PET SHOP BOYS

"When you look around, you wonder: Do you play to win? Or are you just a bad loser?"

              (Domino Dancing, Introspective – PET SHOP BOYS. Emi/Parlophone – estate 1988)

 

Chris Lowe & Neil Tennant – i Pet Shop Boys

Petshopboys2Siamo nella seconda metà degli anni’80. Reagan è al suo secondo mandato negli USA. La Thatcher sta completando la trasformazione dell’Inghilterra. Il rock sta sparando le sue ultime cartucce, il pop è già una incontrovertibile realtà. Nelle hit di tutto il mondo spopolano Madonna, i Duran Duran e gli Spandau Ballet (che però sono in parabola discendente), gli Europe ed i Bon Jovi. Le scuole di tutti i Paesi del mondo brulicano di ragazzine che passano il tempo a riempire i diari di foto di Simon Le Bon, Joey Tempest, John Bon Jovi, etc. o di ragazzini intenti a placare le nerbate dei primi ormoni con Madonna, Samantha Fox, Sabrina Salerno, etc. Poi, naturalmente ci sono le eccezioni.  Sono sicuro che vi siete riconosciuti. Tutti quelli che non seguivano il mainstream cercavano delle alternative: alcuni si gettavano avidamente sul metal, altri sull’astro nascente rap, altri ancora infine battevano altre strade.

In quel periodo c’erano due ragazzi inglesi che sperimentavano un nuovo tipo di pop, che cesellava affascinanti melodie con arrangiamenti elettronici innovativi. Erano Neil Tennant, un ex giornalista della rivista musicale britannica Smash Hits, e uno studente di architettura, Chris Lowe. Incontratisi per caso nel 1981 in un negozio di dischi di Chelsea, i due scoprono di avere in comune un’attrazione fatale per il glam-rock di David Bowie, per la disco e soprattutto per la scena underground elettronica americana il cui guru in quegli anni è Bobby "O" Orlando. I Pet Shop Boys esplodono nel 1986 grazie a "West End Girls" e "Opportunities (let’s make lots of money)": nasce il synthpop.

La consacrazione avviene con l’albun Actually, dell’anno successivo. La loro capacità di tratteggiare anti-eroi dello spazio urbano, di scrivere testi di forte critica sociale alla generazione degli anni ’80 (le anti-thatcheriane West End Girls e Shopping, le anti-yuppie Opportunities e Paninaro, l’anti-cattolica It’s a Sin e il pezzo "Rent" contro l’amore mercenario) e di avvolgerli nella flautata e a tratti dolente voce in falsetto di Neil Tennant e nei ritmi elettronici intensi e incalzanti di Chris Lowe li accredita come una delle migliori band del momento. Introspective (l’album di Domino Dancing) e Behaviour vanno incontro ad un buon successo ma cominciano a dividere pubblico e critica tra chi li giudica ancora geniali e chi li accantona come un fenomeno ormai esaurito. Da Very in poi, in effetti, è meglio scordarsi dei loro LP. 

L’ingeneroso mondo dei media e dello showbiz li ha progressivamente trasformati in icone "di nicchia". Loro, che diffondevano in Europa il verbo del synthpop mentre i gruppi pop più in voga si affannavano a sfoggiare chitarre e bassi che a stento sapevano maneggiare. Loro, che hanno scalato la hit parade americana con "West End Girls", che la critica di allora definì il "pezzo rap più bello mai cantato da un bianco". Quando affrontavano temi sociali, non venivano apprezzati o addirittura capiti. Pur essendo anti-thatcheriani, sono passati per un gruppo filo-yuppie e pienamente a suo agio negli ’80s. Sono stati un icona della cultura gay quando esserlo non era affatto cool (Tennant dichiarerà la sua omosessualità solo nel 1993, Chris Lowe – come al solito – tace). Loro, che hanno fatto uscire dall’anonimato Patsy Kensit scrivendo per i suoi discutibili "Eight Wonder" il pezzo "I’m not scared". Loro, che hanno ispirato la "Justify my love" di Madonna e Lenny Kravitz. Loro, che hanno remixato "Girls and Boys" dei Blur, facendone un pezzo vincente.

A chi li accusava di essere inconsistenti e commerciali hanno risposto "è vero", salvo poi sfoggiare citazioni di Brecht, Sartre e Beckett. Hanno trasformato – tra i primi in assoluto – i loro concerti in veri e propri spettacoli teatrali. Hanno prodotto un musical apprezzato dal pubblico ma disprezzato dalla critica. Hanno ironizzato sulle star impegnate a salvare il mondo (in particolare Bono degli U2, come dimostra la scelta di fare un pezzo mescolando "Where the streets have no name" e "Can’t take my eyes off you"…Bono, parafrasando una nota canzone dei Pet, rispose: "What have we done to deserve this?").  Quando il mondo impazziva per il grunge, i due estremizzavano la ricerca di melodie raffinate e rendevano il loro linguaggio ancora più forbito. Hanno canzonato l’omofobia di Eminem alla loro maniera, con la musica. Ora hanno in cantiere un progetto folle e affascinante: scrivere la colonna sonora  del celeberrimo film muto "la Corazzata Potemkin".

Guardate attentamente il loro ultimo video "I’m with stupid". La canzone non è affatto male, certamente migliore di molte delle loro ultime. Ma memorabile è soprattutto la faccia che nel video fanno i due, mentre assistono attoniti e perplessi all’improbabile show di due loro sosia sul palcoscenico di un teatro. Sarà forse un messaggio in codice? Ci vorranno forse dire che assistono impietriti agli indecorosi spettacoli di personaggi che, tentando di diventare epigoni dei PSB, finiscono per rappresentarne solo delle buffe parodie?

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: