Archive for luglio 2006

Indulto Sì, Indulto No! Ovvero la Terra dei Cachi!

28/07/2006
elio e le storie teseIn questi giorni l’Italia, pressata dalle catastrofiche situazioni nelle quali versano la carceri italiane, ha approvato un provvedimento di indulto che comprende anche le persone condannate per truffa e reati finanziari, nonché chi sia stato condannato per voto di scambio. Questa tipologia di reati indultati rende il provvedimento particolarmente schifoso: sono maggiori i soggetti collegati, a vario titolo, alla classe politica a beneficiare del provvedimento che le persone che materialmente usciranno di carcere.
Ma il problema sul quale vorremmo concentrare l’attenzione non è questo particolare aspetto del provvedimento di indulto, ma l’indulto in quanto tale. Chiariamoci: è aberrante e schifoso lo stato che si fa forte coi deboli e debole coi forti, è inaccettabile lo stato che condanna i propri carcerati a condizioni di vita inumane, quali materialmente spesso sono in alcune patrie galere. Soprattutto col caldo che in questi giorni sta attanagliando il paese, non è ammissibile ammassare 15/20 persone in celle che dovrebbero contenerne non oltre 6/7, ma d’altra parte, vedendo il provvedimento approvato, ci chiediamo: “Perché in Italia ogni x anni deve partire ora un indulto, ora un’amnistia, ora un condono?”
Capita spesso, spessissimo, sentire persone che abbiano combinato qualcosa (un abuso edilizio, una truffetta, un’evasione…) dire: “In attesa del prossimo condono….” Questa politica, figlia di un malinteso senso di pietà umana, ha creato un clima grazie al quale si può fare ogni cosa, tanto gira rigira il perdono arriverà. La conseguenza peggiore, però, è che, quando capita il caso di colui che paga tutto, anziché riprendere la vita normale, parte un atteggiamento vittimistico, in parte, paradossalmente giustificato, che porta alla conclusione: “perché ho pagato solo io?”
Ricordo, a tal proposito, la difesa dei socialisti circa la fine della loro parabola politica: “Questo tipo di reati sono stati amnistiati fino al 1989, e dal 1994. Perché quelli compiuti tra il 1989 e il 1993, invece vengono perseguiti?”
Tradotto: “Visto che rubavano tutti, perché solo noi abbiamo dovuto pagare?” Nessuno, ripeto nessuno dei coinvolti, ha mai provato a protestare la propria innocenza, ma hanno sempre gridato al complotto perché i loro furti non erano stati perdonati!
E’ da qui che nasce un profondo senso di sfiducia nei confronti dello stato: uno stato che non è capace e non ha né la voglia, né la capacità di far rispettare le regole, che non ha la forza di giudicare freddamente ogni grande vicenda penale, ma che si fa trascinare dall’umore del momento. E lo schema, il bello, è SEMPRE lo stesso: iniziale, profonda, indignazione con atteggiamenti quasi forcaioli, successiva minimizzazione del problema emerso, visione sospetta di chi “ancora rompe con questa storia”, successiva e finale santificazione dei protagonisti negativi della vicenda….con un percorso che conduce, i protagonisti negativi, dal patibolo al monumento e chi ancora ne parla dal monumento al patibolo.
Degna conclusione, un bel perdono di stato che assume vari aspetti: condono, indulto, amnistia e, per i casi singoli, elezioni nelle fila di qualche partito!
Allora, se è giustissimo che nessuno tocchi Caino, cerchiamo di non calpestare Abele, anche perché, spesso, Abele è la stessa collettività!

Brooklyn Dodgers – tifosi di una squadra che non c’e’…

25/07/2006

pMLB2-108190regIl baseball e’ uno sport assolutamente assurdo per noi europei. E’ lungo. Prolisso. Pieno di cifre incomprensibili. I giocatori avversari poi non si toccano, si sfiorano solamente nella gestione delle basi. Io lo sopporto per due soli motivi. Il film “il Campione” con Robert Redford (bellissimo, recuperatelo…) ed i Brooklyn Dodgers, l’unica squadra al mondo che non gioca una partita ufficiale da 50 anni e che annovera ancora un nutrito gruppo di tifosi…

Un po’ di storia. A NY, negli anni 50, di squadre da World Series ce ne erano almeno tre (ovviamente oltre agli Yankees, i Dodgers ed i Giants). Troppe per gestire al meglio il business del Baseball. Per tale motivo i presidenti dei Dodgers e dei Giants decisero, all’unisono nel 1957, di far emigrare le due franchigie in California (S. Francisco e LA rispettivamente). I Giants ed i Dodgers esistono ancora quindi, ma allo stesso tempo non esistono piu’. Si e’ vero per tutti gli appassionati di baseball della Grande Mela anti-Yankees negli anni ’60 sono arrivati i Mets. Ma puo’ uno tifare per i Mets? Siamo seri.

E cosi’ a NY i tifosi sono divisi tra la stra-grande maggioranza che tiene per gli Yankees, un piccolo gruppo che tiene per i Mets ed una sparuta fiera minoranza di persone (ovviamente residente a Brooklyn…) che odia gli Yankees, non considera nemmeno i Mets e tiene per una squadra scomparsa dal 1955 (magari qualcuno non era nemmeno nato…). I mitici Dodgers. incomprensibile? Ed invece no. Tutto sta nel comprendere come il baseball, in realta’, sia lo sport Americano dove il modo di sentire il tifo ricorda di piu’ il nostro tifo. Scordatevi gli applausi sportivi del pubblico dell’NBA, allo Yankee Stadium non puoi pensare di entrare a cuor leggero con una maglietta dei Boston Red Sox. Non e’ un caso che proprio dei Red Sox e’ tifoso il protagonista della nuova edizione “a stelle e strisce” di Fever Pitch di Nick Hornby, somma elegia al demenziale rapporto di amore-sottomissione alla propria squadra del cuore. Insomma i Dodgers erano e sono Brooklyn. Un quartiere che a fatica ha accettato di entrare nella Grande Mela. Un quartiere in cui quindi e’ normale non tifare per la squadra del Bronx (gli Yankees) o per la squadra un po’ chic (quegli sfigati dei Mets). Ha piu’ senso sedersi, ricordare e rimpiangere l’unica squadra delle World Series che si chiamava con il nome di un quartiere e, per cui, il futuro sindaco Giuliani si prendeva dosi massiccie di mazzate di fronte alla sua scuola. La squadra, giova ricordarlo, in cui debutto’ il primo giocatore nero delle World Series e che, somma sfiga, e’ “scomparsa” solo due anni dopo aver ottenuto il primo, unico, sudatissimo titolo Mondiale battendo in finale, naturalmente, gli odiati Yankees…

PET SHOP BOYS

23/07/2006

"When you look around, you wonder: Do you play to win? Or are you just a bad loser?"

              (Domino Dancing, Introspective – PET SHOP BOYS. Emi/Parlophone – estate 1988)

 

Chris Lowe & Neil Tennant – i Pet Shop Boys

Petshopboys2Siamo nella seconda metà degli anni’80. Reagan è al suo secondo mandato negli USA. La Thatcher sta completando la trasformazione dell’Inghilterra. Il rock sta sparando le sue ultime cartucce, il pop è già una incontrovertibile realtà. Nelle hit di tutto il mondo spopolano Madonna, i Duran Duran e gli Spandau Ballet (che però sono in parabola discendente), gli Europe ed i Bon Jovi. Le scuole di tutti i Paesi del mondo brulicano di ragazzine che passano il tempo a riempire i diari di foto di Simon Le Bon, Joey Tempest, John Bon Jovi, etc. o di ragazzini intenti a placare le nerbate dei primi ormoni con Madonna, Samantha Fox, Sabrina Salerno, etc. Poi, naturalmente ci sono le eccezioni.  Sono sicuro che vi siete riconosciuti. Tutti quelli che non seguivano il mainstream cercavano delle alternative: alcuni si gettavano avidamente sul metal, altri sull’astro nascente rap, altri ancora infine battevano altre strade.

In quel periodo c’erano due ragazzi inglesi che sperimentavano un nuovo tipo di pop, che cesellava affascinanti melodie con arrangiamenti elettronici innovativi. Erano Neil Tennant, un ex giornalista della rivista musicale britannica Smash Hits, e uno studente di architettura, Chris Lowe. Incontratisi per caso nel 1981 in un negozio di dischi di Chelsea, i due scoprono di avere in comune un’attrazione fatale per il glam-rock di David Bowie, per la disco e soprattutto per la scena underground elettronica americana il cui guru in quegli anni è Bobby "O" Orlando. I Pet Shop Boys esplodono nel 1986 grazie a "West End Girls" e "Opportunities (let’s make lots of money)": nasce il synthpop.

La consacrazione avviene con l’albun Actually, dell’anno successivo. La loro capacità di tratteggiare anti-eroi dello spazio urbano, di scrivere testi di forte critica sociale alla generazione degli anni ’80 (le anti-thatcheriane West End Girls e Shopping, le anti-yuppie Opportunities e Paninaro, l’anti-cattolica It’s a Sin e il pezzo "Rent" contro l’amore mercenario) e di avvolgerli nella flautata e a tratti dolente voce in falsetto di Neil Tennant e nei ritmi elettronici intensi e incalzanti di Chris Lowe li accredita come una delle migliori band del momento. Introspective (l’album di Domino Dancing) e Behaviour vanno incontro ad un buon successo ma cominciano a dividere pubblico e critica tra chi li giudica ancora geniali e chi li accantona come un fenomeno ormai esaurito. Da Very in poi, in effetti, è meglio scordarsi dei loro LP. 

L’ingeneroso mondo dei media e dello showbiz li ha progressivamente trasformati in icone "di nicchia". Loro, che diffondevano in Europa il verbo del synthpop mentre i gruppi pop più in voga si affannavano a sfoggiare chitarre e bassi che a stento sapevano maneggiare. Loro, che hanno scalato la hit parade americana con "West End Girls", che la critica di allora definì il "pezzo rap più bello mai cantato da un bianco". Quando affrontavano temi sociali, non venivano apprezzati o addirittura capiti. Pur essendo anti-thatcheriani, sono passati per un gruppo filo-yuppie e pienamente a suo agio negli ’80s. Sono stati un icona della cultura gay quando esserlo non era affatto cool (Tennant dichiarerà la sua omosessualità solo nel 1993, Chris Lowe – come al solito – tace). Loro, che hanno fatto uscire dall’anonimato Patsy Kensit scrivendo per i suoi discutibili "Eight Wonder" il pezzo "I’m not scared". Loro, che hanno ispirato la "Justify my love" di Madonna e Lenny Kravitz. Loro, che hanno remixato "Girls and Boys" dei Blur, facendone un pezzo vincente.

A chi li accusava di essere inconsistenti e commerciali hanno risposto "è vero", salvo poi sfoggiare citazioni di Brecht, Sartre e Beckett. Hanno trasformato – tra i primi in assoluto – i loro concerti in veri e propri spettacoli teatrali. Hanno prodotto un musical apprezzato dal pubblico ma disprezzato dalla critica. Hanno ironizzato sulle star impegnate a salvare il mondo (in particolare Bono degli U2, come dimostra la scelta di fare un pezzo mescolando "Where the streets have no name" e "Can’t take my eyes off you"…Bono, parafrasando una nota canzone dei Pet, rispose: "What have we done to deserve this?").  Quando il mondo impazziva per il grunge, i due estremizzavano la ricerca di melodie raffinate e rendevano il loro linguaggio ancora più forbito. Hanno canzonato l’omofobia di Eminem alla loro maniera, con la musica. Ora hanno in cantiere un progetto folle e affascinante: scrivere la colonna sonora  del celeberrimo film muto "la Corazzata Potemkin".

Guardate attentamente il loro ultimo video "I’m with stupid". La canzone non è affatto male, certamente migliore di molte delle loro ultime. Ma memorabile è soprattutto la faccia che nel video fanno i due, mentre assistono attoniti e perplessi all’improbabile show di due loro sosia sul palcoscenico di un teatro. Sarà forse un messaggio in codice? Ci vorranno forse dire che assistono impietriti agli indecorosi spettacoli di personaggi che, tentando di diventare epigoni dei PSB, finiscono per rappresentarne solo delle buffe parodie?

 

 

Gomorra

21/07/2006

gomorraSono a NYC per le ferie. Per sopportare l’aereo mi sono comprato la solita sfilza di libri da "viaggio". Per caso ci e’ finito dentro anche questo. Non e’ stato un viaggio sereno. Questo libro e’ tremendo. Uno di quei libri che ti blocca la lettura e costringe a guardarti attorno, a vedere i tuoi vicini negli occhi, a rileggere il tuo Corsera con altro spirito. Un libro tremendo perche’ alcune volte si ha il dubbio di non riuscire ad inquadrare (ed e’ un merito…)  le posizioni dell’autore… Chi sono i Buoni e i Cattivi? Lo Stato che ha permesso, permette e permettera’ lo scempio descritto? i Campani, vittime e carnefici di loro stessi e del loro territorio? il "Sistema" (o Camorra, chiamatela come cazzo vi pare…)? il Capitalismo italiano che sfrutta vergognosamente la situazione?  Insomma chi dovremmo giudicare in ipotetiche aule di Tribunali?  i politici? i camorristi? la gente comune? gli stilisti (leggetevi i passaggi sullo sfruttamento del lavoro nero nel napoletano ad opera delle nostre grandi griffes… DEVONO MORIRE!)? Ma forse stiamo sbagliando tutto… forse la vera tragedia e’ che qui non e’ descritto nulla di anomalo, di vergognoso, tale da scatenare l’indignazione, le proteste… forse quello descritto da Saviano e’ semplicemente il nostro mondo. Quello che gustosi para-occhi ci nascondono al momento di lievi aperitivi. Quello che l’amore per la Politica e per l’economia ci fa dimenticare… che il nostro mondo, il mondo delle riunioni tra esperti, il mondo delle discussioni sullo Stato Sociale, sulle Liberta’ Individuali, il mondo della lotta alle corporazioni…  il nostro bel mondo esiste perche’ esistono tante terre di nessuno, terre dove sfruttare il lavoro minorile e femminile senza alcuna regola, dove sfruttare il territorio fino a  farlo diventare una tremenda discarica a cielo aperto (dove basta zappare e, puf!, escono i soldi macerati della Banca d’Italia !!!), terre dove comanda un altra economia… E’ quest’ultima la scoperta piu’ lacerante. La camorra vince non solo perche’ spara ai magistrati, ai sacerdoti, alle poche persone che non ci stanno, la camorra vince perche’ ha capito che e’ sfruttando l’ECONOMIA ed i suoi capi che si comanda…

Sono loro i PADRONI a cui rivolgersi, non certo i politici da mezza tacca.

Mio Dio.

Chiamo l’Hostess, ho bisogno di un cicchetto.

 

P.S. Insomma un grande libro. Uno di quei libri da consigliare, a cuore aperto, a tutte le persone di cui vi fidate…

Buona lettura

Italia-Francia 6-4

19/07/2006

L’Italia è per la quarta volta Campione del Mondo!

Citando il compianto Dino Viola, noi tifosi rischiavamo di rimanere prigionieri di un sogno, il sogno di non riuscire a farcela ancora una volta!

Ma poi ce l’abbiamo fatta, proprio quando sembrava che tutto si stesse apparecchiando affinché la spedizione in Germania finisse con l’ennesima figura come l’Inghilterra o l’Argentina, squadre più di nome che di sostanza: il patrio football è sconvolto dal più grande scandalo che mai lo abbia colpito; sul c.t. gravava (e tuttora grava) il sospetto di convocazioni fatte per favorire la Gea del figlio, molti giocatori militavano all’inizio dell’avventura in squadre delle quali non si conosce nemmeno la categoria di appartenenza per la prossima stagione: insomma c’erano TUTTI gli ingredienti perché la spedizione finisse gambe all’aria.

Ma NON è andata così….

Comunque riteniamo che, a una decina di giorni di distanza, sia giusto analizzare la cosa sotto un punto di vista meno tifoso e più razionale: Zidane la capocciata dalla a tua sorella…..tanto ormai ne hai di tempo. Sei un ex giocatore!!!

E sei pure arrivato secondo, alla facciaccia tua e di quell’altro str…censured… di Platini…..quello che poteva essere giusto amico di Agnelli! Magari un giorno diventerà pure amico di Lapo Ellkan, così la sera si divertono Zidane, Platini e Lapo, in compagnia di "Patrizia" e le "amiche" sue…con tanta neve pur non essendo inverno!!

Dunque, dopo questa lucida e razionale analisi non da tifoso, ricominciamo a scrivere della finale: una cosa assurda e vergognosa; la Francia ci ha letteralmente asfaltati, come già fece con la Spagna e il Brasile, e come avrebbe potuto fare anche col Portogallo, se fosse stato necessario….ci ha asfaltati, ma purtroppo ha dimenticato la betoniera nel cervello di Zidane e la coppa ce la siamo portata a casa noi: tiè e, come si dice a Roma, pija e porta a casa!!!

Adesso i giornalisti rinverdiranno l’elenco delle coincidenze: non più come il 1982, ma come il 2006. In tutto ciò c’è una sola coincidenza che ci auguriamo si ripeta ad ogni mondiale: la Juventus in B a meno 30!! Se servisse per vincere un altro mondiale, per sentire Caressa che urla come un ossesso "Abbracciamoci e vogliamoci tanto bene" (secondo noi prova un’attrazione fisica per Bergomi e ne ha approfittato per dare sfogo alle sue pulsioni, con la scusa del mondiale….se lo avesse vinto il Togo si sarebbe dipinto la faccia di nero?), per sentire un commentatore RAI che bestemmia in diretta (nessuno lo ha sottolineato, ma andatevi a risentire il commento di Civoli al goal di Grosso contro la Germania….), per riempire Roma anche mettendoci i tifosi della Lazio credo che possa valere la pena: Juventus in B a meno 30, Italia che vince la Coppa, credo che il movimento calcistico nazionale non potrebbe che trarne giovamento.

Fatte le prove generali di festeggiamento, e sono venute benone, devo dire che adesso aspettiamo le sentenze definitive e potremo mettere in pratica quello che abbiamo provato la sera del 9 Luglio 2006: coraggio Sandulli, anche se sei tifoso di una delle squadre coinvolte, c’è un’Italia pronta a scendere in piazza ancora, questa volta per festeggiare sul serio!!!

 

PS: Vi proponiamo un giochino Carosio, Martellini, Pizzul, Civoli…. Chi è l’intruso?

 

 

 

Risposta: Pizzul, l’unico speaker della nazionale a non aver MAI potuto commentare una vittoria

….evitiamo commenti!

Totti in cima al mondo (Campioni del mondo campioni del mondo campioni del mondo campioni del mondo)

IAN BROWN

17/07/2006

Ian Brown…
Ian Brown GREATEST…parlarne significa per me, per prima cosa, ricordare il "mio" 1989. In un paese soggiogato da Yazz (ve la ricordate?), i Bros (Ahhhhrghhh….) e altra merda cantante improvvisamente qualcosa cambiò la mia vita di sfigato quindicenne senza futuro: un video, un brutto video, anzi uno dei più orrendi video che si sia mai visto. Era, in realtà, un pezzo del video usato per la pubblicità del loro primo disco. In questa veniva detto pomposamente "la più grande band inglese: gli Stone Roses". Mio Dio. A vederli facevano paura davvero. Brutti. Sfigati. Con dei capelli a caschetto improponibili (sicuramente all’EUR di sabato pomeriggio….). Vestiti con delle tute da ginnastica e con dei berretti semplicemente risibili per dei giovani italiani impiastricciati di gelatina e rincoglioniti da Deejay Television (il programma). Un attimo… ma io ero così! Io ero (e sono…) uno sfigato. Uno con dei capelli assurdi che nessuna gelatina poteva domare… Fu amore a prima vista. La tuta dell’Adidas blu che più di una mia donna ha cercato di buttarmi nel cesso era quella indossata da Mani (il bassista) ed il cappello da pescatore che ho portato per anni era quello del mitico batterista Reni.  L’inglese non era il mio forte ma non era difficile, il singolo (quello del video orrendo) diceva "I wanna be adored"… e allora basta con amori impossibili, basta con tradimenti, basta con lacrime sotto il tuo portone… Voglio Essere Adorato! Cazzo!  Fu la fine.  Da allora la carriera di quei quattro fu per me qualcosa di personale, di mio… Complimenti Marish! Bella idea! Gli Stone Roses arenarono,infatti,  poco dopo, non prima di averci lasciato uno degli ultimi grandi dischi della musica inglese (The Stone Roses) e una marea di singoli fighissimi. Potrei annoiarvi ancora sul ruolo assolutamente fondamentale della band nel mixing tra rock e disco che tanto ha avuto ruolo nello sdoganare la Rave Generation ma molti ne hanno già parlato. Voglio parlarvi di Lui. Il cantante dei Roses. Un mito. Il Re Scimmia (perchè? guardate la foto!). Uno a cui la generazione successiva di rockers inglesi ha copiato ogni mossa (passando alla cassa con piacere… vero Liam Gallagher?). Uno che sciolti i Roses (dopo un tremendo secondo disco…) ha deciso di buttarsi nella mischia a suo modo. Come? Semplicemente pubblicando dischi stranianti. Senza senso. Prolissi. Fuori moda. Ma il bello è che nel letame è stato capace di metterci una piccola serie di gemme (My Star, Dolphins were Monkeys, Corpses in their Mouth,  Sunshine…) che consiglio ai tanti che non le conoscono. Sono forse le più belle, le più vere canzoni scritte da un inglese da dieci anni a questa parte.
Insomma un Mito vero. Un perdente che da più di quindici anni ci guarda con quella faccia lì (avete  presente…) e se ne frega! Con un matrimonio fallito alle spalle (i figli sono in America si dice…) e continue risse con hostess (deve essere un problema ne avrà fatte a decine…) ride alle spalle di tutta la ciurmaglia senza talento che ammorba la scena musicale e ripete a se stesso ed a noi semplicemente:
"I Wanna Be Adored"

Grazie Ian, di cuore
 

Un balordo ai Mondiali – parte II. Sua Maestà

15/07/2006

Nel 1982 ero piccolo. Ma non mi sfuggiva l’impresa che avevano compiuto gli Azzurri. Avevo intuito che Zoff, Cabrini, Scirea, Tardelli, Conti, Rossi, etc. avevano fatto qualcosa di disumano battendo di seguito l’Argentina di Maradona, il Brasile forse più forte di sempre dopo quello di Pelé (Zico, Falcao, Socrates, Cerezo, Junior, Eder, etc.), la Polonia di Boniek e la Germania di Rummenigge. Che quelli erano squadroni me lo dicevano le figurine Panini dell’album di Spagna ’82, i titoli dei nostri giornali prima delle partite, ma soprattutto lo scetticismo sulle nostre possibilità dei grandi che "conoscevano l’argomento calcio".

Quando vincemmo, capii cosa avevamo fatto. Dovevo però capire perché lo avevamo fatto. Come eravamo riusciti a mettere in fila quelle armate semi-invincibili di campioni che anelavamo di comprare al più presto e a qualsiasi prezzo? Non solo. Come avevamo fatto a vincere giocando meglio di loro? Essendo piccolo, chiesi lumi a chi ne sapeva più di me. A mio padre. Che mi diede una risposta semplice e disarmante: "Per tigna!". Lui sosteneva – e sostiene tuttora – che la "tigna" sia uno degli elementi fondanti del nostro carattere nazionale. La "tigna" è quel sentimento indecifrabile che affiora quando ritieni di essere sottovalutato (o eccessivamente sottovalutato), quando ritieni di essere oggetto di un accanimento ingiustificato, di essere considerato un capro espiatorio. In quel preciso istante scatta la voglia di dimostrare che tu, solo e soltanto tu, hai ragione e gli altri, tutti gli altri, hanno torto.

Non è vendetta. Noi italiani non siamo capaci di vere e proprie vendette. O almeno non fino in fondo. Tendiamo a dimenticare, a smussare, a prediligere l’aspetto ludico della vita, non quello cupo e fosco della caccia al nemico. Ma c’è un nocciolo duro alla fine della polpa gustosa del nostro carattere, che ci fa capire – quando sembra troppo tardi – quando è il momento di dimostrare effettivamente di cosa siamo capaci. Questo è quello che deve essere accaduto più o meno quando gli uomini di Bearzot vennero massacrati dalla stampa nazionale ed internazionale, dai tifosi e dagli addetti ai lavori (Pelé, Cruyff, Beckenbauer , etc.) per il gioco modesto espresso nelle prime partite del Mundial, per l’assenza di carattere dei giocatori, per lo scandalo del calcio-scommesse che poco prima aveva colpito il nostro calcio, persino per i presunti gusti sessuali di alcuni azzurri.

Questa è la vera analogia con il Mondiale del 2006. Ventitre ragazzi sono stati sì incoraggiati e sostenuti, ma non c’era articolo prima e durante il Mondiale in cui non si facesse riferimento allo scandalo del nostro calcio con nemeno tanto velate critiche a Lippi e Cannavaro. Qualche opinionista li ha definiti "volgari" e "tamarri", viziati bambini miliardari sempre a caccia di veline e letterine con cui sfogare i più bassi istinti sessuali ed ostentare l’innata cafonaggine a base di SUV, Rolex e abiti firmati. E naturalmente i soliti addetti ai lavori (Platini, il solito Beckenbauer) ci hanno criticati per il gioco, per lo stato di salute del nostro sistema calcio. Ma è soprattutto quello che si è letto nei giorni delle partite che ha fatto il resto. La cricifissione di De Rossi, le ironie di Hiddink, le lamentele degli Australiani (persino loro!), l’articolo di Der Spiegel, il boicottaggio della pizza (vuoi mettere con i crauti?), lo snobismo un po’ blasé dei cordialissimi Francesi, la celebrazione anzitempo di "le roi" Zidane e la voglia matta di buona parte del mondo di dargli la Coppa a coronamento di una straordinaria carriera.

Nessuno di loro aveva però fatto i conti con Sua Maestà la Tigna. Questa oscura divinità che si nasconde nei meandri della nostra memoria, pronta a rivelarsi al mondo possedendo i nostri uomini come Apollo possedeva la Pizia. Ed ecco che sotto i suoi colpi cadono ad uno ad uno tutti i detrattori della squadra di Lippi. Marcello e il Capitano erano stati criticati all’inizio? Ora il mister è un genio e Cannavaro è stato semplicemente il più grande. Buffon veniva deriso per il vizietto delle scommesse? Eccolo esaltato miglior portiere del mondo. Beckenbauer diceva che lo scandalo avrebbe inciso sulle nostre prestazioni? Verissimo, ma in positivo. Hiddink diceva che eravamo favoriti come quattro anni fa? La Tigna gli ha messo un "ciuccio" in bocca e lo ha fatto tacere…I Tedeschi dicevano che eravamo una forme di vita parassitaria? E noi abbiamo giocato una partita da veri eroi, una partita che segnerà un’altra generazione, come quella del ’70 e quella dell’82, dimostrando tenacia, forza, resistenza e cattiveria. Le loro doti….E poi i Francesi. Platini non conosceva Grosso? Ora lo conosce. Diceva che li avremmo ribattuti nel 2040? Se vuole vedere quella coppa che lui non ha mai vinto venga a Roma…L’Italia era emotivamente fragile e perdeva ai rigori? Voilà…Li chiamavano cafoni e tamarri? Ecco che per incanto centinaia di migliaia di stimati professionisti urlano, festeggiano e si sbracciano come se non più di loro…

Naturalmente la Tigna da sola non basta. Servono grandi giocatori, tecnica, doti atletiche e un’intelligenza tattica non comune. Tutte qualità di cui disponevamo. La nostra storia parla di quattro mondiali ed un europeo vinti: è la storia di una grandissima scuola calcistica. Ma senza la voglia di dimostrare che siamo meglio di come ci dipingono, che non si devono dimenticare che noi siamo l’Italia, forse non ci sarebbe mai stata quella meravigliosa "processione pagana" che ha accompagnato l’autobus scoperto dei nostri calcatori sul palco del Circo Massimo. Gattuso l’ha detto. "Senza lo scandalo non avremmo vinto". Gli ha fatto eco Buffon. "Non poteva andare sempre male a noi e bene alla Francia". Totti voleva dimostrare di essere capace di soffrire rimettendosi in piedi dopo un infortunio del genere, Pirlo voleva dimostrare di essere decisivo, Cannavaro di non essere il difensore di Moggi, De Rossi e Materazzi di essere grandi calciatori e non picchiatori. Anche per questo abbiamo vinto. Così, per tigna.

P.S.: Monsieur Zidane ha vissuto un addio lievemente traumatico, lasciamolo riposare…In ogni caso, caro Zizou, era proprio necessaria quella sceneggiata da avanspettacolo negli studi di Canal Plus, vestito da reduce della France Libre di De Gaulle? Si ricordi, e se lo ricordino bene tutti i Francesi, cosa diceva Gustave Flaubert…"Il ne faut pas toucher aux idoles, la dorure en reste aux mains"…"Non bisogna toccare gli idoli, la vernice dorata resta sulle mani…"

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Il Pullman degli Azzurri arriva al Circo Massimo

ANDIAMO A BERLINO, BEPPE….

14/07/2006

E’ tornato. Ci mancava.
Ogni tanto forse pizzicare gli idoli fa bene. Agli idoli, naturalmente.
Gli amici, quelli veri, ti ascoltano. E Beppe ci ha ascoltato. Per capire, leggetevi il suo post "Materazzi santo subito" sul suo blog. Scorrendolo, vedrete che il Mondiale – oltre a tutti gli altri benefici effetti – ci ha restituito il Beppe Grillo che conoscevamo. Quello che "festeggiava con il suo commercialista attaccato alle tende del salotto" (come diceva in un suo vecchio sketch criticando il registro catacombale della telecronaca del compianto Martellini).
Beppe, se conosciamo te e noi stessi, presto torneremo ad essere in disaccordo su molte cose. Ma sapere che la tua foia contro il pallone miliardario, la nazionale degli sponsor ed il calcio degli scandali è svanita anche per cinque minuti come un brutto sogno al mattino e che anche tu -come tutti gli italiani in mutande per le strade, noi compresi – ti sei inebriato della gioia che ci ha regalato questa squadra dal "poderoso paio di palle" non può che farci un immenso piacere. E allora…

"Chiudiamo le valige, Beppe…ce ne andiamo a Berlino, Beppe…andiamoci a prendere la Coppa…"
                                                                             Fabio Caressa & Beppe Bergomi, Sky – 4 luglio 2006

The Organ – Memorize the city

14/07/2006

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Non so chi siano. Non so come sia il loro album. Compratevelo e fatemi sapere. So solo che ogni tanto capita di sentire una canzone e di attaccarcisi come una medusa. Mi è capitato con questi meravigliosi tre minuti scarsi in cui, come nel 99% della musica in circolazione, ci si immerge in un sogno bellissimo che sa però di qualcosa di tragicamente già sentito. Le Organ vengono dal Canada, paese con una delle scene underground (si dice ancora così?) più floride e vive in circolazione. Sono cinque ragazze non particolarmente belle e forse per questo con un alone di veridicità inattaccabile. La critica ha parlato di un gruppo molto influenzato dai mammasantissima Smiths. Ripeto non conosco l’album ma la canzone ci rituffa per lo più in quel plumbeo e spaccacuore periodo che è stata la New-Wave inglese post-Joy Division. Parlo ovviamente dei primi anni 80, l’Inghilterra della Thatcher, il freddo, l’eroina e la colonna sonora ineguagliabile di Seventeen Seconds dei Cure (una canzone su tutte, Play For Today). Insomma il pezzo? Una superba e tragica cavalcata nel nulla di una relazione agli sgoccioli in cui ci si lega al camminare per la strada di una città straniera cercando di memorizzarla e di farla propria.
Non so se sia questo il senso ma per me lo è. E quindi non rompete.

Per finire, che non guasta, il video della canzone è stupendo. Dategli un occhiata su www.youtube.com. Ne vale la pena.

Un balordo ai Mondiali – parte I

13/07/2006

E anche questi Mondiali (Campioni del Mondo!) ce li siamo sciacquati dalla palle! È stata un’edizione di discreto valore tecnico e straordinario valore organizzativo (rifatevi gli occhi con che cazzo di stadi i Tedeschi giocheranno l’anno prossimo la Bundesliga  e pensate all’Olimpico…).
Di seguito qualche commento in libertà sulle principali protagoniste, nazionale per nazionale, con rare note di sincera ammirazione in un mare magnum di stucchevole critica (leit-motiv del mondiale 2006 “…non è colpa mia se uno fa di tutto per ripetere gli stessi errori…”):
1. Francia: ha dimostrato, una volta per tutte, di rappresentare il movimento calcistico più forte in circolazione. Ad eccezione del ruolo del portiere (dove quella pippa di Barthez fa un figurone se paragonato ai terrificanti predecessori…) in ogni altra parte del campo i Bleus hanno impressionato soprattutto se prendiamo in considerazione l’elemento età. Ad un gruppo di meravigliosi senatori (non solo l’immenso Zidane ma anche lo stupendo Thuram della finalissima) Domenech (un applauso convinto per come ha incartato gli azzurri – Campioni del Mondo!) ha potuto accostare sia un ottimo gruppo di consolidate certezze come Henry (migliore attaccante del mondo, PUNTO), Gallas e Sagnol (mia personale sorpresa) ma soprattutto uno spettacolare nugolo di ragazzini che hanno impressionato, non solo per la classe e per la straripante condizione atletica, ma anche per una enorme personalità (cito a memoria Ribery, Malouda e l’incredibile Diarra della finale). È stata questa secondo me la loro forza. L’Italia (Campioni del Mondo!) ha retto l’urto con signorile maestà ma il confronto fra le due rose mi è parso ingeneroso.
2. Germania: ha sfruttato fino in fondo l’abbrivio emozionale di giocare in casa ma la cruda realtà è che è una nazionale penosa con, troppi vecchi imbolsiti (Ballack) o pippe dichiarate da tempo (Lehmann… ma si può!) e troppi (troppi…) giovani mediocri (Schweinsteiger…). Un applauso comunque alla pantegana Klinsmann che si è dimostrato un bravo tecnico di uomini e sulle cui spalle va almeno il 95% dei meriti dell’insperato risultato dei teutonici.
3. Argentina: hanno superato ogni limite. Mea culpa per il precedente giudizio sul centrocampo (Maxi Rodriguez e Mascherano sono due ottimi elementi…) ma per il resto abbiamo ammirato la solita problematica, incompiuta, nevrotica, melodrammatica Argentina: squadra fortissima, giovani dall’impatto ineguagliabile (Messi ha giocato poco ma per quel poco che ho visto mi è sembrato uno pauroso!), discreti veterani (molti dei quali sopravvalutatissimi… un nome su tutti Crespo) ma, su tutto come sempre, una incapacità oramai sindromica nel gestire i momenti topici del Mondiale (insomma farsi buttare fuori da una Germania ridicola  a dieci minuti dalla fine per lo più in vantaggio…).
4. Brasile: è stato semplicemente commovente. Spero che abbiamo intuito (almeno stavolta…) dove risiedano i loro maggiori problemi (primo non si va ad un Mondiale con un Amministratore di Condominio in panchina e poi, nell’ordine, la solita insopportabile strafottenza e la ridicola ignoranza tattica). Non ho speranze comunque. Dopo Francia-Brasile (che partita! chiunque capisca di calcio non può aver avuto un orgasmo sul gol di Henry, libero di tirare da solo su calcio piazzato…) l’impressione che ho avuto a caldo è che nella squadra carioca vivacchino troppi giocatori capaci di fare tutto con il pallone tra i piedi ma, allo stesso tempo, assolutamente ignoranti su come si gioca al calcio (contro la Francia al posto di Ronaldinho tanto valeva schierare una foca da circo…).
5. Inghilterra: mi è dispiaciuto perchè non erano malaccio ma hanno pagato a caro prezzo, da una parte, la sfortuna di troppi infortuni ma, dall’altra, l’oramai insopportabile incapacità nell’insegnare ai propri giocatori le minime norme di convivenza civile (vd. Rooney).
6. Portogallo: vale lo stesso discorso dell’Argentina: BASTA! Se non risolvete i vostri atavici problemi, se non tirate fuori un attaccante perlomeno al livello di Rebonato (chi se lo ricorda?) non vi presentate più! Ci siamo rotti di perdere 5 minuti della nostra vita ogni 4 anni a chiederci dopo avervi visto perdere una semifinale come deve ci si deve sentire a perdere sempre per un nonnulla, per un rigore, nonostante “…i Lusitani abbiano fatto vedere un ottimo gioco, grande possesso di palla, abbiano presentato almeno due-tre giovani interessanti…”. BASTA, vi prego!
7. Spagna: per ultimi. Fatemi sfogare contro una nazionale ed un popolo che merita tutti i sberleffi possibili. In Spagna ancora si domandano come sia stato possibile che, per l’ennesima volta, non siano riusciti a vincere il mondiale con lo squadrone che avevano… mio dio perdonali! È inutile. Fargli notare che battere l’Ucraina (oh, l’Ucraina…) al debutto 4-0 non significa avere accesso alla finale di diritto. Mandare in campo 11 sopravvalutatissimi “campioni” (qualcuno vuole paragonare Casillas e Puyol con Buffon e Cannavaro? Campioni del Mondo!), schierarli con un risibile 4-3-3 con difesa a zona a centrocampo può forse funzionare con i Tunisini ma riproporlo contro Zidane ed Henry non è nemmeno strafottenza è semplicemente idiozia! Buon tutto, vi aspettiamo al prossimo ed ennesimo mondiale con partenza a razzo, titoloni del Marca e delusione per l’incomprensibile finale…

Ah è vero, dovrei parlare degli azzurri (Campioni del Mondo!) ma sono morto, non ho più voce e quindi nemmeno tante parole… le ultime però le spendo per Marcello Lippi (un mito, VERO, Campioni del Mondo!) che, insieme a Domenech, ha dimostrato come i Mondiali si vincano puntando su campioni “veri” (Cannavaro, Thuram, Zidane, Buffon, Pirlo…) ma soprattutto su giocatori vogliosi di fare e con due palle così (Grosso, Ribery, Gattuso, Diarra…). Su tutto poi il coraggio di lasciare, se necessario, a casa “campioni” la cui  inaffidabilità è certificata (Cassano, Panucci, Pires…).05

Se qualcuno lo spiega agli brasiliani… 

Ah! dimenticavo, Campioni del Mondo!