Ciao Giorgio

880454967XNon lo vedevo da un po’ in televisione. Pensavo fosse una sorta di "esilio autoimposto" dopo le torbide vicende moggiane di questa estate in cui incidentalmente era stato fatto il suo nome. Invece no. Stava male. E ora non c’è più.

Era bravo, Giorgio Tosatti. Uno dei pochi, uno degli ultimi, forse l’unico che basasse le sue analisi calcistiche su uno straccio di dato di fatto: le statistiche. Altri (Mosca e quegli sgangherati cialtroni che bivccano a Controcampo o altrove) continuano a parlare per assiomi o per verità rivelate. Lui in due minuti esponeva una teoria e la suffragava con numeri. Potevi non condividere l’interpretazione. Ma dovevi produrre altri dati di fatto a confutazione. Non attaccarti alla fede o al paranormale.

Me lo ricorderò per tre cose fondamentali. Una futile, ma esemplare. In un diverbio con Pistocchi (!) sulla moviola, il nostro fu costretto a replicare all’ironia grossière del tronfio pupazzetto, che sferzante disse "Ma certo, signor Tosatti! Da lei sempre lezioni di giornalismo…", con un semplice, adorabile, professorale "Pistocchi…non faccia il bambino!" Pistocchi è ancora con noi, D’Aguanno e Tosatti no. Poi dicono che c’è giustizia.

La seconda è divertente. Anni fa l’ho incontrato in una discoteca del centro di Roma (non dirò quale). Giuro. Poco prima di lui era entrato Amedeo Goria, reduce dalla separazione con Maria Teresa Ruta, accompagnato da una bionda che avrà avuto non più di 20 anni e con la qule ha "pomiciato" su un divanetto tutta la sera. Tosatti gli è passato accanto più volte, sempre rigorosamente facendo finta di non vederlo. Al massimo lanciando lì la coda dell’occhio. Non pensavo che uno come lui (Tosatti intendo) amasse le discoteche. Goria continuerà ad andarci. Poi dicono che c’è giustizia.

La terza è quella più romantica. Leggete il libro che ha scritto "Tu chiamale, se vuoi, emozioni". Ci troverete impietose analisi del degrado del nostro calcio, a cominciare dal putridume in cui sono sprofondati i nostri stadi, già vecchi appena ristrutturati nel 1990 rispetto ai gioielli di Inghilterra, Francia, Germania e Spagna, e dall’abiezione in cui si dibatte lo spetttatore medio (ultrà o ultras compreso) italiano. Ci troverete però anche spunti commoventi. A cominciare dalla copertina, che ritrae Valentino Mazzola allacciare gli scarpini del piccolo figlio Sandro. Quando Tosatti glielo ha regalato in una puntata della Domenica Sportiva, Sandro Mazzola piangeva come un bambino. Piangeva perché ricordava il papà, morto con il grande Torino a Superga il 4 maggio 1949. E perché sapeva che anche il papà di Tosatti era morto in quell’incidente.

Poi dicono che c’è giustizia.

 

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