Torniamo in dietro….

Sid ViciousE’ estate, tempo di canzonette e di tormentoni. Quasi ogni anno esce un cantante sconosciuto, o conosciuto solamente a pochi addetti ai lavori (addetti ai lavori che già lo conoscevano che aumentano di numero a Settembre….ma questo è un altro discorso!) che con un branetto da quattro soldi sbarca il lunario e si prende quel quarto d’ora di notorietà che non si nega a nessuno: ecco, allora, Valeria Rossi che si prende “Tre Parole”, DJ Bobo che inneggia al cane più brutto che ci sia in giro, il Chiuaua, oppure i Righeira che, “Senza Dinero” Vanno alla Plaja” perché l’”Estate sta finendo”. Ingiustamente si tende a credere che il fenomeno delle canzoncine effimere sia legato alla rivoluzione musical-commerciale degli anni 60, invece, la realtà differente, ed è, tendenzialmente, un fenomeno del 20simo secolo.
Proprio alle origini vorrei tornare, alle origini delle canzoncine inutili, effimere e che, al momento della loro uscita, riscuotono un clamore inaspettato, perché rispecchiano ciò che il pubblico del momento si aspetta di sentire. La mia mente vola al lontanissimo 1929, in Italia c’era il Fascismo da sette anni, economicamente era ancora molto “liberale”, gli Stati Uniti e il Mondo stavano per essere travolti da una delle peggiori crisi economiche della storia umana, Hitler era un soggetto un po’ bislacco noto solamente a chi, seguendo la politica della Germania Weimeriana, fosse un po’ più attento e in Italia Giovanni Ermete Gaeta (che si nascondeva dietro lo pseudonimo di E.A. Mario), dopo il successone indescrivibile e, veramente, eterno dell’”Inno del Piave”, sfornava un altro brano che a suo modo sarebbe passato alla storia: “Balocchi e Profumi”. Tecnicamente si propone come un melodrammone musicato, dalla lacrima facile che arriverà ad essere preso sul serio fino ai primi anni 60 (oltre trent’anni di successo), quando le nuove generazioni lo presero come simbolo da dileggiare della generazione di quelli che, all’epoca, erano i “matusa”.
Per far meglio comprendere di cosa si sta parlando ecco il testo:
 
Tutta sfolgorante è la vetrina
Piena di balocchi e profumi.
Entra con la mamma la bambina,
tra lo sfolgorio di quei lumi.
"Comanda, Signora?"
"Cipria e profumo Coty…"
"Mamma! – mormora la bambina,
mentre pieni di pianto ha gli occhi –
per la tua piccolina non compri mai balocchi,
mamma, tu compri soltanto profumi per te!"
 
Ella nel salotto profumato
Ricco di cuscini di seta,
porge il labbro tumido al peccato
mentre la bambina indiscreta
dischiude quel nido
pieno d’odor di Coty…
"Mamma! – mormora la bambina,
mentre pieni di pianto ha gli occhi –
per la tua piccolina non compri mai balocchi,
mamma, tu compri soltanto profumi per te!"
 
Esile agonizza la bambina;
or la mamma non è più ingrata:
corre a vuotar tutta la vetrina
per la sua figliola ammalata.
"Amore, mio bello,
ecco i balocchi per te…"
"Grazie!" mormora la bambina,
vuole toccare quei balocchi,
ma il capo già reclina, e già socchiude gli occhi.
Piange la mamma pentita, stringendola al cor!”
 
 
Le lacrime di un’italietta non ancora uscita dalla sua dimensione rurale si sprecavano, le donne piangevano perché, all’epoca, faceva tanto femminile, i bambini dovevano sentire questo polpettone per non dimenticarsi MAI quale fortuna avessero avuto nell’essere nati in quella famiglia, e gli uomini? Beh, anche loro si concedevano qualche piccola lacrimuccia al sentire questa canzoncina…
 
Per completare l’opera di anticipazione dei tempi, il testo diventerà, nel 1953, anche un film: il primo “musicarello”. Anzi, non era propriamente un musicarello, nel senso che, a differenza dei musicarelli concepiti e girati in poche settimane per ampliare la visibilità del cantante e della canzone del momento, “Balocchi e Profumi” fu un’autentica trasposizione cinematografica della canzone: nel buio delle sale, essenzialmente quelle parrocchiali, gli italiani di ceto medio-basso, dalla cultura elementare ed essenziale, passavano l’ora e mezza sognata…”Non sai quanto mi sono divertito, ho pianto tutto il tempo” questa è la frase delle mamme, delle nonne e, in alcuni casi, dei papà al ritorno dal cinema, per decantare le lodi del film appena visto.
Quindi, in conclusione, all’avvio di questo Agosto che ci condurrà alla fine dell’ennesima estate fatta di canzoncine e tormentoni vorremmo ringraziare uno dei primi creatori di canzoni effimere: Giovanni Ermete Gaeta per “Balocchi e Profumi”, ed anche chi, giovanissimo, lo ha trasportato in versione cinematografica: Mario Bava… 
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