“Casalingue”, “Studentesse vogliose”….ovvero il futuro del Digitale Terrestre!

Cane più brutto (Sam)Un recente intervento di Aldo Grasso sulla prima pagina del Corriere della Sera ha sottolineato come una delle poche granitiche certezze della società italiana, la relativa precisione dei programmi televisivi, si sia letteralmente sfaldata sotto i colpi di messe in onda schizofreniche che rispondono più a logiche di audience sul breve periodo che ad una vera e propria strategia aziendale di lungo respiro. Così, non è raro imbattersi in programmi sospesi, spostati o modificati, e comunque della durata assolutamente variabile.
Chi scrive ricorda con nostalgia quando la prima serata iniziava alle 20.30 e il telegiornale delle 22.30 segnava lo spartiacque tra i programmi nazional-popolari e quelli di maggiore sperimentazione, rivolti ad una fascia di pubblico che per vari motivi aveva la possibilità di andare a dormire in orari più tardivi. Certo il disappunto era diffusissimo: “Le cose migliori le fanno sempre tardi!” era il commento che fino a pochi anni fa accompagnava le discussioni sulla televisione in Italia….
Poi un giorno arrivò la “rivoluzione”, la televisione digitale. Senza dilungarmi in considerazioni tecniche che il mio livello di cultura non mi permetterebbe, si capì sin da subito come la nuova forma di trasmissione avrebbe accresciuto notevolmente la scelta della compagnia, arrivando, anche, a creare forme di interattività tra utente (non più solo spettatore) e televisione stessa.
Ovviamente la fantasia volava, e a metà anni 90, quando l’odore del 2000 ci faceva sentire tutti nel futuro, sognavamo di vedere film ai quali decidere quale finale assegnare con un semplice tocco del telecomando, fantasticavamo di partite di calcio con regie personalizzate…non lo ricordo esattamente, ma credo che se mi avessero chiesto come immaginavo la mia televisione di casa nell’anno 2006, avrei risposto: “Ultrapiatta, con una tombola di canali, e possibilità di scelta del tipo di telecamera da usare, di finale, senza canone RAI, ma con la possibilità di acquistare solo quello che voglio vedere, quando lo voglio vedere” Ovviamente, come ben sappiamo, le cose non sono andate esattamente così…i motivi sono stati molteplici: impossibilità tecniche oggettive, disinteresse da parte dei pubblicitari di rendere eccessivamente indipendente l’utente, costi elevati.
Quest’ultimo problema è stato, probabilmente, IL problema: inizialmente questa possibilità era offerta solo dalla tv via cavo, sostituita in brevissimo tempo dalla trasmissione satellitare (pochi ricordano come Stream nacque nel 1994 da una cooperazione internazionale, supervisionata dall’ENEL, per portare il cavo in ogni casa), ma il problema del satellite era legato al fatto che installare una parabola, a differenza di oggi, arrivava a superare il milione di lire, e i canoni di abbonamento erano esorbitanti, per un’offerta che comprendeva al massimo sette, otto canali.
Ovviamente tutto questo scoraggiò la diffusione delle tv satellitare in Italia.
Quando, sempre nei ruggenti anni 90, arrivò la notizia della creazione della televisione digitale a trasmissione terrestre (ovvero senza la necessità del padellone sul balcone) sembrava che la rivoluzione dell’interattività fosse finalmente arrivata alla portata di tutti.
La nascita e la diffusione di un numero enorme (potenzialmente infinito) di canali, accessibili a chiunque, scatenò la fantasia degli autori televisivi: c’era finalmente la possibilità di legare un canale ad una trasmissione e non solo il contrario!
Gli olandesi, maestri in questo, inventarono la formula del “Reality Show”: dapprima fu il Grande Fratello, a pioggia tutti gli altri.
Oltretutto la tv digitale (terrestre e satellitare) permetteva di pagare per vedere anche un solo programma….una vera manna per chi aveva deciso di lucrare sui guardoni di turno. In Inghilterra (maestri anche loro, ma nel farsi prendere per il naso…) il ministro delle telecomunicazioni del governo Blair decise che la digitalizzazione sarebbe stata il futuro, e passò all’offensiva: “Nel giro di pochi anni tutta la tv inglese sarà convertita alla trasmissione digitale”….passò un anno e i ripetitori digitali terrestri furono spenti. Come la bolla Internet, esplosa con la fine del XX secolo, anche la bolla della Tv digitale (almeno quella terrestre) sembrava fare la stessa fine!
Ma siccome “a volte ritornano”, ecco che l’Italia decise di adeguarsi all’Inghilterra di qualche anno prima: “Entro il 2006 tutta la televisione italiana sarà a trasmissione digitale” Questa bella e riciclata notizia ce la diede il ministro Maurizio Gasparri che, per non farsi mancare nulla, convinse il Governo a finanziare la diffusione del segnale digitale terrestre contribuendo all’acquisto dei relativi decoder. Inutile parlare dei conflitti di interesse presenti e dei quali già si è parlato troppo.
Come 10 anni fa nel nord Europa, anche in Italia, sulla scorta del successo del Grande Fratello “satellitare”, sono prolificati i “Reality Show”: isole, circhi, case musicali, balletti, sorci, ristoranti…di tutto di più. Allo scopo, soprattutto, di vendere le tesserine per poter comprare la possibilità di spiarne i protagonisti ogni attimo della giornata.
Sembrava l’uovo di Colombo, ovviamente di tutti gli altri vantaggi nemmeno l’ombra, ma tant’è….partite di calcio e voyeurismo sfrenato. La ricetta del successo. Più quei film che prima erano gratis, e che ora si devono pagare.
Ma c’è un però: i Reality hanno stufato!
Ecco il dramma che si sta consumando in questi giorni e che sta sconvolgendo a cadenza pressoché quotidiana il panorama televisivo nazionale.
E chi l’aveva previsto? Ma come, non interessa proprio a nessuno spendere 100 euro per vedere Valeria Marini che si esercita sul Trapezio? E adesso, che ne facciamo dei nostri decoder? Alla luce, anche, del ritorno alla contrattazione collettiva, indipendente della forma di trasmissione, dei diritti del calcio, in pratica in vista del Monopolio Sky, le possibilità sono due:
A)    Dato che i decoder digitali terrestri (Sky e il satellite sono un altro paio di maniche….) e relative schede hanno il vantaggio di non richiedere un contratto, sono anonimi, si possono ricaricare attraverso internet e la ricevuta di pagamento la si può ricevere in formato PDF via E-Mail…insomma nessuno saprà quel che si vede: foss’anche “Le Casalingue”!
B)     C’è sempre il “rifugium peccatorum”: si chiama la tv per famiglie e altro non è che l’ennesima riproposizione di qualche vecchio documentario, con qualche film Disney.
Buono specchietto per le allodole…e poi ci dovessimo scordare come è fatto un Bradipo della Foresta Amazzonica!
Annunci

2 Risposte to ““Casalingue”, “Studentesse vogliose”….ovvero il futuro del Digitale Terrestre!”

  1. utente anonimo Says:

    le adoro dai 18 in su fantasiose e a letto ti svegliano io sono un fottitore

  2. utente anonimo Says:

    se sei 18 enne di trezzano rosa srivimi una mail ci vediamo besos chica sono ok

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: