Indulto Sì, Indulto No! Ovvero la Terra dei Cachi!

elio e le storie teseIn questi giorni l’Italia, pressata dalle catastrofiche situazioni nelle quali versano la carceri italiane, ha approvato un provvedimento di indulto che comprende anche le persone condannate per truffa e reati finanziari, nonché chi sia stato condannato per voto di scambio. Questa tipologia di reati indultati rende il provvedimento particolarmente schifoso: sono maggiori i soggetti collegati, a vario titolo, alla classe politica a beneficiare del provvedimento che le persone che materialmente usciranno di carcere.
Ma il problema sul quale vorremmo concentrare l’attenzione non è questo particolare aspetto del provvedimento di indulto, ma l’indulto in quanto tale. Chiariamoci: è aberrante e schifoso lo stato che si fa forte coi deboli e debole coi forti, è inaccettabile lo stato che condanna i propri carcerati a condizioni di vita inumane, quali materialmente spesso sono in alcune patrie galere. Soprattutto col caldo che in questi giorni sta attanagliando il paese, non è ammissibile ammassare 15/20 persone in celle che dovrebbero contenerne non oltre 6/7, ma d’altra parte, vedendo il provvedimento approvato, ci chiediamo: “Perché in Italia ogni x anni deve partire ora un indulto, ora un’amnistia, ora un condono?”
Capita spesso, spessissimo, sentire persone che abbiano combinato qualcosa (un abuso edilizio, una truffetta, un’evasione…) dire: “In attesa del prossimo condono….” Questa politica, figlia di un malinteso senso di pietà umana, ha creato un clima grazie al quale si può fare ogni cosa, tanto gira rigira il perdono arriverà. La conseguenza peggiore, però, è che, quando capita il caso di colui che paga tutto, anziché riprendere la vita normale, parte un atteggiamento vittimistico, in parte, paradossalmente giustificato, che porta alla conclusione: “perché ho pagato solo io?”
Ricordo, a tal proposito, la difesa dei socialisti circa la fine della loro parabola politica: “Questo tipo di reati sono stati amnistiati fino al 1989, e dal 1994. Perché quelli compiuti tra il 1989 e il 1993, invece vengono perseguiti?”
Tradotto: “Visto che rubavano tutti, perché solo noi abbiamo dovuto pagare?” Nessuno, ripeto nessuno dei coinvolti, ha mai provato a protestare la propria innocenza, ma hanno sempre gridato al complotto perché i loro furti non erano stati perdonati!
E’ da qui che nasce un profondo senso di sfiducia nei confronti dello stato: uno stato che non è capace e non ha né la voglia, né la capacità di far rispettare le regole, che non ha la forza di giudicare freddamente ogni grande vicenda penale, ma che si fa trascinare dall’umore del momento. E lo schema, il bello, è SEMPRE lo stesso: iniziale, profonda, indignazione con atteggiamenti quasi forcaioli, successiva minimizzazione del problema emerso, visione sospetta di chi “ancora rompe con questa storia”, successiva e finale santificazione dei protagonisti negativi della vicenda….con un percorso che conduce, i protagonisti negativi, dal patibolo al monumento e chi ancora ne parla dal monumento al patibolo.
Degna conclusione, un bel perdono di stato che assume vari aspetti: condono, indulto, amnistia e, per i casi singoli, elezioni nelle fila di qualche partito!
Allora, se è giustissimo che nessuno tocchi Caino, cerchiamo di non calpestare Abele, anche perché, spesso, Abele è la stessa collettività!
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