Archive for giugno 2006

Un Mago negli States

29/06/2006

andrea-bargnani-hdUna piccola parentesi nel regno incontrastato dei mondiali di calcio. Ma una parentesi molto importante. Andrea Bargnani, pivot romano di 2,13 m e di neanche 21 anni, fresco vincitore dello scudetto di basket con la Benetton Treviso, chiamato dai tifosi "il Mago", è stato indicato come "prima scelta" assoluta nel "draft" della NBA e giocherà l’anno prossimo con i Toronto Raptors. Per chi non mastica di pallacanestro: ogni anno le squadre NBA sono chiamate a scegliere i più giovani e promettenti giocatori provenienti dai college americani e dalle squadre di tutto il mondo. Le prime a scegliere sono le squadre peggio piazzate nel campionato precedente, che hanno così la possibilità di rinforzare l’organico per la stagione ventura. Si tratta di un meccanismo che, insieme al tetto salariale (salary cap) per i giocatori, è stato escogitato per rendere ogni anno il più equilibrato possibile un campionato dove altrimenti vincerebbero sempre le squadre più ricche (ci ricorda qualcosa?) e, al contempo, per dare la possibilità ai giovani di dimostrare sin da subito il loro valore giocando in squadre che hanno bisogno più di altre di freschezza e talento.

Questo, per inciso, è il meccanismo che ha consentito ai Chicago Bulls (fino ad allora piuttosto mediocri) di avere Michael Jordan, ai New York Knicks di avere Pat Ewing (prima scelta come Bargnani), ai Los Angeles Lakers (in crisi prima degli anni ’80) di avere Earvin "Magic" Johnson e di dare una chance a queste squadre per aprire un ciclo vincente. Alcune l’hanno sfruttato, altre no. Ma probabilmente senza il "draft" orchestrato in questo modo, la NBA sarebbe scivolata in una monotona oligarchia difficile da spezzare.

Ma il punto è un altro. Ed è che Bargnani è il primo europeo in assoluto ad essere "prima scelta" nella NBA. Nessun altro, compresi giocatori leggendari nel vecchio continente come Drazen Petrovic, Toni Kukoc, Sasha Danilovic, Arvidas Sabonis, Dirk Nowitzky, Anthony Parker e Sharunas Marciulonis erano arrivati a tanto. Ha contato certamente la presenza nei Toronto Raptors (i primi a scegliere) dell’ex direttore sportivo della Benetton Treviso, ma Andrea era già stato inserito nel "roster" e se non fosse andato a Toronto, sarebbe stato preso da qualcun’altro.

Chi segue il basket sa che Andrea non è il primo italiano a sbarcare in NBA. Prima di lui vi erano approdati il pivot Rusconi ( a Chicago, tantissima panchina, pochi minuti giocati, pochissimi punti) e la guardia Esposito (ex Caserta, guarda caso arrivato proprio a Toronto). Ma ci erano arrivati un po’ in là con gli anni, per fare un’esperienza, e non lasciarono un segno indelebile tra i "pro" americani. Andrea è giovanissimo, è già molto forte atleticamente e tecnicamente, schiaccia come un pivot e tira da tre come una guardia, ha notevoli margini di ulteriore miglioramento ma soprattutto è un ragazzo sveglio e non dovrebbe avere problemi ad ambientarsi negli States.

E’ insomma il primo vero "talento" che esportiamo. La NBA aveva fatto una corte spietata al leggendario Dino Meneghin, all’elegante Walter Magnifico, all’etereo Gregor Fucka e al pirotecnico Carlton Myers. Nessuno di loro aveva raccolto la sfida per motivi diversi. Ora il nostro Harry Potter di oltre due metri, cresciuto con le telecronache di Dan Peterson delle finali NBA su Koper Capodistria (la TV non è sempre una cattiva maestra…) e con la serietà del lavoro sul campo, dovrà dimostrare che anche il basket italiano può dire la sua nel tempio della pallacanestro mondiale.

Andrea sa che la pressione su di lui sarà enorme. La "prima scelta" ha qualcosa da dimostrare più degli altri. Se avrà pazienza, tenacia, coraggio e voglia di lavorare potrà sfondare: l’NBA è un campionato che non fa sconti. La stagione regolare è di 82 partite. Poi ci sono gli eventuali play-off. Si sta in aereo un giorno sì e due no. Gli altri giorni ci si allena e duro (raccontano che al termine degli allenamenti di Pat Riley, coach dei Miami Heats vincitori del titolo e prima dei LA Lakers, molti giocatori vomitassero per la fatica). Al termine, però, i migliori emergono.

Ne riparleremo tra un paio d’anni, allora. Giusto il tempo per sapere se il nostro Harry Potter sarà riuscito a incantare le platee americane e ad aggiungere un pizzico di talento italiano al grande show della NBA. Good luck!

 

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Ricette Tachteriane. Controindicazioni.

27/06/2006

E’ molto tempo che in Italia si sta diffondendo il “vizietto” di proclamarsi tutti liberali, liberisti se non ultraliberisti: il liberismo è una parola bellissima, e, a livello teorico, è l’apoteosi della meritocrazia (personalmente non mi piace, perchè da perdente mi chiedo quale sia il destino degli "incapaci" in un regime altamente meritocratico…ma il mondo è bello perché è vario…). Una delle mosse principali del liberismo "alla Tatcher" è il taglio di ciò che non è produttivo: sempre molto bello, in teoria. Ma, purtroppo, non viviamo in un mondo teorico, ma in un mondo pratico. Quindi mi permetto di dissentire: perché se è vero che il corollario (giusto) del taglio dei rami secchi è il licenziamento, lo stesso licenziamento porta con sé notevoli dubbi circa la sua effettiva equa e giusta messa in pratica.

In un paese perfetto il licenziamento dei "parassiti" dalle strutture sarebbe LO strumento ideale per andare avanti, e personalmente ne sarei il più fiero sostenitore, ma in Italia (ma anche altrove…) non è così.

Mi spiego: purtroppo spesso si ha una concezione un po’ “particolare” del concetto di parassita. Parassita non è colui che impiega due ore per la pausa caffé, ma è la donna madre di uno, due, tre figli che prende tutte le ore e i diritti spettanti per la maternità, per accudire i figli. Parassita non è colui che sta fino alle nove di sera in ufficio a fare cosa non si sa, ma l’uomo che entra in orario e esce in orario, perché magari deve tornare a casa dalla madre che soffre di Alzheimer; non è colui che prende tre giorni di ferie l’anno, perché è un poveretto che vive solo e solo col suo lavoro, ma colui che prende ogni anno tutte le ferie per starsene con la moglie e i figli. 

Insomma dalla nostra minima esperienza di lavoro dipendente abbiamo acquisito la certezza che qualora in Italia passasse il concetto del licenziamento libero per salvaguardare la resa aziendale, non andrebbero a perdere il lavoro coloro che per sbrigare una pratica impiegano sei mesi, ma quelli che, lavorando sodo, pretendono che la loro professionalità venga rispettata anche e soprattutto nel riconoscimento dei diritti acquisiti.

Personalmente posso portare un esempio: anziché fare il militare ho optato per il servizio civile, e sono stato mandato alla rivista di CL “30 Giorni”; ad un certo punto ho avuto la necessità di prendere una settimana di licenza a Settembre, la discussione con la responsabile fu accesa, perché loro erano abituati a dare le licenze a fine periodo di coscrizione, ma a me non serviva a Marzo, ma a Settembre. Insomma pretendevo di usufruire di una cosa mia! Alla fine ottenni la mia settimana di licenza. Quando tornai fu un tormento, sempre la stessa battutina: “Mentre i tuoi colleghi lavoravano, tu stavi in vacanza”. Ovviamente le rispondevo: “Guarda che mentre loro a Marzo andranno in licenza, io starò qui a lavorare…mica ho preso cose loro!”

Insomma, per chiudere: quando a Marzo stava finendo il servizio civile, io continuai ad andare a “lavorare”, ma non avevo più niente da fare, perché nel frattempo erano arrivati altri obiettori di coscienza. La mia capa mi guardò e disse: “Vedi perché non volevo mandarti a Settembre, perché adesso stai qui a bighellonare…” La mia risposta fu: “Peggio per te, potevi organizzare meglio il lavoro…”

Il risultato fu che fui l’unico al quale non offrirono la possibilità di continuare a lavorare. Fortunatamente non ne avevo bisogno, ma questo è stato un chiaro “licenziamento” perché avevo fatto valere i miei diritti: quello di prendere la licenza quando ne avevo bisogno!

Quindi cerchiamo di non farci trascinare dagli slogan e dai concetti teorici: pensiamo sempre che dietro ad ogni lavoratore ci può essere una famiglia che deve vivere (e, comunque, un uomo che a età più o meno avanzate può avere oggettive difficoltà a rimettersi in gioco, e non è detto che ci riesca) ma, soprattutto, cerchiamo di ricordarci che dietro ogni capo che decide chi “tagliare” ci può essere un “ducetto” autoreferenziale, pieno di sé che vede solo i lacchè senza personalità al quale può essere pericolosissimo mettere in mano lo strumento del licenziamento per migliorare la resa aziendale.

Per questi motivi, perché personalmente tendo a non fidarmi di chi ha fatto carriera, sono e rimarrò contrario allo strumento del licenziamento dei parassiti, pur ritenendolo, a livello teorico, l’unico vero strumento per dare una svolta….

Perché, purtroppo, in Italia manca una vera cultura della legalità: allora è normale per un dipendente starsene tre ore sul solitario di windows, soprattutto se vede che il capo è l’ultimo ad entrare (alle 11.00), se vede che il vicino ha fatto carriera perché ha passato il pomeriggio a lavare la macchina del capo (è successo e succede, sia che uno abbia lavato la macchina del capo a lavoro, sia che sia stato ricompensato con una bella promozione), oppure perché la vicina è andata avanti facendosi palpeggiare.

Quindi cerchiamo di non farci abbacinare da belle parole che possono nascondere orrendi mostri.

 (miss Thachter today)

Perché SI

24/06/2006
bambino%20che%20pensaDopo il finale al cardiopalmo delle elezioni legislative e la netta affermazione della sinistra alle amministrative, domenica e lunedì si consumerà l’ultimo atto di questa orgia elettorale. Saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma della Costituzione approvata dai due rami del Parlamento nella precedente legislatura.
I due balordi voteranno SI. Non ci sfuggono le osservazioni sensate che provengono dal fronte del NO, a cominciare dalla necessità di produrre un testo autenticamente condiviso da maggioranza e opposizione. E sappiamo che in vari punti la riforma fa acqua. Il cosiddetto “bicameralismo perfetto”, per esempio, viene sì modificato (una camera approva un disegno di legge e l’altra avrebbe trenta giorni di tempo per approvare eventuali modifiche, se no il testo viene approvato), ma se le due camere approvano testi diversi inizia una complicata e farraginosa procedura in cui i Presidenti delle Camere convocano una commissione di 30 deputati e senatori e la incaricano di preparare “un testo unificato da sottoporre al voto delle due Assemblee” (art. 70 comma 3). Naturalmente non è dato sapere quanto ci vorrebbe per arrivare ad approvare una legge, magari importante, se le due camere non approvano lo stesso testo. E d’altronde non è impossibile immaginare quante volte una procedura del genere verrebbe attivata in un sistema parlamentare frammentato ed eterogeneo come il nostro, dove ogni singolo partito ha un notevole potere di ricatto.
Altro problema: l’articolo 70 comma 4 dice: “qualora il Governo ritenga che proprie modifiche a un disegno di legge, sottoposto all’esame del Senato federale, siano essenziali per l’attuazione del suo programma approvato dalla Camera […], il Presidente della Repubblica può autorizzare il Primo Ministro ad esporne le motivazioni al Senato, che decide entro trenta giorni. Se tali modifiche non sono accolte dal Senato, il disegno di legge è trasmesso alla camera che decide in via definitiva”. E se per caso le modifiche non sono approvate? Quali le conseguenze – soprattutto politiche – per il povero premier che è venuto al Senato “a spiegare”? Ogni qual volta il governo propone modifche a un ddl bisogna rischiare la crisi?
Quindi, sullo snellimento delle procedure legislative ci sarebbe da discutere. Desta perplessità anche la “fobia del ribaltone” che ha ispirato lo stralunato meccanismo di “sfiducia costruttiva” cui è soggetto il Primo Ministro: solo la maggioranza uscita dalle elezioni, in numero ovviamente non inferiore alla maggioranza assoluta della Camera, può approvare una mozione che preveda la sostituzione del Primo Ministro in carica con un altro già espressamente indicato (art. 94, 5° comma). E’ al contempo sibillino e troppo rigido: e se il nostro sistema politico cambia in corso d’opera (è già successo ed accadrà ancora)? Se per caso si formano nuovi soggetti o nuovi raggruppamenti che scompaginano i partiti ed un partito che prima stava all’opposizione si ritrova in maggioranza? Che si fa? Bisogna per forza tornare a votare?
E’ ragionevole, certo, trovare un meccanismo che impedisca o almeno limiti le transumanze di deputati da una parte all’altra, ma non per questo si può ingabbiare un sistema politico. E poi, ormai, le transumanze avvengono prima, non dopo il voto.
E infine, tralasciando altri passaggi che a noi sembrano controversi ma su cui sorvoliamo per non annoiare ancora di più, la cosiddetta devolution.
Due, a nostro avviso, gli errori fondamentali. Il primo è la divisione delle competenze (art. 117): il principio è sacrosanto, risponde a quell’idea di “sussidiarietà” di cui molti parlano e pochi sanno, ma l’applicazione lascia a desiderare. Non è chiaro su scuola e sanità chi fa cosa esattamente. E’ vero che le regioni si occupano già di queste materie e quindi non si rivoluziona nulla, ma proprio l’elevato numero di conflitti tra Stato e regioni su tali temi davanti alla Corte Costituzionale indurrebbe a maggiore attenzione. Anche e soprattutto per il controllo della spesa.
Il secondo nodo irrisolto è quello del federalismo fiscale. Qualunque riforma federale dello Stato non funzionerà mai veramente senza l’attribuzione alle regioni di risorse proprie, che loro stesse possono reperire, gestire ed impiegare. Insomma senza che possano coprire le spese che derivano dalle competenze (cartesianamente chiare e distinte) attribuite loro con tributi ed altri mezzi autonomamente stabiliti. Di questo, nella riforma non c’è traccia. Dicono che la previsione è di un’approvazione del federalismo fiscale entro tre anni, ma non credo sia necessario ricordare che fine fanno le previsioni in Italia, da quelle meteorologiche in su.
Questa riforma è effettivamente, nel merito, molto lacunosa. Frutto di una faticosa mediazione di opposti estremismi, da quello “padano” che pretende un senato federale e una devolution purchessia a quello “nazionalista” che vuole un Primo Ministro molto forte, senza troppe attenzioni allo studio rigoroso del funzionamento dei meccanismi costituzionali e delle loro possibili conseguenze.
Allora perché votare SI? Perché in Italia il “però” è sempre dietro l’angolo. Innanzitutto, nel merito, non tutta la riforma è da cestinare: il fatto che, come dicevamo, si provi almeno a mettere nero su bianco una ripartizione di compiti tra Stato e regioni è positivo, così come è positivo che tornino tra le attribuzioni primarie dello Stato materie come l’energia e le infrstrutture ; inoltre, non è male che si cancelli una volta per tutte questo “balletto” delle consultazioni con i Presidenti emeriti, i Presidenti di Camera e Senato, i leader dei partiti, etc. ogni qual volta si debba formare un governo. L’art. 92 della nuova Costituzione dice che il Presidente nomina il Primo Ministro sulla base del risultato delle elezioni, Punto e basta. Infine, checché ne dicano molti autorevoli rappresentanti del popolo, non saremmo affatto l’unico Paese occidentale ad affidare al Primo Ministro la responsabilità dello scioglimento delle Camere. Anzi.
Ma soprattutto, votiamo SI per un motivo squisitamente politico. La Costituzione vigente è figlia del nobilissimo compromesso che le principali forze politiche raggiunsero all’indomani della guerra, ma è evidentemente permeata dalla paura del ritorno del fascismo. Oggi il fascismo non c’è più. E francamente, fatta eccezione per alcuni scalmanati, autentici o di mestiere, nemmeno la paura del suo ritorno. Che ci piaccia o no, questa Carta è dunque obsoleta. Si impone una revisione non soltanto della parte II (le istituzioni e la formazione delle leggi), ma anche della I (diritti e doveri dei cittadini). Siamo nel 2006 ed è folle gestire lo Stato secondo regole del 1948.
Il SI a questo referendum ci appare come l’ultimo grimaldello a nostra disposizione per forzare la serratura di questa Costituzione blindata e far così saltare un sistema politico imbalsamato e putrescente. Crediamo di dire una cosa ovvia se ammettiamo che il NO stroncherà sul nascere ogni ulteriore tentativo di riforma: Come potrà mai una maggioranza come quella attuale rimanere coesa e presentare delle proposte serie per cambiare la Carta? Come potranno mai andare d’accordo Rifondazione, PdCI e Verdi che non vogliono modificare affatto questa Carta, Ciampi e Scalfaro, che vorrebbero farla toccare da Mosé per equipararla ad una tavola della legge divina, e quei partiti, come DS e Margherita, che invece la Carta la vogliono modificare?
Non potranno. E allora, visto che questo Paese è ormai inconsolabilmente orfano di “Padri della Patria”, non c’è altra soluzione che dare una spallata. Non al Governo. Sarebbe inutile. Ma piuttosto ad un intera classe politica e soprattutto a tutti quelli che indulgono alla conservazione ed all’immobilismo per miopia od interesse. Approvando questa riforma, noi crediamo,costringeremmo una classe politica a modificarla per forza, anche i difensori dello status quo sarebbe costretti ad uscire allo scoperto e a proporre qualcosa, ad agire insomma, per riportare il dibattito politico di questo Paese su cose serie, approfittando del fatto che la riforma – se passasse – non entrerebbe in vigore prima del 2016.
Sembra una motivazione banale, naif, quasi da bambini. Ma in fondo in un Paese gerontocratico come il nostro, in questa circostanza può essere sensato comportarsi come facevamo da bambini, quando ci chiedevano “Perché lo fai?” e noi, che già guardavamo avanti, rispondevamo “Perché SI”.

Avanti Savoia!?!

24/06/2006

INDIETRO_SAVOIAPopolo Italiano è giunta finalmente l’ora di re-innalzare la bandiera “riempita” dallo Scudo Sabaudo!
Ah, era dei tempi dello Statuto Albertino che il Re d’Italia, il nostro Re, non si congiungeva così strettamente al suo popolo… basta con le cazzate da Gente-Gioia-Donnamoderna! Altro che Fondazioni, Beneficenza ed altre amenità, il Re è tra noi, ci ha capito, vede dove altri fanno fatica a vedere… l’Italia un paese che lavora? Un paese che “ha voglia di ripartire”? “unpaesechesiindigna”? ma che cosa stiamo dicendo! Guardatelo! il Re è stato lì dove la maggior parte di noi meriterebbe di stare… ma lui se ne è fregato, ha preso in mano la situazione e si è sacrificato per noi.
Un novello Gesù Cristo che muore per i nostri peccati… che meraviglia!
“Ma come?” “Il nostro paese è questo?” “Ci siamo ridotti così?”…
Ma perché ne avevate dubbi? Se anche una sola ragazza in questo paese ha come sogno quello di “diventare velina” e quindi, in pratica, di finire a sollazzare Pupo (cazzo, dico Pupo…) che paese possiamo essere? Ma basta con la beneficienza! Basta con le domenica a messa! Basta con tutto! BASTA! Guardiamoci in faccia per una volta! Ma tutti, eh! Non è che utilizziamo un’altra volta come parafulmine quei poveri mentecatti in giacca e cravatta (ndr, la nostra classe politica), è ora di  prendere in mano la situazione!
Per una volta siamo seri con noi stessi!
Sciogliamoci, scio-glia-mo-ci!

Grazie Vittorio Emanuele, grazie!

di cuore…
i tuoi sudditi

Svizzera-Togo 2-0

20/06/2006

sonnoOgni quattro anni ci caschiamo e ogni quattro anni malediciamo il fatto di esserci cascati…anche perché restiamo sempre lì, davanti alla tv a vedere questi maledetti mondiali!

Non so se questo accade per tutti, ma i mondiali infondono una sindrome, la cosiddetta “sindrome dei 10 minuti”, cioè: si riesce a restare svegli davanti alla partita fino al 10’ del primo tempo…dopo di che arriva lui, inesorabile come un diesel e inevitabile come la morte: “ipnos”, il sonno. Niente, non c’è niente da fare: questi mondiali si stanno rivelando molto più terapeutici di 100 case di “Stilnox”. Per chi soffre di insonnia ogni quattro anni c’è la soluzione: basta aspettare le partite delle 15.00 del primo turno. E’ solamente una settimana, ma è una settimana che ripaga di notti passate a fissare il soffitto, a vedere ogni 10 minuti l’orologio, a esultare nel rendersi conto che dall’ultima occhiata alla sveglia non è passato solo un minuto, come sembra, ma sono passate tre ore…

Il caldo, le cicale, il pranzo sullo stomaco, il divano sotto la finestra da cui scaturisce un refolo di aria fresca, l’accucciamento su un fianco…e le parole del cronista perdono sempre più di senso, ammesso che ne abbia uno cibarsi Togo-Svizzera alle tre del pomeriggio del 19 giugno, si fanno immagini confuse; un sussulto: lo svizzero Frey insacca in apertura. Qualche secondo di lucidità, nella speranza che la partita acquisti un minimo di suspense…ma è solo un attimo. Le parole del cronista riprendono a perdere logica, si fanno rumori indistinti, ricordano la dolce ninna nanna di mamma, ricordano la rassicurante presenza televisiva dei vicini anche la sera tardi, quella presenza che fa sembrare sempre un po’ meno tardi, quindi fa diventare più facile prendere sonno…eccola là: gli occhi si chiudono “ma sì, in fondo la partita la posso anche solo sentire, preferisco riposare gli occhi tenendoli chiusi…”, poi i pensieri volano per i fatti propri: è un attimo e la partita sparisce per sempre…”Andasse a farsi friggere questo cronista del cavolo, abbasso un pochino, tanto se c’è un’occasione strillano talmente tanto che si sente ugualmente”…e la mano scivola sul telecomando, abbassa al minimo il volume della Tv…e buona notte!

Quei trentacinque minuti volano tra improbabili sogni e urletti fastidiosi del cronista e della voce tecnica…finché qualcosa cambia e ci sveglia: questo qualcosa è la pubblicità dell’intervallo! E’ finito il primo tempo: uno a zero, come al 10’ minuto, come quando mi sono addormentato…”Basta, non posso e non devo passare il mio pomeriggio a dormire. Facciamo qualcosa!” Preparo i miei canarini per fare un bel bagno, intanto prendo il cane e lo porto a spasso, un bel giro, una cacatina, un’annusata, una corsetta e si torna a casa: ci sono i canarini da risistemare e poi devo fare alcune commissioni.

“Vediamo come va la partita”. Ancora 1-0…sembra una condanna a morte per la partita! “In fin dei conti manca poco, vediamo come va a finire…” Questa volta resto seduto, scomodissimo, su una sedia, mancano meno di cinque minuti quando la Svizzera raddoppia…ancora qualche occasione occasionale e arriva il triplice fischio: la Svizzera è quasi qualificata per gli ottavi, il Togo è eliminato e alla Francia e alla Corea del Sud cominciano a tremare le gambe…

Ma la mia riflessione è un’altra: ho dormito, ho fatto fare il bagno ai canarini, ho portato fuori il cane e sono riuscito a vedere tutti i goal della partita in diretta!

Mi sa che queste partite delle tre sono veramente uno schifo!

Svezia-Paraguay 1-0

19/06/2006

Poche parole ve lo giuro, questa partita (!) non ne merita di più. Lo scontro epico tra Stroessner e Olaf Palme (cosa di più diverso al mondo?) ha determinato una delle esperienze più terribili che abbia mai vissuto…
Non mi dilungherò troppo a parlare della partita e della Svezia. I nostri amiconi-sson senza capo né coda, che si crucciano perché non segnano… ora è vero che gli Svedesi non hanno mai brillato in astuzia, ma che cosa ti aspetti da una nazionale con prima punta Ibrahimovic?!? Non vorrei ripetermi, sono juventino e per questo curioso essere ho pagato una cifra mostruosa al Fantacalcio ed in cambio ho ricevuto 6 goals ed una marea di pippate davanti alla porta, quindi fate voi…
No, no la mia domanda è un’altra. Qualcuno di voi mi sa dire che cosa viene a fare il Paraguay ai Mondiali? Sono tre edizioni che i nostri si presentano nella massima competizione e che si aspetta uno? Entusiasmo? voglia di farsi vedere? voglia di dare una speranza ad uno dei paesi più poveri e sfigati del nostro pianeta? Macchè sono tra noi per uscire dopo aver mostrato uno dei più vergognosi e stolidi “catenacci” che si sia mai visto, una cosa vergognosa! Ma i tifosi che dicono? Cioè i loro idoli in tre edizioni, non hanno fatto un tiro in porta, se sono stati sempre lì barricati in 10 davanti alla porta. Non una emozione, uno scatto d’orgoglio che ne so…
A questi Mondiali però hanno una grossa scusante… hanno infatti perso Chilavert, il mitico portiere, grande capitano, ma soprattutto il loro più forte attaccante di sempre. Potrebbe bastare ma, come sempre, non tutti i mali vengono da soli. Infatti i nostri sono rimasti in avanti solo con quella “pippa” pompata di Santa Cruz che merita le ultime mie riflessioni… rappresenta infatti il più chiaro esempio moderno di giocatore alla “Fonseca”. Cos’è? Semplice è un “coso” la cui carriera segue una classica parabola: a 18 anni, una grandissima promessa; a 21 anni, una grande promessa ma deve esplodere; a 24 anni, ancora acerbo, qualche infortunio, ma tu “lascialo esplodere..”; a 25 anni, hai semplicemente rotto i coglioni!  

Per finire qualcuno spieghi ai Paraguaiani che il Mondiale non si gioca con un Girone all’Italiana, cioè se le pareggiano tutte non si salvano…

Il Grillo senile

17/06/2006
La vita degli uomini traccia una parabola. Prima l’ascesa, poi l’apice, infine il declino. A questa legge non scritta non sfuggono gli uomini pubblici, anzi. politici, sportivi, attori, proprio perché da sempre sotto i riflettori disegnano questo arco con maggiore chiarezza, sotto gli occhi di tutti.
Spiace dover iscrivere nel “club del declino” anche un uomo come Beppe Grillo. E’ triste, ma è così. Noi vorremmo ricordare solo la “parabola ascendente”, i successi di “Te la do io l’America” e “Te lo do io il Brasile”, il sarcasmo dello spot dello Yomo, le graffianti battute a Sanremo, l’attacco al malcostume del pentapartito, la cacciata dalla RAI, il ritorno a Sanremo, e l’”apice”, ovvero la seconda cacciata dal Tempio televisivo nazionale, il ritorno con lo spettacolo in due puntate al Delle Vittorie, lo svelamento dei trucchi dell’economia negli show teatrali in giro per l’Italia e, infine, il blog, cliccato così tante volte da arrivare nella top ten dei blog più visitati al mondo.
Invece, ci tocca assistere anche alla sua “parabola discendente”. Forse la notorietà conquistata a colpi di j’accuse che centravano regolarmente il bersaglio (il PSI, il 144 della Telecom, fino alla scarsa diffusione di Skype) lo ha condotto in un lontano Empireo da cui la realtà si vede sempre più piccola e distante. Forse l’inesorabile incedere del tempo, la voglia di godersi la moglie persiana, i figli (chi non conosce Ciro?), le Ferrari e la piscina hanno reso incerta la traiettoria della sua vis polemica.
Provoca una insopprimibile malinconia vederlo arringare le folle di NO-TAV, incitare i blogger nazionali a tifare per il Ghana ai mondiali per punire la “nazionale figlia illegittima degli sponsor e degli scandali”, e soprattutto recarsi da Prodi in una mise da “recupero crediti” (con tanto di occhiali scuri) e minacciarlo sulla base dell’assunto di una fantomatica quanto balzana democrazia diretta che “lui è solo un dipendente e se non fa quello che diciamo noi, lo cacciamo!”
Tifare Ghana? La nazionale degli sponsor? Gli scandali? Ma perché, le altre nazionali si autogestiscono? Avete mai visto Zidane, Beckham, Kahn o Raul fare le collette per comprare gli scarpini? E Grillo non sa che in Francia l’Olympique Marsiglia di Bernard Tapie è stato retrocesso d’ufficio perché “combinava” le partite? Non ha letto che la mafia croata truccava il campionato tedesco e la mafia cinese alterava quello olandese? Non ricorda le vittime degli hooligans inglesi? Ci sembra che nonostante tutto questo Germania, Francia, Olanda e Inghilterra abbiano sempre partecipato a rassegne continentali e mondiali. Semplicemente perché lì è il campo che parla.
Sui NO-TAV ognuno la pensa ovviamente come vuole. Ma era proprio il caso di andare a fare comizi in Val di Susa? E’ veramente tanto difficile in questo Paese rispettare i propri ruoli, discutere in modo civile ed evitare di scivolare ogni volta nel populismo più rancido di qualunque cosa si discuta e da qualunque ottica se ne discuta?
E poi era davvero indispensabile la pantomima di Palazzo Chigi? Era davvero così insopprimibile l’impulso di turbare il sonnecchiare bonario di questo povero Presidente del Consiglio che ha già tanti grattacapi da neanche un mese? Quanta tristezza vedere un signore che, tutto sommato, ha fatto il professore universitario, il Presidente dell’IRI, il Ministro dell’Industria, il Presidente del Consiglio ed il Presidente della Commissione Europea trasformarsi in sorridente ed amichevole sensale di un buontempone che veniva a sproloquiare di democrazia diretta (mah!) e a promettere pedate nel sedere in caso di tradimento della volontà sua e dei suoi blogger.
Ah sì? E cosa succede se davvero Prodi non fa quello che dicono? Votano in massa per Berlusconi? Basta un clic sul blog e il faccione di Romano il maratoneta scompare nel nulla coperto dalla scritta “Game over”? Siamo davvero curiosi.
Va bene, ora basta. E’ tardi. La parabola discendente è già a buon punto. Forza Beppe. E’ ora di prendere la minestrina. Da bravo, metti le pantofole. Ecco. E’ tempo di riposare.

Brasile-Croazia 1-0

15/06/2006

Quattro parole su quello che può essere considerato il match dei sogni del nostro maestro Galeone. Finalmente i temuti "Marziani" si sono disturbati a scendere sulla terra… hanno vinto, si, hanno vinto, qualcuno ha detto mostrando anche "una maturazione tattica notevole"… mah! secondo me, l’unica considerazione  da fare è che questa partita è stata l’ennesima dimostrazione di una scuola calcistica la cui ignoranza è quasi pari alla tecnica mostruosa di molti suoi interpreti. La formazione schierata da Parreira, quel incredibile 4-2-4, è considerabile l’archetipo del maggior difetto insito nel (calcio) brasiliano: la presunzione insopportabile di essere “troppo” superiori per non affrontare chiunque, con qualsiasi schieramento e raderlo al suolo senza problemi; “abbiamo vinto 5 mondiali!” ti rispondono ma bisognerebbe ricordargli come gli ultimi vinti (1994 e 2002) sono stati i mondiali tecnicamente più deprimenti della storia del calcio e che i primi tre li hanno vinti con Pelè e Garrincha (che tipo li vincevano pure appesi per i piedi…); quel che non notano è come ne abbiano persi una vagonata (1938, 1950, 1982, 1986, 1998) pur essendo nettamente i più forti in campo e poi sempre nello stesso modo (bisogna ammetterlo, devono essere di coccio!): O Brasil con il suo gioco paludato lentissimo intervallato da sublimi accelerazioni ed i loro avversari un pochino più intelligenti che li spizzano e li massacrano in contropiede, tutto questo in una costante sottovalutazione e derisione dell’avversario ed in un mare di  tifosi deficienti che ballano la samba (a proposito ci sarà un brasiliano che va a vedere la partita normalmente senza ammorbare il mondo con quei cazzo di tamburelli?!?). A riguardo non si può non citare la mitica partita del Sarrià. Noi con una squadra vera, di uomini di ferro, schierati perfettamente da Bearzot, loro schierati in modo folle (5 registi e nessun incontrista in campo…) che nonostante li avessimo messi sotto tre volte continuavano, tic e toc, a farsi belli, a passarsi la palla di tacco, di naso, “tranquilli che prima o poi li asfaltiamo…”, tutto in un mare di balli, di samba, di colori…  è stata la più grande soddisfazione della mia vita di tifoso! Non dimenticate poi alla fine, l’immancabile ed incredibile bollettino di decine di suicidi (ennesima dimostrazione di un popolo non molto normale…).
L’altra sera quindi, nonostante le previsioni, la partita l’ha fatta una meravigliosa Croazia. Spinti da decine di migliaia di tifosi venuti da tutta la Germania (dove, si ricordi, sono la seconda minoranza) gli slavi (con su tutti un commovente Prso) hanno messo più volte in difficoltà un orrendo Brasile che è vero ha avuto molte più occasioni da goal ma create in un quadro di superiorità tecnica imbarazzante (pregherei di ricordare alcuni giocatori schierati dai croati, tipo Kovac e Tudor per esempio, belli cari, io sono juventino e li conosco quei due!). La spiegazione è molto semplice… altro che maturazione tattica, i nostri amiconi verde e oro schierati con un minimo di raziocinio, con una normale valutazione della forma fisica dei propri giocatori e con una minima (minima…) considerazione (e rispetto…) degli avversari avrebbero vinto  8 a 0. Ed invece no! Ronaldinho ha passato tutta la serata a cercare di smarcarsi la gente facendo le finte più impossibili… come è finita? dopo due tentativi i croati hanno cominciato ad asfaltarlo ed il nostro amico non si è praticamente visto… Ronaldo ed Adriano sono semplicemente impresentabili (ricordarsi prego dello spassoso Parreira che ha detto che Totti non avrebbe spazio nel suo Brasil…), se chiudiamo il discorso che in porta hanno Dida il concetto che il Brasile avrà vita facile per il mondiale mi sembra, al momento, molto discutibile…

lo so, lo so, con loro sono prevenuto ma sarebbe bellissimo rivivere certe emozioni…

“ragazzi non vi preoccupate, lasciateli sfogare, fateli giocare, appena prendete la palla, voi la date a me e faccio tutto io, vedete che li battiamo!”
Pepe Schiaffino, capitano dell’Uruguay campione del mondo del 1950, parla ai suoi compagni affranti dal vantaggio brasiliano… finirà 2 a 1 (il goal di Ghiggia…)

ghiggia

 

 

 

 

 

Francia-Svizzera 0-0

14/06/2006
 
E ora? Per chi tifiamo? Con questi spirito ieri (13 Giugno 206, Sant’Antonio) ci siamo seduti davanti a Sky (io ce l’ho….) e abbiamo cominciato a vedere Francia-Svizzera. E’ notorio che tra noi italiani e i nostri confinanti non corra buon sangue, ma esordio peggiore, dal punto di vista campanilistico, non avrebbe potuto esserci.
Zidane o Berhami? Chi tifare? La mente vola a varie considerazioni: meglio i custodi dei nostri soldi rubati da qualche finanziere o il galletto francese tronfio e nazionalista? Meglio tifare per l’unico stato non invaso dai nazisti ad aver approvato leggi antisemite o lo stato che ha fornito l’unica prova di parte della shoah?
Queste sono considerazioni un po’ vecchie, lo riconosco: allora è meglio tifare per Rezzonico e Gervasoni e per l’immancabile Huber o per chi sei anni fa ci ha aperto una ferita calcistica ancora sanguinolenta? La ferita c’è, è aperta, brucia…andatevene affanculo franzosi del cavolo!!!
E allora godiamoci lo spettacolo di Monsieur Zidane, dei goal di Henry e delle vaccate di Thuram…e, perché no, delle botte di culo di Barthez. Con la speranza che il proverbiale culo dei trans….alpini per una volta svanisca. Macchè!
Quel pelataccio da quattro soldi di Barthez si ritrova sul culo, e dove sennò, la più nitida palla goal della partita, e, a un minuto dalla fine, lo svizzerotto Frey pensa bene, a porta vuota, di prendere il pallone con le mani e levarlo ad un compagno meglio posizionato. Il solito smodato, schifoso, ignobile culo dei francesi!
E Zidane, giunto ormai alla pensione? Ancora una volta N.P…..anche lui è finito!
 
Ciao Franzosi….in fin dei conti sono solo otto anni che non segnate un goal ad un mondiale e, soprattutto, sono solo 20 anni che non segnate un goal ad mondiale fuori dai vostri confini…c’è tempo e avete ancora 2 partite per migliorare. Magari col Togo!!
zidanezidane, questa è la tua postura, ex giocatore!

Svezia-Trinidad e Tobago 0-0

12/06/2006

In questi giorni, come ogni quattro anni da 24 anni, l’informazione italiana si spertica in pericolosi precedenti e paralleli col 1982.

Purtroppo, e anche per fortuna, molte cose sono cambiate da quell’estate e da quei mondiali sui quali tanto inchiostro è stato versato, anche per mai troppo celati sospetti.

Seguendo l’attuale competizione, comunque, una certa nostalgia per Spagna 82 già ci è venuta: che fine hanno fatto le squadre-materasso, quei team che, con il loro folklore e la loro approssimazione, rendevano i caldi pomeriggi, col sottofondo dei grilli e del silenzio delle prime domeniche estive in città, qualcosa di interessante, sia pur passati a vedere partite improbabili? Che senso avrebbe vedere una partita nella quale la differenza tecnica è abissale e il risultato scontato, se non la speranza di vedere qualche gragnola di goal, qualche orrore, qualche sortita folkloristico-comica e qualche rivisitazione del regolamento?

La memoria torna al difensore dello Zaire che a Germania 1974, durante la partita contro il Brasile, partì dalla barriera come un forsennato, dimenticandosi che la punizione non è “ruba bandiera”: chi arriva primo all’obbiettivo vince. La memoria vola a Francia-Kuwait del 1982, sul 3-1 per i transalpini, i galletti fanno il quarto goal, ma lo sceicco non gradisce, entra in campo con i cammelli e costringe l’arbitro ad annullare il goal. La mente, soprattutto, vola alla mitica, generazionale e, in parte irripetibile, Ungheria-El Salvador sempre nel 1982: la partita col maggior numero di goal della storia del mondiale. I magiari si imposero 10-1!!!

Ora come ora la sensazione è che, invece, exploit del genere non si possano più ripetere: niente folklore, niente pioggia di goal; e non perché anche il “terzo mondo” calcistico sia improvvisamente diventato all’altezza ma per un malinteso senso del rispetto.

Rispetto delle disposizioni tattiche: quindi tutti dietro, alla faccia del pubblico pagante che potrebbe NON gradire di assistere ad una costante trincea; rispetto dell’avversario, per cui è disdicevole continuare a infierire contro avversari palesemente pippe, col risultato di costringere chi ha pagato  il biglietto intero a vedere partite che durano, al massimo, 25 minuti…cioè meno del 25%.

E noi che, ogni quattro, anni aspettiamo i sorteggi di dicembre sperando di assistere a Davide contro Golia, col mai ammesso sogno che Golia infierisca su Davide e lo faccia a pezzi, rimaniamo a Giugno delusi e mezzo addormentati ci cibiamo la noia monotona di Portogallo-Angola 1-0, oppure l’anticalcio di Svezia-Trinidad&Tobago 0-0.

Spagna 82