nostro ruolo in essa. "Noi non siamo lì per combattere, ma in operazioni di pace". "Bisogna incrementare l’impegno civile". Le guerre si fanno o non si fanno. Se si fanno, però, bisogna fare di tutto per vincerle. E io non ho ancora sentito nessuno a sinistra dire che la vittoria dei Talebani sarebbe un incubo. La peggiore iattura. Non ho sentito nessuno a sinistra dire che lo sarebbe soprattutto per gli Afghani, oltre che per noi.

Invece ho sentito Fassino, sempre più debilitato, dire che bisognerebbe fare una conferenza di pace sull’Afghanistan. Mentre c’è la guerra. E ovviamente con i Talebani, perché – filosofeggiava – "la pace si fa con il nemico". Ed ha citato esempi nobili ed illustri come le trattative di De Gaulle in Algeria e quelle di Kissinger con i Nord Vietnamiti. Lasciando intendere così di essere un realista di raffinatezza politica pari ai due grandi predecessori. Eppure lui sa, ne sono sicuro, che straparla. Paragonare la situazione attuale in Afghanistan con quelle due vicende è ridicolo. In Algeria c’era un Fronte di Liberazione Nazionale, che agiva in piena fase di decolonizzazione, in Francia c’era l’OAS che difendeva con il terrorismo un’idea stantìa e marcia di Impero. E nessuno può negare quale shock sia stato per gli USA il Vietnam. Cosa abbia significato per loro, e di riflesso per noi, nel rapporto con la guerra.

E’ questo quello a cui punta Fassino? Si rende conto della differenza che passa tra Talebani, indipendentisti algerini e vietcong? La vuole smettere – insieme a tutti gli altri – di fare della storia un minestrone in cui tutti i sapori sono uguali per mere esigenze tattiche di politica interna? Non credo. Tant’è che qualche tempo fa aveva anche rafforzato la sua posizione dicendo che sul sequestro Moro forse sarebbe stato giusto trattare.

Non credo che Enrico Berlinguer si stia rivoltando nella tomba. Non sarebbe il tipo. Ma sono certo che una smorfia di disappunto sul suo viso espressivo da qualche parte sarà comparsa. 

 

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2 Risposte to “Emergency rescue”

  1. Uncas Says:

    lasciare senza personale i pronto soccorso e gli ospedali in Afghanistan suona però come un tradimento di quanti – anche con sacrificio personale – hanno creduto e sostenuto EMERGENCY … il tutto è difficilmente spiegabile … io francamente capisco solo che ci sono moltissime cose che Strada, D’Alema, Karzai e compagnia cantando non vogliono e non possono dire ….

    per quanto riguarda Fassino, è più pragmatico Spalletti: “cosa cambierebbe se potesse tornare indietro?” “resterei a casa!”

  2. gau Says:

    Concordo. Era proprio necessario allora escludere i servizi dall’operazione e affidare tutto in mano a Emergency, lasciandoli poi soli a gestire le conseguenze?

    Assolutamente d’accordo.

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