All’ultimo stadio

catania_palermo_scontriQuesti sono i momenti in cui vorrei avere una casa in campagna. Magari senza televisione, senza giornali, senza radio. Senza Piccinini che intervista un figuro incappucciato che scimmiotta Al-Zarqawi, senza il medesimo (Piccinini) che piagnucola che sì, certo la morte è un fatto grave, ma poi chiudere il campionato? Come si fa? E la gente? E le tv? Senza Mosca che rimane ormai abbarbicato al suo misero spazio su Studio Sport, a leggere con la testa quasi schiacciata sul foglio parole incomprensibili. Mi riferisco alla sintassi, perché il senso è chiarissimo: la line adell’azienda che ha comprato i diritti del calcio è di riprendere a giocare, il prima possibile. A porte chiuse? Ottimo. Senza tifosi in trasferta? Meglio. Gli abbonamenti a Mediaset Premium e a Sky aumentano.

Ma soprattuto senza un plotone di sfaccendati, cazzari, professionisti dell’impalpabile, tra cui svettano i nostri politici (Melandri, Fini, etc.), prigionieri di un modo di pensare già vecchio nel ’68. Interpreti di un movimento sociologico di cui ci è già tristemente nota l’esistenza, i nostri hanno trovato la chiave di volta del fenomeno: c’è un diffuso disagio sociale. Davvero? E magari mancano anche i valori. E magari c’è addirittura la massificazione e poi un bisogno di emulazione. Che strano Paese l’Italia, così sensibile. Così attento alle esigenze altrui, con una spiegazione ed una giustificazione sempre pronta. Peccato che sia sempre la stessa.

Il disagio sociale c’è in tutti i Paesi del mondo e c’è stato in Italia in tutte le epoche. Conosco diverse persone che hanno perso famiglia, lavoro, affetti, casa, etc. Nessuna di queste – mi risulta – sfascia vetrine, tira petardi sulle persone o uccide agenti. E ce ne sono molte altre che sono state rapinate, offese, violentate, ferite, malmenate, umiliate, lasciate, persino torturate. Non sono andate ad ingrossare le file degli ultras (o ultrà, a seconda delle interpretazioni).

Che strano Paese l’Italia, così sensibile. Così attento alle esigenze altrui, che privilegia sempre la ricerca di un equilibrio a discapito del rispetto della legge. C’è sempre stato un dialogo tra società, forze dell’ordine, tifosi organizzati e federcalcio per mantenere gli ultras (o ultrà) tranquilli, accettando senza colpo ferire ogni manifestazione di arroganza. Le società hanno continuato a fornire biglietti gratis, soldi per le trasferte e abbonamenti. Coloro che si sono macchiati di comportamenti gravi sono ancora straordinariamente ignoti o liberi (il lanciatore di euro di Roma – Dinamo Kiev, quelli che hanno fermato il derby di Roma, quelli che hanno lanciato il motorino a San Siro, etc.), le società sono sotto "ricatto" con la responsabilità oggettiva, la polizia è esasperata e alla prima occasione reagisce, la federcalcio e la lega sono state bene attente a smussare, blandire, contenere e discernere per difendere il giocattolo calcio.

E così, alcuni gruppi di tifosi si sono organizzati in strutture che rasentano il paramilitare, gestiscono merchandising, consolidano la propria aggressività a 40 euro al grammo, infiltrano persone tra gli stewards, propagandano una "mentalità ultras (o ultrà, a seconda delle interpretazioni), hanno spesso rapporti  con la politica,  tengono sotto scacco le società. Insomma, se parlassimo di politica, azzarderemmo il termine "colpo di stato". Ma siccome siamo in Italia, non lo diciamo e lasciamo che alcune zone del Paese rispondano a logiche e leggi diverse. Tanto si fa affidamento sulla buona volontà, sulla flessibilità e la tolleranza (o forse sarebbe meglio parlare di rassegnazione) delle persone miti.

Che strano Paese l’Italia, così sensibile. Così attento alle esigenze altrui, capace di piangere un poliziotto mandato a difendere un territorio che pensavamo nostro. E che da tempo ormai non lo è più.

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Una Risposta to “All’ultimo stadio”

  1. gau Says:

    Giù il sipario[..] , come dicono i maestri americani. Cala il sipario. Giù il sipario sull’ultimo barlume di razionalità che come un esile soffio sembrava ancora animare la vita di qualcuno in questo Paese. Otto ragazzotti testosteronici si pizzicano, si a [..]

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