Archive for settembre 2006

Rosario del fine settimana

30/09/2006

Pinacoteca_N.Pisano-SIn nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Sant’Angelo Rovati incauto ora pro nobis

San Romano ignaro ora pro nobis 

Santa Finanziaria dei Tagli e delle Tasse ora pro nobis

Santa Aliquota dei ceti medi ora pro nobis

San Silvio della Bandana ora pro nobis

San Clemente dell’Indulto ora pro nobis

San Giovanni Alemanno dei Tassisti ora pro nobis

Santissimi Tronchetti dei Debiti orate pro nobis

San Giorgio di Guantanamo ora pro nobis

Santi Moratti intercettatori orate pro nobis

Beato Massimo protettore del calcio pulito ora pro nobis

Sant’Agente Betulla ora pro nobis

San Pio Pompa ora pro nobis

San Motorino martire della curva ora pro nobis

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen 

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Mantra del fine settimana

23/09/2006

Yzh%20MantraFissiamo l’immagine, concentriamoci e ripetiamo tutti insieme:

Prodi non sapeva nulla ma ha già spiegato tutto Prodi non sapeva nulla ma ha già spiegato tutto Prodi non sapeva nulla ma ha già spiegato tutto Prodi non sapeva nulla ma ha già spiegato tutto Prodi non sapeva nulla ma ha già spiegato tutto Ahmadinejad non ha bisogno dell’atomica Ahmadinejad non ha bisogno dell’atomica Ahmadinejad non ha bisogno dell’atomica Ahmadinejad non ha bisogno dell’atomica Ahmadinehad non ha bisogno dell’atomica Ad ogni diritto corrisponde un dovere Ad ogni diritto corrisponde un dovere Ad ogni diritto corrisponde un dovere Ad ogni diritto corrisponde un dovere Ad ogni diritto corrisponde un dovere Siamo antisionisti non antisemiti Siamo antisionisti non antisemiti Siamo antisionisti non antisemiti Siamo antisionisti non antisemiti Siamo antisionisti non antisemiti Niente paura per il Papa: ci pensano le guardie svizzere Niente paura per il Papa ci pensano le guardie svizzere Niente paura per il Papa: ci pensano le guardie svizzere Niente paura per il Papa: ci pensano le guardie svizzere Niente paura per il Papa: ci pensano le guardie svizzere Un’azienda con 40 miliardi di debiti è sana e resta italiana Un’azienda con 40 miliardi di debiti è sana e resta italiana Un’azienda con 40 miliardi di debiti è sana e resta italiana Un’azienda con 40 miliardi di debiti è sana e resta italiana Un’azienda con 40 miliardi di debiti è sana e resta italiana Un’azienda con 40 miliardi di debiti è sana e resta italiana Dario Fo è un premio nobel Dario Fo è un premio nobel Dario Fo è un premio nobel Dario Fo è un premio nobel Dario Fo è un premio nobel

 

Pronunciamolo sabato e domenica. Lunedì mattina ci sveglieremo e il mondo sarà un posto migliore.

Ratzinger e le ragioni della ragione

20/09/2006
Kardinal_Joseph_RatzingerNon si placa l’eco del discorso di Papa Ratzinger. Si tratta di un discorso mirabile, scritto e pronunciato da una mente teologica e filosofica raffinata sulla identità cristiana dell’occidente, sul concetto di trascendenza di Dio, sull’eterno rapporto tra fede e ragione. C’è poi un brano, citato dal Pontefice, del dialogo tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e l’erudito persiano che prelude al cuore dell’allocuzione, la differenza tra il Dio cristiano ed il Dio dell’Islam, e che ha fatto insorgere il mondo musulmano con diverse – come dire – “sfumature”…
Non sono un teologo e non sono in grado di entrare nel merito, ma il ragionamento di Benedetto XVI è – sul punto controverso – cartesianamente “chiaro e distinto”: il Dio cristiano “non si compiace del sangue. Non agire secondo ragione (σὺν λόγω), è contrario alla natura di Dio.” Il Dio dei Cristiani si è fatto uomo, è stato carne e sangue e si è rivelato al mondo non solo attraverso la “fede” (categoria dell’anima), ma anche attraverso la ragione (categoria del corpo). Per la dottrina musulmana, invece, “Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza” ed il Papa cita l’islamista francese Arnaldez “il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità”. Sarebbe, nella lettura che è stata data del passaggio in questione, la “ragionevolezza” il tratto distintivo tra le due fedi e, in particolare, l’elemento chiave che separa la menzione nel Corano della jihad (guerra santa) dall’assenza di una simile fattispecie nel messaggio evangelico.
A suffragio di questa tesi viene citata anche una frase che Manuele II Paleologo avrebbe pronunciato nel dialogo: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. E’ questa la frase che ha scatenato il putiferio. E da qui arrivo al punto.
Questo è un discorso da sublime erudito, da profondo conoscitore della storia del Cristianesimo e della sua evoluzione nell’intreccio con le vicende “secolari” dell’occidente. Ma non è un discorso da politico. E’ possibile che il Papa fosse perfettamente consapevole delle reazioni che avrebbe provocato, così come è evidente che ha parlato – come il giorno prima – in primo luogo all’occidente ed alla cristianità. Ma questo non cambia la sostanza. Così come da “non politico” è stata la rettifica del giorno dopo sul brano incriminato. “Le parole dell’imperatore bizantino a proposito del Profeta Maometto non riflettono il pensiero del Pontefice”. Bene, allora perché menzionarle senza chiarire nel testo del discorso la sua esatta collocazione? Perché esporsi al rischio di una smentita che somiglia ad un rammendo peggiore del buco?
Era un discorso da Prefetto della Congregazione della Fede, cioè da teologo. Non da Papa. Joseph Ratzinger si trova nella scomoda posizione di chi ha cambiato mestiere da poco. O meglio, di chi si trova a fare due mestieri insieme. Il teologo, impeccabile difensore dell’ortodossia della dottrina, ed il pastore di anime, il leader religioso e politico insieme, cioè il Pontefice. Giovanni Paolo II e Ratzinger erano in qualche modo perfettamente complementari. Molto vicini sul piano dottrinario, non potevano essere più diversi nel modo di vivere la fede: il tedesco era ed è un appassionato di analisi del rapporto tra fede e ragione; il polacco è stato un mistico dallo straordinario fiuto politico, un uomo che gestito la diplomazia vaticana in modo egregio durante la guerra fredda (contribuendo non poco alla caduta del comunismo in Europa orientale) ed è stato acclamato “santo subito” un minuto dopo la sua morte. Wojtyla aveva sempre tenuto la Chiesa al riparo dal conflitto di religioni, dallo scontro di civiltà intese come comunità di valori religiose ed aveva sempre mantenuto un approccio “politico” alla questione, spendendosi peraltro contro la guerra in Iraq e dando sempre l’impressione di essere non “al di fuori”, ma “al di sopra” della mischia. Il discorso di Ratzinger rompe questa impostazione e rischia di fornire un alibi a chi vuol far convergere il conflitto politico con quello religioso. Se si tratta di una scelta consapevole, c’è da preoccuparsi: vuol dire che la Chiesa ritiene inevitabile un esito di tal genere e si comporta di conseguenza. Se così non è, rimane un tentativo – che, vista la rettifica, andava forse gestito in modo più prudente – di compattare l’Occidente attorno alle proprie radici giudaico-cristiane per rigenerarne in qualche modo l’identità e sottolinearne le differenze dall’altro. Ma ciò può essere fuorviante; bisogna ragionare sul problema in termini politici, se lo affrontiamo in termini religiosi facciamo il loro gioco ed è la fine. Quale che sia l’intenzione all’origine, coloro che alimentano un’interpretazione radicale dell’islam per fini politici hanno avuto buon gioco a far sentire ancora una volta la propria sinistra voce. Al-Qaeda minaccia di conquistare Roma, nei Territori Palestinesi si bruciano le chiese, le manifestazioni con fantocci vestiti di bianco e bruciati si diffondono e, siccome alla tragedia spesso si accompagna la farsa, l’Ajatollah Ali Kamenei, Guida Suprema dell’Iran, sostiene che dietro la sortita di Ratzinger c’è niente di meno che George W. Bush, il quale – colto di sorpresa – aveva appena dichiarato di aver letto con interesse Albert Camus…Fortuna che c’è Ahmadinejad che frena…
Un’ultima annotazione. Noi – spinti dalla “ragione” e da un passato fatto di conquiste sul terreno della libertà di espressione e di errori tragici (le crociate, per cui Wojtyla si era scusato) – ci possiamo permettere il lusso di dissertare dell’opportunità politica di una dichiarazione. Altrove, si reagisce ad una riflessione teologica su fede e ragione come se fosse una dichiarazione di guerra, si raffigura il leader di un’altra religione (tanto per rimanere in tema di vignette) come Hitler o come un vampiro e lo si ricopre di insulti; persino i governi dei Paesi islamici “moderati” prendono posizione per non farsi scavalcare all’interno dagli estremisti. Proprio di questa gente parlava Oriana Fallaci.
A proposito, Manuele II Paleologo venne in occidente nel 1400 a chiedere aiuto contro gli Ottomani. Nessuno lo ascoltò. Lui morì nel 1415. Nel 1453, l’Impero Romano d’Oriente cessò di esistere proprio sotto i colpi degli Ottomani. Speriamo che Ratzinger lo abbia citato a casaccio… 

Mantra del fine settimana

16/09/2006

mantraFissiamo l’immagine, concentriamoci e ripetiamo tutti insieme:

Alitalia è una grande risorsa del Paese Alitalia è una grande risorsa del Paese Alitalia è una grande risorsa del Paese Alitalia è una grande risorsa del Paese Alitalia è una grande risorsa del Paese TIM deve restare italiana TIM deve restare italiana TIM deve restare italiana TIM deve restare italiana TIM deve restare italiana TIM deve restare italiana Guido Rossi è un commissario Guido Rossi è un commissario Guido Rossi è un commissario Guido Rossi è un commissario Guido Rossi è un commissario Oriana Fallaci istigava all’odio Oriana Fallaci istigava all’odio Oriana Fallaci istigava all’odio Oriana Fallaci istigava all’odio Oriana Fallaci istigava all’odio A Roma i taxi sono di più e costano meno A Roma i taxi sono di più e costano meno A Roma i taxi sono di più e costano meno A Roma i taxi sono di più e costano meno A Roma i taxi sono di più e costano meno A Roma i taxi sono di più e costano meno Faremo una legge vera sul conflitto di interessi Faremo una legge vera sul conflitto di interessi Faremo una legge vera sul conflitto di interessi Faremo una legge vera sul conflitto di interessi Faremo una legge vera sul conflitto di interessi Lilli Gruber è una giornalista Lilli Gruber è una giornalista Lilli Gruber è una giornalista Lilli Gruber è una giornalista Lilli Gruber è una giornalista

Ripetiamolo sabato e domenica. Il lunedì ci sveglieremo più felici e saremo un Paese migliore. 

Oriana Fallaci

15/09/2006
Oriana FallaciPoche e asciutte parole per annunciare l’addio a questo mondo di una delle menti più “scomode” e brillanti del giornalismo italiano. Dopo Tiziano Terzani, in poco tempo, ci ha lasciati un’altra nobile e prestigiosa testimone italiana del mondo, dei suoi drammi; una di quelle persone che non ha mai avuto paura di porre ai principali protagonisti della fine del XX Secolo le domande più scomode, non si è mai tirata indietro davanti all’opportunità di fare i reportages più belli e toccanti dalle aree più disagiate del Pianeta.
Con profondo rammarico accogliamo la notizia, ma, purtroppo, erano circa 5 anni che il rammarico coglieva chiunque avesse seguito il percorso intellettuale della Fallaci….non la riconoscevamo più!
Non era più la donna che ebbe il coraggio di presentarsi davanti al regime dei colonnelli di Atene, fresca sposa di un leader dell’opposizione, non era più la donna che ebbe il coraggio di dire ad Arafat che il suo sud del Libano, anziché essere il rifugio dei profughi palestinesi, rischiava di diventare (come, purtroppo, è diventato) un covo di terroristi “islamofascisti”, vedendosi puntare una pistola alla tempia, non era più la donna che si presentò in Italia e agli USA implorando di non finanziare o anche solo appoggiare i Mujaiddin in Afghanistan in ottica miopemente antisovietica….non era più lei! 
No, era diventata una donna livorosa, incomprensibilmente cattiva fustigatrice dei nuovi poveri, dei migranti.
Nelle aree di tradizione e fede islamica sicuramente è stata testimone e vittima di lordure che noi, comodamente seduti nel salotto di casa, non riusciamo nemmeno ad immaginare; ma anziché portare la sua esperienza, la sua lucida capacità di analisi, la sua cultura al servizio della più nobile delle cause, cioè concorrere a creare una società nuova, nella quale permettere l’integrazione delle persone, disperate, costrette a lavori umilianti, ai limiti della schiavitù, provenienti da aree diverse dalla nostra, ha cominciato a inveire odio religioso e razziale, si è di fatto proposta come riferimento “intellettuale” di una destra islamofobica, razzista, reazionaria e neocrociata.
Abbiamo letto con gli occhi sgranati l’ormai epico “La rabbia e l’orgoglio”e siamo rimasti spaesati come una persona del suo calibro intellettuale abbia compiuto un sillogismo qualunquista e fondamentalmente inaccettabile: gli attentatori dell’11 Settembre hanno compiuto quello che hanno compiuto perché islamici, quindi ogni immigrato è un potenziale terrorista, anche il poveretto che vende i tappeti a Ponte Vecchio.
Chiaramente il suo discorso non intendeva dire che ogni immigrato di fede islamica potesse essere un kamikaze, ma, forse pure peggio, che con le loro tradizioni più reazionarie potesse essere una testa di ponte di una realtà che vorrebbe far diventare l’Europa un Califfato!!
Non ha mai considerato l’ipotesi che, forse, più di qualcuno di quei migranti sia fuggita da realtà che rischiano di diventare califfati e, quindi, non voglia vivere in un califfato; ha dato la sensazione di non considerare il fatto di come, in una realtà come quella europea, che ha vissuto e metabolizzato esperienze rivoluzionarie, come l’Illuminismo e il 1968, prese di posizione reazionarie siano destinate a sparire.
No, tutto questo sembrava non esserle passato per la testa: separata da un Oceano vedeva un’Europa culturalmente debole, pronta a prostituire i valori della laicità, dell’illuminismo a nemici che non esistono, perché chi è veramente un reazionario, chi è una testa di ponte di qualche sceicco terrorista, non si imbarca su un gommone rotto, non attraversa il Sahara a piedi, non si mette a vendere cianfrusaglie agli angoli delle strade per trasformare l’Europa in un Califfato.
Chi si imbarca in avventure simili è un disperato, una persona che si è lasciata alle spalle gli affetti, la casa, i tramonti per tentare una fortuna che, probabilmente, non arriverà MAI. E’ una persona che parte e non sa nemmeno se e quando rivedrà la moglie, i figli, i fratelli, i genitori, gli amici e lo fa per garantire a questi un futuro meno nero, e lei, nonostante la sua esperienza, vedeva in queste persone un pericolo? Un pericolo perché nel Chianti si sarebbe costruita una Moschea? Un pericolo perché vendevano merce contraffatta a Ponte Vecchio o sotto al Colosseo?
Sentendo questo tipo di affermazioni da parte di persone inesperte e ignoranti ci saremmo indignati, da parte di qualche politico ci saremmo spaventati, ma da lei no, rimanevamo a bocca aperta: una donna con la sua esperienza, con la sua capacità di analisi come poteva ridurre tutto a queste bassezze?
Personalmente trovavo penose e inadeguate le imitazioni e le prese in giro che le facevano….sarebbe bastato leggere in pubblico gli ultimi suoi scritti, quando definì un atto terroristico la manifestazione di Firenze del 2003 perchè non avvennero incidenti, quando si propose come conducente della ruspa che avrebbe dovuto abbattere la costruenda Moschea del Chianti. In conclusione vorremmo, invece, piangere la morte dell’autrice di “Inshallah”, di “Lettera a un bambino mai nato”, anche se, purtroppo, oggi le lacrime sono già finite, perché quella brillante mente ci ha lasciati sulle Twin Towers!

9/11

14/09/2006

x11sept_03Il 12 settembre 2001 eravamo tutti Americani. Io lo sono ancora, nonostante molti non lo siano già più. Nonostante Bush, Rumsfeld, Guantanamo, Abu Grahib, il fosforo bianco di Fallujah e le carceri “volanti” della CIA. Perché gli “Amerikani” sono gli stessi che hanno fatto uscire il Watergate di Nixon, che hanno scoperto gli orrori Abu Grahib, che si sono mobilitati per chiudere Guantanamo e che hanno ammesso l’esistenza delle carceri stesse, mentre noi Italiani continuiamo a negare. Perché la libertà di stampa che hanno, pur con tutti i limiti possibili, noi ce la sogniamo. Perché dopo lo scandalo ENRON hanno varato rapidamente una legge molto dura ed efficace per evitare casi analoghi e tutelare meglio i risparmiatori, in molti Paesi europei, compreso il nostro…lasciamo perdere. E poi perché loro hanno pagato il prezzo più alto, mentre troppo spesso gli Europei, invece di darsi una politica estera comune seria, pretendono di dare lezioni nascondendosi poi sotto la gonna a stelle e strisce appena le cose si mettono male…

 

Nel frattempo la lotta ai “fascisti islamici” (la definizione è forse l’unica analisi corretta dell’amministrazione Bush), si arricchisce di un nuovo contributo. Sua Santità Benedetto XVI ha dichiarato a Monaco che “l’Occidente dissacrante e cinico che considera un diritto di libertà il dileggio del sacro, spaventa le altre culture” (Corriere della Sera, pag. 2, 12.09.06), in particolare Asia e Africa. Davvero? Faccio fatica ad immaginare i Cinesi spaventati da questi orchi occidentali che relegano Dio molto dopo la scienza. Dubito che i popoli africani trovino il tempo e la voglia, tra le tragedie che li opprimono, di biasimare i miscredenti europei ed americani. E soprattutto mi lascia perplesso l’idea che il mondo islamico (ed in particolare i fanatici fondamentalisti) ci rimproveri di essere “poco cristiani”. Possiamo forse ritenere che le “concilianti” e composte reazioni di alcuni scalmanati nei Paesi islamici alla pubblicazione delle vignette su Maometto in Danimarca siano dovute al fatto che ci ritengono “cinici” e “miscredenti”? O non è stata piuttosto una reazione fomentata da chi con l’Occidente da tempo ha un conto in sospeso?

Il processo di “secolarizzazione” dell’Occidente ha portato – come tutti i grandi processi – miglioramenti e peggioramenti nella vita dell’individuo. Papa Ratzinger parla giustamente al mondo cristiano, rimproverandolo, come già faceva Giovanni Paolo II, di aver rovesciato la sua scala di valori, anteponendo a Dio altri idoli, il piacere, il successo, il denaro. Ma è difficile credere che Asia e Africa, ed in particolare il mondo islamico, si preoccupino degli aspetti più deteriori di questa trasformazione. Fino ad ora hanno dimostrato di essere spaventati (anche se molti ne sono attratti) da quelli che noi consideriamo conquiste: la libertà di espressione e di stampa (ivi compresa quella satirica), l’emancipazione della donna, la separazione tra autorità dello Stato e autorità religiosa, la tolleranza tra le confessioni. Da questa gente proviene il commando che ha distrutto le torri gemelle. Ricordiamolo.

John McEnroe

10/09/2006

John McEnroeIn concomitanza con il ritiro del pelatone Agassi Repubblica per bocca del mitico Clerici ha lanciato un referendum per votare il più grande tennista degli ultimi 30 anni. Decisione tosta. Non per noi. Noi avevamo già scelto da tempo. Chi? Suvvia, non poteva essere altro che l’unico vero balordo della storia del tennis: John McEnroe. Il "Super Brat" (che sta per moccioso) o, visto che siamo a Roma, semplicemente il più grande “puzzone” della storia del Tennis. Ah, gli anni ’80. Decisamente altri tempi. Tempi in cui le spiaggie si fermavano per la finale di Wimbledon. Tempi in cui i giocatori erano personaggi “veri” e non ipervitaminizzati e depilati esseri più adatti alle palestre romane che a giocare sotto rete. In poche parole aveva senso tifare per McEnroe, Connors o Lendl. Gente strana, con problemi, che si odiavano a morte. Agli Svizzeri di uno come Federer non glie ne può fregare di meno. Mac invece può vantarsi di essere stato l’idolo incontrastato degli Irlandesi d’america tanto da essere stato citato nella fantastica Jump Around degli House of Pain (“I’ll serve your ass like John McEnroe…”).
A Wimbledon, tempio pagano delle formalità e della sportività più becera, uno come Sampras lo avrebbero fatto giocare fino a 60 anni. Mac no. Mac non lo sopportavano proprio. Ed era difficile dargli torto. Le partite con lui erano continuamente interrotte da recriminazioni anche le più assurde ed irreali. È famosa la frase con cui si rivolgeva ai malcapitati giudici (
"You cannot be serious"). Ancora più famosa da quando, in un Roland Garros negli anni ’80, Mac la rivolse anche verso l’ignaro computer facenti vesti di arbitro elettronico (!!!).
A quasi 15 anni dal suo ritiro Mac è invecchiato benissimo. Continua a giocare (e bene…) ed è diventato un ottimo commentatore televisivo. Tre matrimoni alle spalle (sempre con una fracca di procreazioni… ci deve tenere l’irlandese al mantenimento della specie). L’ultima poveraccia (Pat
ty Smyth, deliziosa cantante anni ’80 americana) se lo è accalappiato dopo il burrascoso divorzio con Tatum O’Neal. Ma stavolta le cose sembrano andare a gonfie e vele. La Smyth lo sopporta, lo fa sfogare. Sembra più tranquillo. In fondo è invecchiato un pò anche lui. La follia a riguardo è che, per lungo tempo, in Internet è girata voce che la sposa di Mac fosse Patti Smith!!! Avete presente vero? Ve li immaginate? Fate come me. Fate uno sforzo. Un bel loft newyorkese, lei, efebica, eterea, sognante, seduta in meditazione sul divano e lui… lui naturalmente infoiato come una bestia, che divora a mozzichi il tappeto. Non è colpa sua. Sta sognando ancora una volta di poter urlare in faccia a Jimbo Connors quello che si merita dopo un straordinario 6-1 6-1 6-2 in finale a Wimbledon.

Insomma.

Sempre Lode a Te, Jonh McEnroe

Architecture in Helsinky

10/09/2006

iv-ArchitectureInHelsinkiNiente pezzo del mese stavolta. Ma gruppo del mese, si. Proprio un bel gruppettino. Non so perchè mi piaccia così tanto questo combo di 8 elementi ma penso sia la loro simpatica, svaccata aria di follia. Non vi fate infinocchiare dalla deliziosa cantante oversize che possiede, oltre alla chioma bionda, una meravigliosa voce. Date un’occhiata ai tremendi buzzurri che l’accompagnano. Sembrano usciti da quelle terrificanti comuni così diffuse nel mondo anglo-sassone (soprattutto nella west-coast americana). Le canzoni le ho conosciute via Youtube e Flux (a proposito bisognerà che si affronti, prima o poi, un discorso sul fighissimo palinsesto off che ci regala ogni giorno).
Qualche cenno sulle canzoni? Non basterebbe la Bibbia. Metteteci un pò di tutto. Una sorta di Avant-Pop frullato con della sana follia da Cabaret. Su tutto una meravigliosa ed innocente aria da gita di quinto liceo. Un’atmosfera che ci fa dimenticare (per poco purtroppo) la tremenda serie di gruppacci con la -s finale che ammorba un pò tutto oramai. Diciamoci la verità… per quanto tempo riusciremo a sopportare lo scempio della musica anni ’70 perpetrato da miserabili senza futuro come gli Strokes o i Killers?!?
Che Dio li perdoni.
Insomma cercate i dischi di questi adorabili australiani e come ha scritto Ondarock (notevole sito, tra parentesi…): “fate poche storie, voi altri! Correte tra i campi a catturare farfalle. Ma solo per il gusto di vederle volare via…”.

Sarebbe proprio ora.

Buon ascolto.

La Sagrada Familia

08/09/2006

 

Un interno della Sagrada Familia

08-31-06_1514Terza e ultima tappa della scorribanda nella "Spagna dei miracoli". Approdo a Barcellona. Non mi dilungherò sull’approvazione del nuovo Statuto della Catalogna, che concede alla regione maggiore autonomia politica, amministrativa e fiscale, nè sul fatto che circolano autobux e taxi (a tariffe più che accettabili) in quantità industriale giorno e notte, tanto per fare paragoni. Non voglio annoiare nessuno con sproloqui sulla bellezza della città, sulla pulizia delle strade, sul calore della gente e altre cose da Lonely Planet.

Volevo solo ricordare a me stesso lo splendore della Sagrada Familia. La celebre basilica (il cui nome per esteso in catalano è Temple expiatori de la Sagrada Familia)  progettata dall’architetto catalano Antoni Gaudì nel 1884, che ne portò avanti la realizzazione fino alla sua morte – nel 1926 – con il suo stile inconfondibile e fantastico, libera interpretazione di influenze dell’Art Nouveau e del Cubismo degli anni ’20. La basilica è oggi completa per il 55% circa. Una volta finita, sarà probabilmente la più grande basilica del mondo. Non è soltanto una grandiosa opera d’arte. Chi la vede, percepisce che si tratta di uno straordinario simbolo della storia dell’uomo, un’avventura che attraversa diverse fasi storiche, innumerevoli vicissitudini dei singoli individui. Un simbolo a sua volta carico di simboli.

Molti dei progetti originali di Gaudì sono stati distrutti in un incendio nel 1936 e alcune torri, nonché parti dello stesso laboratorio di Gaudì, vennero distrutte durante la guerra civile spagnola. L’architetto catalano, tuttavia, che dedicò interamente all’impresa gli ultimi 15 anni della sua vita, aveva compreso che i lavori per completare la sua opera gli sarebbero sopravvissuti e invece di finire l’intero perimetro della basilica, decise di realizzare direttamente alcune sezioni, fino al minimo dettaglio, come per lasciare ai suoi successori l’impostazione del lavoro che lui avrebbe desiderato.

Dal 1940 altri importanti architetti (Francesc Quintana, Puig Boada e Lluis Gari) e scultori (J. Busquets e Josep Subirachs) proseguirono l’opera del maestro, grazie al ritrovamento di alcuni progetti originali ed alle immense possibilità offerte oggi dalla tecnologia. All’esterno, lo spettatore rimane abbagliato dalle torri affusolate che si stagliano nel cielo, rivestite di ceramiche dai colori accesi, dalla facciata della Passione, con le sue figure scultoree emaciate e dolenti. All’interno, dalle colonne disegnate come alberi e dal soffitto, in parte già coperto da luminosi mosaici che creano l’effetto dei girasoli.

L’altezza totale delle torri, una volta completate, sarà inferiore di un metro all’altezza del Montjuic (la collina che sovrasta Barcellona), perché Gaudì riteneva "che il lavoro dell’uomo non dovesse sorpassare quello di Dio". Sorprende inoltre la normalità che circonda il lavoro degli operai (che continuano a darsi da fare accanto ai turisti che ammirano la basilica) alla realizzazione "dell’ultimo grande santuario della cristianità", per dirla con Gaudì, e certamente del più grande tempio della cristianità moderna. Per essere sincero, darei molto per poterla rivedere finita prima di andarmene.

Intanto è ora di tornare a casa.08-31-06_1501

 

 

 

 

 

                                                                                             

                                                                                   

                                                    

                                                                                              Finestre della Sagrada Familia con le impalcature sullo sfondo

 

Saragozza e l’Expo 2008

04/09/2006

 

Un murales sulla facciata di un palazzo sventrato a Saragozza

08-27-06_1729Seconda tappa del pellegrinaggio nella "Spagna dei miracoli". Lasciati i Paesi Baschi, mi dirigo verso Saragozza e dalla macchina vedo intorno a me il deserto. Quello vero, quello in cui rotolano i cespugli nel silenzio, quello che fa da sfondo ai nostri "spaghetti western". Non c’è anima viva, la radio non prende e il sole scalda la terra rossa e sabbiosa. Ti aspetti soltanto che da un momento all’altro qualcuno apra un orologio da tasca con un carillon ed un motivetto ossessivo riempia la vallata.

Alla fine della traversata, compare Saragozza. La città non è male, ha un centro storico carino che ruota attorno alla cattedrale, le viuzze di alcuni quartieri sono suggestive, ma il resto non è granché. Anche qui, però, spuntano come funghi i cantieri. Si intuisce che, come già altre città della Spagna, anche Saragozza si appresta a mutare volto, probabilmente per sempre. Perché? Perché ospiterà nel 2008 l’Esposizione Universale (Expo), ovvero la principale esposizione del mondo in cui i vari Paesi mostrano attraverso iniziative e prodotti la loro interpretazione del tema cui è dedicata l’Expo. Nel 2008 l’Expo avrà come tema principale lo sfruttamento delle risorse idriche. 

Non serve essere essere brillanti economisti per capire quali vantaggi possa offrire ad una città la possibilità di ospitare una rassegna del genere. Sul piano commerciale, sul piano turistico, sul piano architettonico (il quartiere EUR a Roma fu costruito in previsione dell’Esposizione Universale che si sarebbe dovuta tenere nella Capitale nel 1942). Eventi di questo genere sono una opportunità unica per far decollare lo sviluppo di una città. In concorrenza con Saragozza c’era una città italiana, una delle più belle, Trieste. Rimane il rammarico per non aver potuto dare a una meravigliosa città una chance come questa.

Gli Spagnoli sono stati bravi, bisogna riconoscerlo. Sanno sfruttare meglio di noi i fondi dell’Unione Europea e sono stati in grado di fare "squadra", o per meglio dire lobbying, nelle sedi internazionali per dare al Paese vetrine mondiali di assoluto prestigio, che hanno attirato turisti, investimenti e commercio. Guardando con attenzione sotto lo strato di modernità delle principali città spagnole, si intravede la differenza tra il "prima" e il "dopo". La Barcellona del 1992 è stata trasformata dalle Olimpiadi, Siviglia dall’Expo del 1992, Bilbao dal Guggenheim, persino Valencia (in parte) dall’approdo della Coppa America di vela, e ora Saragozza. Tutte erano caratterizzate da una bellezza ormai decadente o da aree depresse e degradate. Ora sono – o si apprestano a diventare – dei gioielli.

Dovremmo rifletterci, quando ci avvitiamo nelle polemiche tutte nostre sulle candidature di Roma o Milano alle Olimpiadi, o nelle proteste per i Giochi invernali a Torino (la città, già bellissima, è se possibile ancora migliorata), o nella accuse incrociate per le sconfitte delle candidature di Napoli per l’America’s Cup e appunto di Trieste per l’Expo. E forse dovrebbe venirci un piccolo brivido, perché potremmo rischiare di scoprire che all’Italia piace maledettamente il "prima".