Buona Notte Europa

sleepbabyL’Europa dorme. Un sonno profondo, un "sonno dei (presunti) giusti". Dorme mentre il mondo è attraversato da crisi politiche, economiche, energetiche e ovviamente militari. Ha messo fuori dalla porta il cartello "do not disturb" nella speranza che tutto questo frastuono non infastidisca il meritato riposo dei suoi cittadini. La narcolessia che si è abbattuta sul continente ha ragioni in primo luogo politiche: carenza di uomini, inadeguatezza di regole. Da bravi umanisti, partiamo dagli uomini. Si apre davanti al povero elettore europeo un quadro pressoché desolante: in Gran Bretagna si va lentamente ma inesorabilmente chiudendo l’era di Blair. Dopo due mandati e mezzo, la stanchezza si è fatta sentire, ha prodotto sviste (gli sembrava di scorgere armi in Iraq) e lo ha reso un po’ più dipendente dagli "amici" (si era offerto con inusuale zelo di preparare la visita di Condi in Medio Oriente) e ha aperto la strada a Gordon Brown…In Francia Chirac e de Villepin sono sostanzialmente groggy da un anno e mezzo: la marcia indietro sul "contratto di primo impiego" ed i recenti scandali hanno definitivamente sgretolato le ambizioni presidenziali del Primo Ministro e quel residuo di credibilità dell’anziano Presidente. La scena appartiene ora ad un’avvenente cinquantenne che non ha ancora fatto sapere ai suoi connazionali cosa vuole e ad un brillante self made man che punta sulle infradito quale perno della sua campagna elettorale. La Merkel in Germania, dopo un avvio promettente, sembra rimasta impantanata nelle pastoie della "grande coalizione". La stessa fine si accinge a fare l’Austria. La Spagna di Zapatero sta vivendo una fase di trasformazione, ma dall’attentato di Madrid è praticamente scomparsa dai consessi europei e internazionali, quasi defilandosi rispetto ai grandi temi ed alle grandi scelte. Che tristezza se paragoniamo a Mitterrand, Kohl, la Thatcher, Gonzales, etc gli attuali "amministratori di condominio"…I Paesi dell’Est appena entrati o in procinto di entrare nell’Unione vivono complesse e profonde crisi politiche: l’adesione ha prodotto un’accelerazione della già sostenuta crescita economica ma la repentina cessione di sovranità a breve distanza dal crollo del comunismo, unita alla frammentazione del quadro politico, ha determinato quasi ovunque una svolta nazional-conservatrice i cui risvolti (soprattutto nella Polnia dei gemelli Kaczynski) sono ancora tutti da scoprire. 

La conseguenza tangibile di questo scenario deprimente è che l’Unione Europea è ferma. Ogni volta si invocano "momenti cruciali" da cui far ripartire di slancio l’integrazione europea: prima era l’approvazione del Trattato costituzionale, poi erano le elezioni in Germania, ora saranno le presidenziali in Francia. La verità, purtroppo, è che i referendum sulla Costituzione Europea in Francia e in Olanda hanno assestato un colpo quasi mortale alle speranze di trasformazione delle regole dell’Unione. E qui arriviamo al secondo punto: le regole. L’unanimità a 25 è ormai una follia. La UE dà sporadici segnali di risveglio sulla politica estera, per poi ricadere in letargo, avvolta nella comoda gonna a stelle e strisce degli Americani, non appena il gioco si fa un po’ più duro. Ci sono questioni di cui i singoli Stati non sono più in grado di occuparsi: l’immigrazione, la gestione del quadro macroeconomico a fronte di una moneta unica emessa da una Banca Centrale Europea, l’approvvigionamento di energia, la lotta al terrorismo. Fa letteralmente ridere che – ancora nel 2006 – l’UE spenda parte consistente del proprio bilancio per la Politica Agricola Comune (che aveva un senso 50 anni fa) e si limiti a vaghi progetti su innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo. Sarà impopolare, sarà una "fuga in avanti", ma bisogna una volta per tutte guardarsi in faccia e cominciare a usare una parola che fa paura, che i membri della Convenzione Europea hanno subito allontanato come un pericoloso spauracchio: la parola "federalismo". L’Unione Europea deve cominciare ad occuparsi seriamente di queste cose, lasciando da parte le minuzie e applicando il principio di sussidiarietà davvero. In questi cinquant’anni la costruzione comunitaria ha assicurato una cornice di pace, sviluppo democratico, crescita economica e stabilità monetaria. Un grande risultato raggiunto ponendosi grandi obiettivi. Ora è in gioco il futuro del continente: un’Europa che non è in grado di assicurarsi fonti energetiche a basso costo, che non investe in sviluppo tecnologico, che continua a difendere indiscriminatamente le rendite (agricoltori in primis), che riempie la sua politica estera di "dichiarazioni" e "comunicati", che fa gestire la moneta da un sola banca e l’economia da 25 governi e che non è in grado di ampliare lo sguardo sul problema dei flussi migratori fino a costruire una politica unica, sarà destinata a subire la progressiva disaffezione dei cittadini e – nel medio o lungo termine – a scomparire. Ed allora, quando pronunceremo la parola Europa ci verrà in mente solo la Champions League…

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Una Risposta to “Buona Notte Europa”

  1. utente anonimo Says:

    potrei innamorarmi di gau.

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