Ricette Tachteriane. Controindicazioni.

E’ molto tempo che in Italia si sta diffondendo il “vizietto” di proclamarsi tutti liberali, liberisti se non ultraliberisti: il liberismo è una parola bellissima, e, a livello teorico, è l’apoteosi della meritocrazia (personalmente non mi piace, perchè da perdente mi chiedo quale sia il destino degli "incapaci" in un regime altamente meritocratico…ma il mondo è bello perché è vario…). Una delle mosse principali del liberismo "alla Tatcher" è il taglio di ciò che non è produttivo: sempre molto bello, in teoria. Ma, purtroppo, non viviamo in un mondo teorico, ma in un mondo pratico. Quindi mi permetto di dissentire: perché se è vero che il corollario (giusto) del taglio dei rami secchi è il licenziamento, lo stesso licenziamento porta con sé notevoli dubbi circa la sua effettiva equa e giusta messa in pratica.

In un paese perfetto il licenziamento dei "parassiti" dalle strutture sarebbe LO strumento ideale per andare avanti, e personalmente ne sarei il più fiero sostenitore, ma in Italia (ma anche altrove…) non è così.

Mi spiego: purtroppo spesso si ha una concezione un po’ “particolare” del concetto di parassita. Parassita non è colui che impiega due ore per la pausa caffé, ma è la donna madre di uno, due, tre figli che prende tutte le ore e i diritti spettanti per la maternità, per accudire i figli. Parassita non è colui che sta fino alle nove di sera in ufficio a fare cosa non si sa, ma l’uomo che entra in orario e esce in orario, perché magari deve tornare a casa dalla madre che soffre di Alzheimer; non è colui che prende tre giorni di ferie l’anno, perché è un poveretto che vive solo e solo col suo lavoro, ma colui che prende ogni anno tutte le ferie per starsene con la moglie e i figli. 

Insomma dalla nostra minima esperienza di lavoro dipendente abbiamo acquisito la certezza che qualora in Italia passasse il concetto del licenziamento libero per salvaguardare la resa aziendale, non andrebbero a perdere il lavoro coloro che per sbrigare una pratica impiegano sei mesi, ma quelli che, lavorando sodo, pretendono che la loro professionalità venga rispettata anche e soprattutto nel riconoscimento dei diritti acquisiti.

Personalmente posso portare un esempio: anziché fare il militare ho optato per il servizio civile, e sono stato mandato alla rivista di CL “30 Giorni”; ad un certo punto ho avuto la necessità di prendere una settimana di licenza a Settembre, la discussione con la responsabile fu accesa, perché loro erano abituati a dare le licenze a fine periodo di coscrizione, ma a me non serviva a Marzo, ma a Settembre. Insomma pretendevo di usufruire di una cosa mia! Alla fine ottenni la mia settimana di licenza. Quando tornai fu un tormento, sempre la stessa battutina: “Mentre i tuoi colleghi lavoravano, tu stavi in vacanza”. Ovviamente le rispondevo: “Guarda che mentre loro a Marzo andranno in licenza, io starò qui a lavorare…mica ho preso cose loro!”

Insomma, per chiudere: quando a Marzo stava finendo il servizio civile, io continuai ad andare a “lavorare”, ma non avevo più niente da fare, perché nel frattempo erano arrivati altri obiettori di coscienza. La mia capa mi guardò e disse: “Vedi perché non volevo mandarti a Settembre, perché adesso stai qui a bighellonare…” La mia risposta fu: “Peggio per te, potevi organizzare meglio il lavoro…”

Il risultato fu che fui l’unico al quale non offrirono la possibilità di continuare a lavorare. Fortunatamente non ne avevo bisogno, ma questo è stato un chiaro “licenziamento” perché avevo fatto valere i miei diritti: quello di prendere la licenza quando ne avevo bisogno!

Quindi cerchiamo di non farci trascinare dagli slogan e dai concetti teorici: pensiamo sempre che dietro ad ogni lavoratore ci può essere una famiglia che deve vivere (e, comunque, un uomo che a età più o meno avanzate può avere oggettive difficoltà a rimettersi in gioco, e non è detto che ci riesca) ma, soprattutto, cerchiamo di ricordarci che dietro ogni capo che decide chi “tagliare” ci può essere un “ducetto” autoreferenziale, pieno di sé che vede solo i lacchè senza personalità al quale può essere pericolosissimo mettere in mano lo strumento del licenziamento per migliorare la resa aziendale.

Per questi motivi, perché personalmente tendo a non fidarmi di chi ha fatto carriera, sono e rimarrò contrario allo strumento del licenziamento dei parassiti, pur ritenendolo, a livello teorico, l’unico vero strumento per dare una svolta….

Perché, purtroppo, in Italia manca una vera cultura della legalità: allora è normale per un dipendente starsene tre ore sul solitario di windows, soprattutto se vede che il capo è l’ultimo ad entrare (alle 11.00), se vede che il vicino ha fatto carriera perché ha passato il pomeriggio a lavare la macchina del capo (è successo e succede, sia che uno abbia lavato la macchina del capo a lavoro, sia che sia stato ricompensato con una bella promozione), oppure perché la vicina è andata avanti facendosi palpeggiare.

Quindi cerchiamo di non farci abbacinare da belle parole che possono nascondere orrendi mostri.

 (miss Thachter today)

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