Assalti Frontali, Dj Gruff, Colle der Fomento

assaltiSignore e signori, un benvenuto caloroso alla Grande Abbuffata per gli amanti della scienza Doppia H italiana. In una unica serata concerto degli Assalti Frontali con special guest i Colle e sua maestà DJ Gruff. Se non si è svenuti a leggere la notizia poco ci è mancato. Un paio di telefonate veloci ed io ed il Cicogna ci troviamo un pò spaesati davanti alla atipica location prescelta per la serata: l’Auditorium di Roma. L’esempio più chiaro di Cattedrale del Deserto mai pensata. Una struttura moderna e polifunzionale nel deserto più popolato del mondo, cioè Roma. Io e Cicogna siamo un pò perplessi, che cosa centra una sala progettata da Renzo Piano con gente come noi!?! Non ci facciamo prendere da problemi del cazzo e ci accomodiamo. Dentro la sala da 300 posti un palco piccolo con pochi strumenti. Che non ci troviamo in un posto normale lo si capisce dalla puntualità con la quale si comincia (prego ricordare le mostruose 5 ore di ritardo con cui si presentarono gli Assalti ed i Fugazi al Forte, doveva essere il 1994). Il concertone degli Assalti dura oltre due ore diviso in varie parti. La prima è “suonata” ma, grazio a Dio, niente “conflitti” con sonorità noise-core che sinceramente avevano rotto il cazzo. Una scarna batteria, una chitarra acustica molto timida, un pianoforte evocativo che ci stava da Dio e, soprattutto, un basso vero (suonato da Bonnot sul cui ruolo nella rinascita degli Assalti qualcuno dovrà scrivere un libro…). Non mi annoio nemmeno un pò perchè poi dietro tutto c’è lui. DJ Gruff, un “meraviglioso perdente” della migliore razza. Un genio capace di creare mondi con lo scratch come pochi nel mondo. Stasera fa il suo. Timidamente ma segnando il suo passaggio. In fondo non deve dimostrarci nulla. Noi non guardiamo Sanremo. Non consideriamo Jovanotti uno di noi. Noi sappiamo che dietro quella figura un pò curva si nasconde un mostro e ci bastano due-tre passaggi per farci gridare “spegnete DJ Gruff!” e per farmi ricordare quella meravigliosa canzone con cui mi sono innamorato tanti anni fa (“il suono della strada che fa muovere i miei passi verso di te…”).
La seconda parte è ovviamente la mia preferita. Un orgia di basi e mic in cui, verso metà, fanno capolino i Colle. Presentano quella che, a occhio e croce, sembra configurarsi come l’evento dell’estate: il “Pass the Mic” festival dove i nostri eroi si divideranno il palco per mezza Italia (la tentazione è di seguirli per tutte le date…). Suonano due pezzi dal nuovo album ed il secondo Pioggia Sempre
è già conosciuta come un inno ("fredda e gelida città, ho perso gli anelli ma mi restano le dita…"). Alla fine ricambiano le parole affettuose di Militant A con il rispetto dovuto ai maestri. Gli Assalti vanno avanti ancora qiasi per un’altra ora. Forse troppo (il pubblico è stremato dalla obbligata posizione seduta) ma è la loro serata. I reietti della scena romana in concerto all’Auditorium. Non ci potevano credere, non ci potevamo credere. Dirgli di smettere perchè è tardi sembra veramente un insulto.
Insomma è già stato detto a proposito del concerto dei Colle al Branca.
Succede raramente. Ma certe volte è ancora bello essere romani.

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