Mamma li Europei!

Mustafa Kemal Ataturk

Ataturk"La Turchia è come un autobus diretto verso l’Europa, i cui passeggeri hanno lo sguardo rivolto all’oriente".

Orhan Pamuk, scrittore turco, Premio Nobel per la letteratura 2006

Sarò lungo e noioso.

L’8 novembre scorso la Commissione Europea ha pubblicato l’atteso Rapporto sui progressi compiuti dalla Turchia nel percorso di adesione alla UE, avviato con l’apertura dei negoziati il 3 ottobre dell’anno scorso. Il documento è tiepido ma – come nella consolidata tradizione della diplomazia comunitaria – tendenzialmente equilibrato. Si fa stato dello slancio riformatore mostrato fin qui dal governo di Ankara, ma al contempo se ne sottolinea l’affievolirsi negli ultimi dodici mesi. Si invita l’esecutivo turco a rispettare gli impegni presi l’anno scorso per risolvere la questione di Cipro (l’isola è ancora di fatto divisa in due) e a moltiplicare gli sforzi per tutelare i diritti umani e in particolare quelli delle minoranze.

Insomma, un colpo al cerchio ed uno alla botte. Ma l’aria che tira per la Turchia è ben peggiore di come viene descritta. L’Europa è letteralmente frantumata sulla sua adesione: si fronteggiano da una parte Regno Unito, Spagna, Paesi scandinavi e (incredibile dictu) l’Italia e, dall’altra, Francia, Germania e Benelux. Tra i primi, cui non sfuggono le evidenti ragioni economiche legate all’ingresso nella UE di 70 milioni di consumatori e lavoratori a basso costo, alcuni spingono per riequilibrare l’asse dell’Unione verso il Mediterraneo (Spagna e Italia), altri (Regno Unito e Scandinavi) sperano che l’accesso di un Paese così grande e diverso ponga la parola fine a ogni tentativo di rendere l’Europa uno spazio "politico", oltre che economico. Ma il fronte avverso è altrettanto composito: i Francesi, che ancora barcollano dopo il "no" nel referendum al Trattato costituzionale, hanno deciso che l’allargamento va fermato, che i Turchi sono troppi e troppo diversi, che altererebbero gli equilibri istituzionali e che l’UE non può permettersi di assorbire 70 milioni di islamici subendone conseguenze sul piano dell’immigrazione e dell’identità; i Tedeschi, che hanno già assistito ad ondate di immigrazione turca, sono divisi al loro interno (Cristiano-democratici contrari, socialdemocratici favorevoli) e nicchiano, puntando a rimandare alle calende greche il problema.

Lo stato catatonico dell’Europa è prossimo all’irreversibilità. La sua totale incapacità di riflettere una buona volta sulla sua identità politica, culturale e religiosa trova il "capro espiatorio" nel dibattito sull’ingresso di un Paese a maggioranza musulmana, ma laico. Non sappiamo chi siamo, cosa vogliamo e dove andiamo, ma di certo non vogliamo 70 milioni di individui che – secondo i nostri eleganti stereotipi – fumano, bestemmiano, inventano strani water e sono nel nostro immaginario identici a quegli orribili esseri che secoli fa ci terrorizzavano spingendoci ad invocare le mamme (l’esclamazione "mamma li Turchi" scappò anche al  nostro Presidente del Consiglio quando era Presidente della Commissione..).

E allora ecco il ricorso all’unica vera arma di distruzione di massa di cui l’Europa si vanta: l’ipocrisia. Prima facciamo entrare Cipro nella UE (solo la parte greca, ovviamente), poi lasciamo che il referendum sulla riunificazione dell’isola vada a remengo e venga bocciato (i graci votarono no, i turchi sì…). Forse sarebbe stato più sensato fare il contrario, usando la "carota" dell’ingresso nella UE per convincere la maggioranza a votare sì alla riunificazione. Prima apriamo i negoziati per farli entrare e poi, solo un anno dopo, ci lamentiamo che non fanno le riforme (loro!), che non rispettano i diritti umani, che torturano ed uccidono, etc. ignorando, o per meglio dire cancellando, decenni di progressi e sacrifici.

La Turchia è in mezzo al guado. E’ l’unico Paese islamico che sia riuscito (grazie ad Ataturk) a separare la religione e dalla politica, l’Islam dallo Stato. Lo hanno fatto con i militari, certo, ma lo hanno fatto. Sono l’unico Paese islamico in cui ci sia un esperimento democratico più o meno funzionante da decenni ed un’economia di mercato di livello dignitoso. Rappresentano uno snodo fondamentale per il nostro approvvigionamento energetico, dato che alcuni importanti gasdotti passano da loro. Sono membri della NATO dal 1952, sono l’unico alleato islamico di Israele. Hanno fatto altre importanti riforme in questi anni e devono ancora metabolizzarle. Ma sono arrivati al "punto di non ritorno". Sono arrivati al punto di dover trovare un nuovo equilibrio tra la tutela "laica" dello Stato garantita dai militari ed il nuovo fermento religioso che si avverte nella società civile, tra un Capo dello Stato kemalista ed un Primo Ministro leader di un partito religioso. Il terrorismo curdo continua a farsi sentire, l’integralismo islamico alza la voce (e Al-Qaeda fa da megafono), l’Europa socchiude la porta, la popolazione è meno filoeuropeista di qualche anno fa (i pro-adesione sono al 54%, l’anno scorso erano al 71%..) e il governo è in difficoltà. Se la Turchia, che – ricordo en passant – ha il nucleare, finisce in mani sbagliate diventa una polveriera.

Benedetto XVI l’ha capito, e infatti va a compiere lì una delle sue rarissime visite. Dato che l’Europa ritrae la sua mano, la Turchia sta cercando quella della Russia di Putin e della Siria di Assad. Se dovessimo negargliela definitivamente, li abbandoneremmo al loro destino e non potremmo lamentarci se invece di diventare l’avanguardia dell’Europa nel mondo islamico si trasformassero nell’avanguardia di un Islam aggressivo alle porte di casa nostra.

Se capitasse, sarebbe un disastro. Per noi, ma anche e soprattutto per loro. E non potremmo biasimare le nuove generazioni di Turchi se, sentendo dai loro nonni i racconti di questa nebulosa e magmatica fase storica, dovessero esclamare "Mamma li Europei!".

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4 Risposte to “Mamma li Europei!”

  1. kolchoz Says:

    Interessante, già ne abbiamo parlato.
    Una domanda: Ma un allargamento indefinito dell’Unione Europea, in pratica un “Tutti dentro” non potrebbe sbrindellare il tessuto dell’Unione Europea? Non ci sono già troppi stati, troppe persone?
    Rischierebbe di diventare come un vestito: a furia di allargarlo alla fine lo slabbri!

    E ora per fare arrabbiare “M.” (ormai è il mio divertimento preferito)
    EVVIVA IL COMUNISMO!
    Non s potrebbe ripristinare il Comencon? Berluska boia!

  2. utente anonimo Says:

    Forse. Ma proprio per questo è arrivato il momento di decidere cosa ne dobbiamo fare di questa Unione Europea. Il problema di far entrare gli altri è anche un riflesso del problema di identità che affligge il processo di integrazione. Identità culturale (radici cristiane/laicità), politica (entità federale/confederale/intergovernativa), istituzionale (decisioni a maggioranza/unanimità). Inutile scaricare le colpe su Turchi, Ucraini e balcanici: prima o poi questi Paesi si avvicineranno ai criteri politici stabiliti a suo tempo a Copenaghen per aderire alla UE. Ed allora il problema si riproporrà. Nel frattempo la storia va avanti e se noi ci fermiamo a cavillare, questi Paesi – a cavallo tra stabilità ed instabilità – li perdiamo.
    Decidiamo con chiarezza chi siamo, cosa facciamo e cosa vogliamo. Se gli altri vorranno seguirci, la porta sarà aperta.

  3. gau Says:

    Istanbul[..] Fa un certo effetto essere svegliati dal Muezzin che alle 5 del mattino chiama i fedeli alla preghiera. Un canto dolente e gioioso al tempo stesso. Poco importa che ormai anche nelle principali moschee della metropoli turca, così come il suono d [..]

  4. discfocenkick Says:

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