(er) 45 Giri

No. Non va. In queste condizioni non si va proprio da nessuna parte.
Roma, sabato sera: appuntamento presso il Quasi Blu, un dignitoso baretto senza pretese al centro di Testaccio. Io, Gau, Kolchoz e due altri amiconi. Si aspetta il classico amico con la sindrome del pastore bergamasco (cioè passare le serate a raggruppare non meno di 50 persone in un unico tremendo gruppo…). Si è pisciato volentieri la loro cena fuori e, dopo tre cocktails pesantissimi, l’atmosfera è diventata pericolosamente euforica tra frizzi, lazzi ed insulti vari. Dalla cacciata dal locale ci salva l’amico cane (di cui ci eravamo scordati) che arriva con solo un’ora e mezza di ritardo.
Lì comincia il bello: dopo un altro cocktail, fioccano le proposte per la serata. La prima parla di un esodo di massa al Caruso (locale sfigatissimo con poche freccie al suo arco: è gratis e fa entrare carovane di perdenti come la nostra). Non se ne parla. All’interno del gruppo deve esistere una “mozione-style” a cui non va giù il locale di ripiego al centro di Testaccio. Cazzo è sabato. È il loro sabato. Bisogna puntare in alto. Io, Gau e Kolchoz non li capiamo. Non è che ce ne freghi molto. Siamo ubriachi. Felici di passare una sera insieme e ci sembra già molto in questa città dalle fattezze Carpenteriane. Il posto prescelto è il 45 Giri. “E che è?”, faccio io. Gau è rigido. Non capisco. Comunque andiamo. Arriviamo e capisco. Mio Dio. Peggio dell’arcipelago Gulag. Un architettura tipo stalla (non scherzo assomiglia a quella di mia nonno al paesello…). Buttafuori in giacca e cravatta. Zoccole sparse un po’ ovunque. Ma non basta. Dentro un atmosfera da Titanic che affonda da far venire voglia di sparare in aria. Trentenni, quarantenni, ventenni che si dimenano felici e contenti di stare pigiati come animali da macello, orgogliosi di pagare 15 euro (!!!) un cocktail con inquietante sottogusto di amianto.
E poi spinte, risse, gente tesa, eccitata. Troppo.
Siamo perplessi. Troppa gente sembra “veramente” felice di stare lì. Se ciò fosse vero ci sarebbe da preoccuparsi dello stato di salute delle giovani generazioni di questo paese. Tanto vale chiudere tutto e dichiararci colonia degli Sloveni.
No. Non può essere possibile. Io e Gau ci guardiamo attorno. Ci viene da ripensare agli assassini per i cani che abbaiano troppo, alle centinaia di risse per futili motivi che, giorno dopo giorno, sempre di più allietano il nostro vivere civile.
Fossi in qualche sociologo d’assalto amante dell’esclusione sociale mi avventurerei nei cessi dei locali, degli stadi, delle scuole italiane…
Non lo dice nessuno. Forse lo sanno tutti. È oramai ovunque e costa poco.

P.S. comunque per finire la musica dentro fa schifo.

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