Infradito alla francese

NicolasSarkozyL’Europa è ad un passo (o forse già un passo oltre) dallo sfacelo. Ma la pochezza delle idee degli Amministratori di Condominio dei singoli Paesi, in un contesto internazionale in cui ce n’è bisogno come dell’aria che respiriamo, addirittura impallidisce di fronte al ridicolo ferragostano. Perché passi il fatto che la povera Angie Merkel, i cui glutei erano stati immortalati l’anno scorso dai proverbiali idioti del Sun, rimane prigioniera della “Grande Coalizione” e sulla scena internazionale si vede meno di quanto sarebbe necessario. Passi anche l’assenza del mite Zapatero: la politica estera spagnola è virtualmente defunta l’11 marzo 2003 e chissà se resusciterà mai.
Certo però che vedere Tony Blair continuare a veleggiare con il suo costume a fiori sulla “Good Vibrations” (penosa citazione dei Beach Boys, di cui certamente Tony è un accanito fan) come se nulla fosse, mentre il Libano brucia e soprattutto mentre cercano di far saltare in aria una decina di aerei a Londra, fa un certo effetto. Del resto, bastava vederlo qualche tempo fa con la chitarra mentre faceva bisboccia con gli amici per capire che il Premier – alla guida del Regno Unito dal 1997 – sta attraversando una fase “intimista”, un momento di riflessione che bisogna rispettare.
Ma assistere alla nuova campagna pubblicitaria del leader del partito gollista francese UMP, Nicolas Sarkozy, candidato alle prossime presidenziali, che si aggira per i bagnasciuga delle spiagge francesi con le infradito griffate con il nome del partito, è davvero troppo. Pensare al Sarkozy in infradito come all’erede dello spirito di De Gaulle, che chiamava i suoi compatrioti dall’esilio a riprendere la lotta contro l’invasore nazista, che ha trasformato il suo Paese inaugurando la V° Repubblica, che ha concesso l’indipendenza all’Algeria, fa sorridere. I tempi sono cambiati, certo. Ma il Sarkozy “tipo da spiaggia” è lo stesso che dava prova di serietà, fermezza e durezza nella rivolta delle banlieues, nella gestione dei flussi migratori e nell’affrontare gli scandali della politica interna.
Per non parlare poi del tira e molla con quella santa donna della moglie, Cecilia. Ma insomma chi se ne frega? Vedere la Francia, che in molti hanno individuato e tuttora individuano come “la speranza dell’europeismo”, ridotta in questo modo fa molta tristezza. Chirac sta bene con una coperta ed un thermos davanti alla TV, de Villepin è inebetito. I Socialisti stanno pensando a ricandidare Jospin. Gli altri non vanno nemmeno citati. E l’Europa assiste, impaziente di capire dove trovare a soli 6 euro al paio le infradito di Sarko.
E così, non ci resta che auspicare l’ultima grande frontiera della politica francese ed europea: la storia d’amore (ma ci accontenteremmo anche di una fugace avventura) tra Sarkozy e Ségolène Royal, la compagna del leader socialista Hollande, anche lei candidata alle presidenziali. Una sorta di “Grande coalizione” alla francese, per tenere alta la fiaccola della grandeur.
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