A1 Grand Prix e ABA… il fallimento degli altri

Virginia Squires per AbaAl momento dello scoppio di “calciopoli” si era paventata l’ipotesi, da parte degli organi di informazione vicini ai club coinvolti (Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan) che questi abbandonassero la Federcalcio e fondassero una loro Lega Professionistica, pur di evitare le penalizzazioni. Fortunatamente questa perniciosa idea ha perso di peso in poco tempo.
Ciononostante abbiamo voluto vedere quale è stato il destino delle “altre” leghe nate negli anni passati.
Sorvolando sul caos che ha distrutto il pugilato, il pensiero và a due esperimenti a loro modo abortiti: A1 Grand Prix e Aba. Entrambe sono ancora esistenti, ma vivacchiano e boccheggiano non si capisce bene sulla base di quale logica. La prima, A1 Grand Prix, è una serie automobilistica nata nell’autunno 2005 da un’ idea dello sceicco Maktoum Hasher Maktoum al-Maktoum della famiglia reale di Dubai. L’organizzazione della serie è molto orientata allo spettacolo, con team e piloti associati a una specifica nazione per il preciso obiettivo di attirare tifosi dai diversi bacini di pubblico. Altro elemento di spicco della formula è la relativa omogeneità tecnica delle vetture, il tutto volto a favorire (almeno secondo la volontà degli organizzatori) la spettacolarità e il fattore umano a scapito di fredde visioni tecnologiche.
Le gare si corrono soprattutto nei tracciati abbandonati dalla formula uno (tipo l’Olanda e il Sud Africa) nei mesi durante i quali la Formula Uno non corre (esattamente da Ottobre ad Aprile), con un regolamento che, oltre a premiare il vincitore della gara, assegna punti anche alle prove e prevede anche una gara breve, oltre alla classica “Lunga” (chiamate rispettivamente: Sprint Race e Feature Race): nonostante le buone intenzioni degli organizzatori, aumentare l’imprevedibilità delle corse e legare maggiormente i tifosi alle squadre e non al pilota, la prima edizione di A1 Grand Prix (vinta per la cronaca dalla Francia) è stata un autentico fiasco sotto ogni punto di vista: a livello di tornaconto numerico non se la è filata assolutamente nessuno, mentre l’idea di spostare l’attenzione dalla macchina al pilota ha reso, paradossalmente, la competizione ancora più scontata. Infatti l’idea di legare l’esito finale al fattore umano è stata mutuata dagli sport più tradizionali, ma la differenza sostanziale consiste nel fatto che negli sport di squadra e individuali (come il tennis) la sfida avviene uno contro uno e non sempre tutti contro tutti, come in questo surrogato di formula uno: il risultato è stato, di fatto, una monotona corsa solitaria del team francese che, indipendentemente dal tracciato, vinceva sempre per distacco e a mani basse. Anche dal punto di vista “promozionale” l’avventura del 2005/06 dell’A1 Grand Prix è stata un flop: infatti la scelta di vendere gli eventi SOLO a televisioni a pagamento non ha permesso la creazione di un pubblico fidelizzato che fosse disposto, nel futuro, a spendere soldi per seguire le competizioni.
Ben diversa la storia e l’avventura dell’Aba, acronimo di American Basketball Association: nata nel 1967 in contrapposizione all’Nba si distingueva per alcune innovazioni e variazioni regolamentari che permettessero di rendere più spettacolare uno sport già di per se stesso spettacolare come la pallacanestro: soprattutto dal punto di vista disciplinare le partite della Aba si distinguevano per un maggior permissivismo.
Nonostante le differenze regolamentari che fecero notevole presa tra i tifosi statunitensi, l’assenza di una vera copertura televisiva ne determinò un rapidissimo declino. Già nel 1976 ci fu una parziale fusione tra Nba e Aba col passaggio di quattro club nella più ricca Nba (New York Nets, Denver Nugets, Indiana Pacers, San Antonio Spurs) evento al quale seguirono il fallimento di tre club dell’Aba: Kentuchy Colonels, Spirit of St. Luis, Virginia Squires.
A causa di queste perdite e della mancanza di un’adeguata copertura televisiva l’Aba perse sempre più di fascino, per rimettersi in piedi decise di accettare anche giocatori squalificati altrove per Doping, a tal proposito ricordiamo che l’italiano Mario Boni, dopo la sua seconda positività alla cocaina che gli costò la radiazione, tentò senza troppa fortuna l’avventura statunitense (per un cestista andare a giocare negli States ha sempre un suo fascino, anche se si gioca nella lega dei dopati!).
Col nuovo millennio l’Aba ha deciso di rifondarsi come “New Aba”, ospitando squadre rappresentanti bacini di utenza tagliati fuori dal grande circo Nba, squadre del calibro di:
Albuquerque Native America (Team interessante perché composto da SOLI nativi americani)
Arkansas Rim Rockers
Calgary Drillers
Fort Worth Tycoons
Maryland Night Hawks
St. Louis Rottwilers
Hermosillo Seris
Nashville Rhythm
Pensacola Aviators
 
E tanti tanti altri!
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: