Reduce

Giovanni_Lindo_Ferretti.tif.bigCercare di recensire questo libro e di converso discutere del “personaggio” Giovanni Lindo Ferretti è cosa tremendamente complicata. Cantante e leader maximo dei CCCP-Fedeli alla Linea, indistruttibile ed apparentemente incorruttibile icona della sinistra italiana il nostro eroe, da un pò di anni, ha commesso il peggior reato immaginabile in questo merdoso paese: si è  impunemente permesso di cambiare idea. Incredibile. Da anni oramai si levano cori di sdegno sulle sue affermazioni… la guerra in Jugoslavia? giusta. I disordini di Genova? naturale sbocco di una sinistra dalle capacità politiche di un Opossum e per definizone destinata al suicidio collettivo. Benedetto XVI? l’unica guida ideologica e morale di questo fine secolo. Elezioni 2006? voterò destra.
Lo avete capito. E’ un bel guaio. Se lo si difende (provaci soltanto…) ti ritrovi addosso la nomea di revisionista dell’ultima ora. Allora che lo si massacri. Non sarei solo ma già sono depresso e sai che palle passare come uno dei tanti esponenti della nostra sinistra malmostosa che “denuncia il tradimento” ed “il voltafaccia inspiegabile”. Insomma un bel casino. Ma nemmeno tanto. In fondo Ferretti non è mai stato uno normale. É un mito certo ma strano, sfuggente. Un personaggio che, in tempi meno superficiali, si sarebbe detto problematico e che ha dovuto cronicamente fare i conti con il suo “personaggio”. Non che sia la cosa più drammatica del mondo (c’è gente che non ha lavoro…) ma questo non ha aiutato a comprenderlo appieno. Parlo anche per me. Nel 1994 ero ad uno dei primi concerti dei C.S.I. a Roma (location meravigliosa: il parco di Castel Sant’Angelo) e mi ricordo l’ambiente tra pugni alzati (c’era pure il mio…) e inni russi. I CCCP erano appena scomparsi ma rimanevano (e rimangono, non ci sono santi!) la più grande esperienza della musica pop italiana. L’unico gruppo “credibile” che non puzzasse di Clash “all’italiana” o di Bob Dylan “dei noantri”. Eppure lui, in questo baillame di glorificazione, da tempo si scherniva ricordando che dalla Autonomia Operaia lo avevano cacciato (una nota di merito?) e che i CCCP non erano un gruppo comunista ma filosovietico (differenza non da poco? non è così, furono molto di più di un qualsiasi gruppo militante). Adesso siamo al punto di partenza. I C.S.I. sono finiti (dopo averci regalato almeno un disco di assoluto valore: Linea Gotica). Ci sono i P.G.R. (non so come siano e che musica facciano ma non è colpa loro, ascolto altro) e Giovanni Lindo ha appena scritto questo libro ostico che si chiama Reduce e che ha già comportato un fiume di polemiche. Il mito della post-new wave italiana che esalta Benedetto XVI? Lo stesso autore di Palestina (“scaraventata terra mai stata Israele”) che esalta la missione degli Ebrei in Israele?  Ma come può essere? Ma non si vergogna? Io mi sono rasato i capelli per assomigliargli. Io ho sognato di cantare a tutte le mie donne Annarella per farle comprendere il mio male di vivere…
Insomma dove è sta il problema in Ferretti? Molto semplice. Il problema siamo noi. Siamo noi che abbiamo bisogno di eroi che si sbattono al posto nostro (quanti stronzi che in questi anni si sono appropriati del nome di Carlo Giuliani…). Siamo noi soprattutto che, dal nostro pulpito di sinistra, non sappiamo riconoscere ai nostri avversari politici il diritto di mostrare il proprio pensiero. Siamo noi infine che non ci facciamo i cazzi nostri e pretendiamo di insegnare ad uno come Ferretti ciò che non è giusto pensare.
Il libro comunque non è male. Non è un capolavoro ma ha la particolare qualità di essere un libro sincero. Si va bene, c’è il particolare insignificante che non condivido almeno il 70 per cento delle cose che dice ma non importa. Giovanni è un uomo vero. E sta facendo semplicemente un viaggio diverso dal nostro (gli auguro ogni bene di tutto cuore… il mio, di viaggio, fa schifo!).

P.S. Giovanni caro, un’ultima cosa: se passi da queste parti facci uno squillo. Un posto a tavola per te lo si libera sempre.

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2 Risposte to “Reduce”

  1. Remeron Says:

    ba veramente triste, vederlo aggirarsi per tutte le sagre e feste rionali dalla puglia all’emilia in cerca di un minimo di visibilità dopo avere sfasciato due realtà musicali “interessanti” per volergli bene, qualche anno fa mi son trovato a Bologna alla presentazione del video di un autoproclamato filosofo dei poveri che ha girato sto filmetto autobiografico veramente demenziale, l’intellettuale di provincia, da vomito, con uno stuolo di adepti minorenni o quasi, agonizzanti, e lui “lo scheletro” che presentava “una nuova realtà nell’ambito creativo Bolognese” veramente trash, ma non consapevole. Meditate gente

  2. utente anonimo Says:

    sono un medico di unca certa fama… visito il venerdì pomeriggio

    marish

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