Kraftwerk

"Il nostro obiettivo è scrivere la canzone pop perfetta per tutte le tribù del villaggio globale" (Florian Schneider)


kraftwerkMa come?
I Kraftwerk dei perdenti? Ma stiamo scherzando?
Oh! Stiamo parlando di uno delle ultimi gruppi che ha veramente “inventato” qualcosa nella storia della musica. Un gruppo che ha creato (insieme ai Suicide) dal nulla letteralmente la musica elettronica e senza cui il 90% dei gruppi degli ultimi vent’anni non sarebbe nato (qualche nome a caso? Depeche Mode, Pet Shop Boys, la totalità della scena dance). Non solo. Sono il gruppo che “mammasantissima” del calibro di Afrika Bambaata, Chemical Brothers, CCCP, Daft Punk hanno citato e considerato delle assolute divinità.
Ok. Finita la tirata, ma si sta scherzando quindi? E perchè mai? Quanti in questo lurido ed acquitrinoso paese sanno che le famosissime e diafane melodie di Space Lab, Trans Europe Express e Robots (tra le tante) sono state create da questo strabiliante combo di geni? Praticamente nessuno.
Nel paese dei morti viventi (il 90% della scena musicale italiota), delle 50.000 persone che si accalcano ai concerti dei Pink Floyd (un gruppo che non scrive una canzone da quasi vent’anni e il cui periodo d’oro è coinciso con quello dell’Inter di Herrera), chi si potrebbe esaltare di fronte ad una storia, quella dei nostri eroi, che trasuda genialità, modernità, desiderio di andare avanti, di sperimentare le nuove tecnologie al servizio della musica popolare (così chiamavano la loro musica)?
Nessuno appunto.
Siamo nel paese in cui si studia a morire gentaglia priva di senso come Ariosto e Pascoli ed in cui metà della popolazione non sa nemmeno come si scrive computer. Ricordiamocelo.
Non è questo lo spazio per raccontare la loro storia (per chi volesse saperne di più, prego). Ora è tempo di ascoltare. Per chi li conosce di sbieco e per chi li ha conosciuti e se ne è scordato. Dovunque vi troviate, in macchina, sulla metro con l’I-Pod, mentre parlate con il vostro capo. Ora è tempo di tornare indietro, di sentire come, quasi trent’anni fa, nella Germania Federale che lentamente rialzava la testa, c’era chi scriveva canzoni strane, bellissime, apparentemente prive di emozioni ma, se comprese appieno, tristissime perché piene dell’inquietudine di chi forse ha visto troppo oltre ed ha immaginato il mondo moderno.
Che fa schifo. Non dimentichiamocelo.
Dei perdenti quindi? Si, infine. Perché i nostri amici sono stati tra le rare eccezioni (altri nomi? I Clash) che non si sono  piegate alla logica alla Pink Floyd-Rolling Stones-etc (ho un pubblico di ebeti? Perfetto. Il nome ce l’ho, scrivo ogni tanto dei bei dischi inutili e vado in tourneè a fare cassa).
Nel 1986 annunciarono: "faremo uscire qualcosa soltanto quando lo riterremo rilevante per noi o per il pubblico".
Ad eccezione per una piccola colonna sonora (del Tour de France! i francesi stanno sempre avanti!), noi li stiamo meravigliosamente ancora aspettando.

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3 Risposte to “Kraftwerk”

  1. utente anonimo Says:

    ciao trimone!

  2. utente anonimo Says:

    grande! I Kraftwerk son di quei gruppi caduti ingiustamente nel dimenticatoio che invece meritano di essere conosciuti e apprezzato. D’altra parte, come dici tu, son tra gli ultimi ad aver inventato qualcosa di veramente nuovo! Tra gli artisti che si sono ispirati alle loro sonorità non dimentichiamo il David Bowie della trilogia berlinese (che decise di trasferirsi nella città tedesca proprio in seguito all’ascolto di TranEuropeExpress, folgorato dai suoni e dalle atmosfere che il guppo tirava fuori dalle apparecchiature elettronica all’epoca all’avanguardia!).

  3. utente anonimo Says:

    Secondo il mio modesto parere il post è abbastanza negativista nei confronti degli indimenticabili kraftwerk. Quando parli di dimenticatoio mi chiedo se spulciando su internet hai notato che numero mostruoso di "bootleg" sono comparsi nel mercato. E' un vero gruppo di culto !Citi i daft punk… chi sono?Bowie li salutò pubblicamente nel 1975 durante una festa privata negli States chiamandoli "i più grandi genii musicali dell'era moderna!".Se qualche vecchietto se li fosse scordati, peggio per lui, o meglio per noi; io ai concerti italiani dell'ultima tournée (Min.Max.) ho notato un gran numero di giovani, ragazzi che nemmeno erano nati quando è stato stampato Radio-activity o Autobahn, ragazzi che parlandoci assieme si scopre non sanno dell'esistenza dei tre dischi d'esordio, quelli del periodo sperimentale; che non sanno che prima si chiamavano "Organisation" e iniziarono la carriera discografica con quel vecchio disco del 1969 (Tone Float) che anticipò di 30 anni l'industrial music.Gruppo di culto quindi e mi sembra che non vivi un momento di empasse, presumo che a portafoglio, i milioni di marchi pigliati per un brano di appena 3 minuti commissionato come sigla "o jingle" per l'expo internazionale del 2000, non stiano neppure male.Prima di loro, solo Stockhauser (un altro tedesco) ebbe un onore simile, mi sembra fosse il 1970 e la sua installazione musicale era per l'expo internazionale in Giappone.Dunque il cerchio si chiude, i Kraftwerk vantano un grande primato: a differenza dei Pink Floyd (di cui l'80% dei fans ricorda solo la pagliacciata sul muro o quel lato oscuro della luna, mentre i dischi migliori dei '60 manco li ricordano), i Kraftwerk con una manciata di album contenenti poche e scarne canzoni… ebbene i loro fans, se le ricordanno tutte… (almeno da Autobahn in poi) non è da poco!!!Ciao

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