Syd Barrett


syd





Roger Keith Barrett

 06 gennaio 1946 – data imprecisata tra il 07 e l’11 luglio 2006

 

Ti pareva! Che nemmeno in questi giorni di multiple erezioni involontarie legate al calcio non accadesse qualcosa di tremendamente triste… ma è successo. Ci ha lasciato infatti Syd Barrett una delle più grandi e fragili icone della musica rock. È triste vederlo oggi su tutti i giornali ricordato solo come “il fondatore dei Pink Floyd” ma purtroppo pochi sanno che Roger Keith Barrett (per motivi oscuri ribattezzatosi fin dall’infanzia Syd) è stato qualcosa di molto di più. Un genio, un innovatore e come tutte le persone tendenti all’impossibile con una fragilità di fondo lacerante non solo nella vita umana ma anche professionale.
Pioniere assoluto dell’uso dello studio di registrazione come strumento a se nella creazione di un disco (stiamo parlando del 1966-67 e prima di lui c’era stato solo Phil Spector), Syd fondò i Pink Floyd nel 1965 circondandosi di tre onesti mestieranti di Blues senza futuro (Waters, Wright e Mason) e per almeno tre anni ne è stato lo straordinario padre-padrone. Un’amante del Blues vero,  quello sanguinante degli anni ’50 (la storia vuole che il nome del gruppo derivasse da due oscuri musicisti blues, Pink Andersson e Floyd Council). Un visionario senza senso e per questo condannato dalla storia. Sotto la sua guida fu pubblicato in realtà ben poco: un solo disco (ma che disco! uno dei più influenti della storia del rock: The Piper at the Gates of Dawn) e svariati singoli bellissimi. Poi il nulla. Calato all’improvviso. Qualcuno disse una psicosi acuta da overdose di LSD, altri di una demenza difettuale da Depressione Cronica, la realtà è che qualcosa di grosso si era rotto in lui e non ci fu nulla da fare, una comparsata nel secondo disco e poi, dopo alcuni isolati dischi stranianti pubblicati da solista ai primi degli anni 70, di lui si sono perse le tracce. Si sapeva vivere circondato dalle sue stesse ossessioni nella sua casa in campagna, ma la realtà tristissima è che di lui abbiamo saputo tutto.
Dobbiamo infatti ringraziare i tre amiconi residui che, assoldato un chitarrista più ornamentale ma molto meno avventuroso (Gilmour), sulla storia del povero Syd hanno costruito praticamente la loro poetica, i loro dischi, la loro pomposa e sovrastimata carriera.
Chi è il personaggio folle impersonato da Geldof in The Wall? Chi è il triste oggetto dell’elegia di Wish You Were Here? Chi è ancora il Pazzo dietro la faccia oscura della luna? Insomma povero Syd, distrutto dalla patologia psichiatrica, forse non è nemmeno riuscito a comprendere di chi si fosse circondato…

L’ultimo pensiero è un mio chiodo fisso. Che in uno dei pochi momenti di lucidità in questi trent’anni, Syd  abbia aperto un giornale e si sia imbattuto in una qualsiasi foto dei Sex Pistols. Una di quelle in cui i nostri eroi sbeffeggiavano sulle loro t-shirt sporche i dinosauri del rock anni ’70 che si apprestavano a radere al suolo nel 1977. Come? Aggiungendo a penna semplicemente “I hate” prima del nome Pink Floyd.

Ciao Syd.

Ora riposati.

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Una Risposta to “Syd Barrett”

  1. andrepicio Says:

    un abbraccio a syd.. anche se ho opinioni diverse sui floyd..

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