Italia – Galles 23-20

rugbyCome si descrivono le imprese? Come si può parlare di quindici leoni che scrivono un pezzo di storia di uno sport che, per tradizione, non ci appartiene? Non ne ho idea. Ci si abbandona alla retorica? O si rimane freddi e distaccati, descrivendo i fatti e lasciando da parte le emozioni? Non lo so.

Abbiamo battuto il Galles a rugby. Di per sé è già un fatto importante. Li avevamo già battuti una volta e l’anno scorso ci avevamo pareggiato, in trasferta. Ma stavolta è diverso. Perché questa è la seconda vittoria consecutiva in un Sei Nazioni. E’ la prima volta nella nostra storia.

Due sabati fa avevamo strapazzato la Scozia in casa loro. Anche quella una pagina storica del nostro rugby. Anche quella una prima volta. Ora abbiamo sconfitto i gallesi, più forti degli scozzesi, e lo abbiamo fatto in rimonta. Agli ultimi minuti. Con una meta geniale, un tocco di furbizia.

E’ un po’ che con marish seguiamo il rugby, capendo a poco a poco le regole ma apprezzandone sempre lo spirito. Sul campo e sugli spalti. Personalmente me ne sono innamorato vedendo in tv Nuova Zelanda – Italia 31-21 della Coppa del Mondo del 97. Grandissima nazionale quella. I Cuttitta, Dominguez, Checchinato, Vaccari, Troncon e il povero Ivan Francescato. E’ grazie ai miracoli di quella squadra (battemmo scozzesi, irlandesi e francesi, oltre ad argentini e figiani) che siamo nel Sei Nazioni.

E grazie a quei signori, oggi pomeriggio quindici leoni hanno potuto dimostrare che quello di quindici giorni fa non è stato un caso. Che l’Italia ha delle sue caratteristiche, sa soffrire, combattere, non si arrende e sfrutta quei lampi di genio tutti latini che altre squadre non hanno, pur essendo anche più organizzate. Per capire cosa intendo, guardatevi soprattutto la meta vincente dell’Italia.

Ma non è tutto. Negli ultimi dieci secondi, il Galles ha avuto l’occasione per pareggiare. Un calcio di punizione (che vale 3 punti) per colmare il gap di 3 punti creato dalla meta italiana. Invece di tirare in mezzo ai pali, i gallesi hanno spedito la palla in touche per provare a fare una meta e vincere la partita.  Ma hanno sbagliato i calcoli. Hanno fatto passare troppo tempo, i dieci secondi concessi dall’arbitro sono scaduti e il Galles ha perso. Qualche accenno di protesta con l’arbitro, ma nulla di più. Poi basta, tutti negli spogliatoi a scambiarsi le maglie. Intervistato da un casuale cronista di La7 (onore al merito per aver deciso di trasmettere il 6 Nazioni), un tifoso del Galles ha detto che l’Italia aveva giocato una grande partita, meglio del Galles, ed aveva meritato di vincere. Congedandosi, l’omone celtico aveva stretto la mano al commosso ed incredulo giornalista, che evidentemente aveva ancora negli occhi le porcherie del finale di Valencia-Inter.

Forse è così che si descrive un’impresa, almeno nel rugby. Sottolineando la bravura dei tuoi, ma anche l’orgoglio dell’avversario che le ha tentate tutte per vincere senza accontentarsi del pareggio. Festeggiando con i propri tifosi impazziti di gioia, ma andando a bere una birra con quelli avversari. Che non chiedono di meglio.

Oscar Wilde diceva con la consueta brillante ironia che il rugby è lo stratagemma migliore per tenere trenta energumeni lontani dal centro della città il sabato pomeriggio. Io, nel centro della mia città, ce li vorrei quei trenta. Eccome, se ce li vorrei.   

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Una Risposta to “Italia – Galles 23-20”

  1. utente anonimo Says:

    Bellissimo questo post. Mi ha fatto venire i brividi per l’emozione. Bravi!

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