Un balordo ai Mondiali – parte II. Sua Maestà

Nel 1982 ero piccolo. Ma non mi sfuggiva l’impresa che avevano compiuto gli Azzurri. Avevo intuito che Zoff, Cabrini, Scirea, Tardelli, Conti, Rossi, etc. avevano fatto qualcosa di disumano battendo di seguito l’Argentina di Maradona, il Brasile forse più forte di sempre dopo quello di Pelé (Zico, Falcao, Socrates, Cerezo, Junior, Eder, etc.), la Polonia di Boniek e la Germania di Rummenigge. Che quelli erano squadroni me lo dicevano le figurine Panini dell’album di Spagna ’82, i titoli dei nostri giornali prima delle partite, ma soprattutto lo scetticismo sulle nostre possibilità dei grandi che "conoscevano l’argomento calcio".

Quando vincemmo, capii cosa avevamo fatto. Dovevo però capire perché lo avevamo fatto. Come eravamo riusciti a mettere in fila quelle armate semi-invincibili di campioni che anelavamo di comprare al più presto e a qualsiasi prezzo? Non solo. Come avevamo fatto a vincere giocando meglio di loro? Essendo piccolo, chiesi lumi a chi ne sapeva più di me. A mio padre. Che mi diede una risposta semplice e disarmante: "Per tigna!". Lui sosteneva – e sostiene tuttora – che la "tigna" sia uno degli elementi fondanti del nostro carattere nazionale. La "tigna" è quel sentimento indecifrabile che affiora quando ritieni di essere sottovalutato (o eccessivamente sottovalutato), quando ritieni di essere oggetto di un accanimento ingiustificato, di essere considerato un capro espiatorio. In quel preciso istante scatta la voglia di dimostrare che tu, solo e soltanto tu, hai ragione e gli altri, tutti gli altri, hanno torto.

Non è vendetta. Noi italiani non siamo capaci di vere e proprie vendette. O almeno non fino in fondo. Tendiamo a dimenticare, a smussare, a prediligere l’aspetto ludico della vita, non quello cupo e fosco della caccia al nemico. Ma c’è un nocciolo duro alla fine della polpa gustosa del nostro carattere, che ci fa capire – quando sembra troppo tardi – quando è il momento di dimostrare effettivamente di cosa siamo capaci. Questo è quello che deve essere accaduto più o meno quando gli uomini di Bearzot vennero massacrati dalla stampa nazionale ed internazionale, dai tifosi e dagli addetti ai lavori (Pelé, Cruyff, Beckenbauer , etc.) per il gioco modesto espresso nelle prime partite del Mundial, per l’assenza di carattere dei giocatori, per lo scandalo del calcio-scommesse che poco prima aveva colpito il nostro calcio, persino per i presunti gusti sessuali di alcuni azzurri.

Questa è la vera analogia con il Mondiale del 2006. Ventitre ragazzi sono stati sì incoraggiati e sostenuti, ma non c’era articolo prima e durante il Mondiale in cui non si facesse riferimento allo scandalo del nostro calcio con nemeno tanto velate critiche a Lippi e Cannavaro. Qualche opinionista li ha definiti "volgari" e "tamarri", viziati bambini miliardari sempre a caccia di veline e letterine con cui sfogare i più bassi istinti sessuali ed ostentare l’innata cafonaggine a base di SUV, Rolex e abiti firmati. E naturalmente i soliti addetti ai lavori (Platini, il solito Beckenbauer) ci hanno criticati per il gioco, per lo stato di salute del nostro sistema calcio. Ma è soprattutto quello che si è letto nei giorni delle partite che ha fatto il resto. La cricifissione di De Rossi, le ironie di Hiddink, le lamentele degli Australiani (persino loro!), l’articolo di Der Spiegel, il boicottaggio della pizza (vuoi mettere con i crauti?), lo snobismo un po’ blasé dei cordialissimi Francesi, la celebrazione anzitempo di "le roi" Zidane e la voglia matta di buona parte del mondo di dargli la Coppa a coronamento di una straordinaria carriera.

Nessuno di loro aveva però fatto i conti con Sua Maestà la Tigna. Questa oscura divinità che si nasconde nei meandri della nostra memoria, pronta a rivelarsi al mondo possedendo i nostri uomini come Apollo possedeva la Pizia. Ed ecco che sotto i suoi colpi cadono ad uno ad uno tutti i detrattori della squadra di Lippi. Marcello e il Capitano erano stati criticati all’inizio? Ora il mister è un genio e Cannavaro è stato semplicemente il più grande. Buffon veniva deriso per il vizietto delle scommesse? Eccolo esaltato miglior portiere del mondo. Beckenbauer diceva che lo scandalo avrebbe inciso sulle nostre prestazioni? Verissimo, ma in positivo. Hiddink diceva che eravamo favoriti come quattro anni fa? La Tigna gli ha messo un "ciuccio" in bocca e lo ha fatto tacere…I Tedeschi dicevano che eravamo una forme di vita parassitaria? E noi abbiamo giocato una partita da veri eroi, una partita che segnerà un’altra generazione, come quella del ’70 e quella dell’82, dimostrando tenacia, forza, resistenza e cattiveria. Le loro doti….E poi i Francesi. Platini non conosceva Grosso? Ora lo conosce. Diceva che li avremmo ribattuti nel 2040? Se vuole vedere quella coppa che lui non ha mai vinto venga a Roma…L’Italia era emotivamente fragile e perdeva ai rigori? Voilà…Li chiamavano cafoni e tamarri? Ecco che per incanto centinaia di migliaia di stimati professionisti urlano, festeggiano e si sbracciano come se non più di loro…

Naturalmente la Tigna da sola non basta. Servono grandi giocatori, tecnica, doti atletiche e un’intelligenza tattica non comune. Tutte qualità di cui disponevamo. La nostra storia parla di quattro mondiali ed un europeo vinti: è la storia di una grandissima scuola calcistica. Ma senza la voglia di dimostrare che siamo meglio di come ci dipingono, che non si devono dimenticare che noi siamo l’Italia, forse non ci sarebbe mai stata quella meravigliosa "processione pagana" che ha accompagnato l’autobus scoperto dei nostri calcatori sul palco del Circo Massimo. Gattuso l’ha detto. "Senza lo scandalo non avremmo vinto". Gli ha fatto eco Buffon. "Non poteva andare sempre male a noi e bene alla Francia". Totti voleva dimostrare di essere capace di soffrire rimettendosi in piedi dopo un infortunio del genere, Pirlo voleva dimostrare di essere decisivo, Cannavaro di non essere il difensore di Moggi, De Rossi e Materazzi di essere grandi calciatori e non picchiatori. Anche per questo abbiamo vinto. Così, per tigna.

P.S.: Monsieur Zidane ha vissuto un addio lievemente traumatico, lasciamolo riposare…In ogni caso, caro Zizou, era proprio necessaria quella sceneggiata da avanspettacolo negli studi di Canal Plus, vestito da reduce della France Libre di De Gaulle? Si ricordi, e se lo ricordino bene tutti i Francesi, cosa diceva Gustave Flaubert…"Il ne faut pas toucher aux idoles, la dorure en reste aux mains"…"Non bisogna toccare gli idoli, la vernice dorata resta sulle mani…"

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Il Pullman degli Azzurri arriva al Circo Massimo

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